Efficienza e competitività in viticoltura: il ruolo alla meccanizzazione

Marco Vai (New Holland) e Andrea Segrè (Preside di Agraria a Bologna) analizzano lo stato della meccanizzazione nel vigneto (parte 1)

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La vendemmiatrice New Holland presentata al Vinitaly

'La meccanizzazione nella viticoltura? Negli ultimi tempi ha fatto passi da gigante, ma ci vorranno almeno 15-20 anni per considerare incisivo il fenomeno in Italia'. Questa è la previsione sul futuro della meccanizzazione agricola nella gestione del vigneto di Marco Vai, responsabile per il mercato nazionale del settore Vigneto di New Holland, azienda leader del comparto, che copre oltre il 50 per cento delle vendite totali di macchine semoventi e attrezzature nel mondo, dall'Italia alla Francia, dall'Australia al Cile, dal Sudafrica alla California.

Marco Vai tratteggia il quadro di un settore ancora scarsamente meccanizzato ('Nel mondo la Francia resta il mercato più importante, con 250 macchine semoventi vendute, mentre in Italia il mercato nel 2007 ha toccato complessivamente le 60 unità, di cui 32 di produzione New Holland') e individua le cause principali di questo approccio lento all'introduzione delle tecnologie.

'Innanzitutto in Italia è piuttosto diffuso il pregiudizio che la meccanizzazione nella viticoltura non vada a braccetto con la qualità - rileva Vai - mentre al contrario i mezzi meccanici rivestono un ruolo fondamentale sulla rapidità dei processi in campo e sulla conservazione del prodotto'.

Proprio durante l'ultima edizione di Vinitaly (3-7 aprile) New Holland ha presentato una nuova macchina per la raccolta dell'uva che sfrutta un innovativo sistema di 'panieri', che convogliano in maniera automatica l'uva dalle viti e la depositano in speciali contenitori. 'In questo modo - spiega Vai - i grappoli non subiscono più traumi o spostamenti fino allo stoccaggio nelle cantine, preservando struttura e qualità organolettiche'.

Altri fattori che frenano lo sviluppo della meccanizzazione, riguardano aspetti intrinseci alla viticoltura italiana. La morfologia delle superfici viticole, ad esempio, 'in alcuni casi caratterizzata da una forte pendenza dei terreni - specifica Vai - come in Valle d'Aosta, Liguria, Trentino Alto Adige, che rende difficoltoso l'utilizzo di trattori e mezzi meccanici per la viticoltura'. Anche gli stessi impianti per l'allevamento della vite costituirebbero in alcune aree un ostacolo, 'come ad esempio i vigneti a 'tendone' che si trovano spesso lungo la costa adriatica o anche in provincia di Verona. Retaggio, purtroppo, di impianti vecchi, che non consentono il passaggio di macchine tra i filari'.

Altro aspetto: la frammentazione delle aziende. 'Realtà di piccole dimensioni, polverizzate su pochi ettari - valuta il manager di New Holland - scoraggiano i singoli produttori all'acquisto di macchine per la raccolta dell'uva, che hanno comunque costi rilevanti dell'ordine di 200mila euro'.

In certe aree italiane, comunque, a supplire a questi difetti strutturali ha pensato un sistema di contoterzismo avanzato. 'Pensiamo ad esempio al Nord-Est, soprattutto nelle zone di Treviso, dove New Holland ha venduto 13 macchine semoventi sulle 16 totali commercializzate nel 2007 nel Trevigiano e del Friuli Venezia Giulia'. Il sistema delle imprese di meccanizzazione agricola al servizio dei vignaioli è una soluzione preferita, secondo Vai, rispetto ad altre formule, come ad esempio l'acquisto di una macchina semovente in capo alle cooperative, da utilizzare poi dai singoli soci.

Lentamente, comunque, la meccanizzazione si fa strada nel mondo della viticoltura. Una strada obbligata, anche se percorsa ancora da pochi imprenditori, che in questo modo suppliscono ai problemi legati al reperimento di manodopera specializzata, soprattutto in alcuni momenti dell'anno, come quello della vendemmia. Questo è uno dei motivi che ha spinto le macchine semoventi nate per la vendemmia a diventare polifunzionali, ossia in grado di svolgere più lavorazioni nel vigneto.

 

(continua la lettura della seconda parte)

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