Con il vino c'è più credito

Pegno rotativo a base di Barolo e Barbaresco. Il freno di Bruxelles ai nuovi vigneti. Salvi i soldi della Puglia. Baruffa su allevamenti e ambiente. Il dazio non c'è più (per ora). L'agricoltura è donna

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

edicola-di-agronotizie-giugno-2020-fonte-agronotizie.jpg

Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dall’uno al sette marzo

I soldi del vino

Il vino come pegno per ottenere credito. Accade grazie a un accordo fra Intesa Sanpaolo e il Consorzio di tutela Barolo e Barbaresco Alba Langhe e Dogliani.
Il plafond a disposizione è di 50 milioni di euro che andranno a sostenere la valorizzazione dei produttori di questi vini con un finanziamento a cinque anni.

I vini nobili del territorio possono così offrire l’opportunità per ottenere rapidamente linee di credito e come spiega “Il Sole 24 Ore” del primo marzo, si tratta di una forma di pegno rotativo mettendo a garanzia le ultime tre annate di vino Barolo e delle ultime due di Barbaresco.
Per stimare il valore della garanzia si fa riferimento al prezzo delle uve rilevato dalla Camera di Commercio di Cuneo.
Un’opportunità che può coinvolgere molti produttori, visto che il 94% del vino prodotto in Piemonte è Dop o Igp e gode di una forte reputazione.
 

Quel prezzo non è giusto

Non è passato molto tempo dalle proteste che hanno scosso la Sardegna e ora gli allevatori di ovini tornano ad alzare la voce lamentando ancora una volta la discesa del prezzo del latte.
Mentre il mercato del Pecorino Romano Dop segna importanti spunti al rialzo, le quotazioni del latte sono ferme a 85 centesimi al litro.
Lo denuncia “Unione Sarda” del 2 marzo, ricordando che gli accordi siglati nel 2019 fissavano il prezzo a 96 centesimi al litro.

L’articolo prosegue ricordando che a breve verrà emesso un nuovo bando Agea per gli indigenti, con il quale saranno ritirati dal mercato almeno 10mila quintali di formaggio Dop.
Le quotazioni del prodotto a marchio, che oggi oscillano fra 8,15 e 8,235 euro al chilo, sono destinate a salire, aumentando il divario con il prezzo del latte.
Per vedere un aumento di quest’ultimo gli allevatori dovrebbero organizzarsi per accedere a un contratto unico, che preveda la tracciabilità del latte prodotto e trasformato in Sardegna. E magari fare “cartello”, rifiutando di vendere il latte sotto costo.
 

Gli euro della Puglia

I soldi della Puglia sono salvi. Merito della decisione della Commissione europea, che per il secondo anno consecutivo ha concesso una deroga alla Regione per l’impiego dei fondi destinati ai Piani di sviluppo rurale.
Grazie all’intervento del commissario all’agricoltura, Janusz Wojciechowski, come scrive il “Corriere del Mezzogiorno” del 3 marzo, la Puglia evita così di dire addio a 95 milioni.
Fondi che andavano spesi e rendicontati entro il 31 dicembre 2020. E che invece sono rimasti inutilizzati.

Ritardi originati, come si legge nell’articolo a firma di Francesco Strippoli, dal pesante contenzioso giudiziario che ha accompagnato alcuni bandi di spesa.
Ora ci sarà tempo sino alla fine del 2023 per utilizzare i fondi, che complessivamente assommano a 1,6 miliardi di euro. Ma prima di questo termine le autorità comunitarie hanno previsto tappe intermedie, che andranno rispettate.
Gli europarlamentari Raffaele Fitto e Paolo De Castro, dai quali era partito un appello al commissario Wojciechowski affinché concedesse un rinvio, ricordano tuttavia come la Commissione abbia posto vincoli di tempo ben definiti, senza possibilità di ulteriori deroghe.
Ora si rende necessario risolvere le criticità strutturali del “sistema Puglia” per migliorare le capacità di spesa.
 

Vigneti al palo

Sino al 2045 non si potranno piantare nuovi vigneti, semmai solo ampliare quelli esistenti, ma di poco.
Sono le prime anticipazioni delle discussioni che si svolgono a Bruxelles e delle quali ci dà un’anticipazione Mauro Pigozzo dalle pagine del “Corriere del Veneto” del 4 marzo.
Dalla terra del Prosecco non salgono comunque grida di protesta, anzi. Ci sono già ottomila ettari di vigneti a Glera e di più servirebbero solo a far scendere i prezzi, semmai chi può preoccuparsi sono i produttori di vini generici.

In Veneto, ricorda l’articolo, la produzione di vino è già su livelli elevati e supera i 14 milioni di quintali di uva e ben 10 di questi sono destinati alla produzione di vini Doc e Docg.
L’Italia, si ricorda, è l’unico paese tra i grandi produttori ad avere aumentato le superfici vitate, cresciute del 2% tra il 2014 e il 2019, mentre nello stesso periodo la Francia è rimasta stabile.
Critiche alle politiche comunitarie sui diritti di impianto sono quelle sollevate da Roberto Scalacci, direttore per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale della Regione Toscana.
Secondo Scalacci la programmazione dovrebbe limitarsi al perimetro delle denominazioni di origine, mentre per evitare l’espansione dei vini generici si dovrebbe fare riferimento a regole di pianificazione territoriale e ambientale.
 

Affermazioni improvvide

Ridurre il consumo di proteine animali per sostituirle con quelle di origine vegetale. Perché così si ottiene un beneficio doppio per la salute e per l’ambiente, visto che produrre carne significa consumare più acqua e rilasciare in atmosfera più gas climalteranti.
Queste, in sintesi, le conclusioni che il neoministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, avrebbe dichiarato ad un recente dibattito pubblico.
Pronta la replica che Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, ha affidato alle pagine di “Libero” in edicola il 5 marzo per sconfessare, con i numeri, queste convinzioni del ministro, che non corrispondono alla nostra realtà.

L’Italia, ricorda l’articolo, ha fortemente ridotto le emissioni di CO2 negli ultimi anni, contrariamente a quanto avvenuto in altri paesi. Per di più i dati Ispra relativi alla zootecnia rivelano che la percentuale di emissioni di CO2 della zootecnia italiana è del solo 5,6%, una delle più basse al mondo e ben lontana dal 20% citato da Cingolani.
Il suggerimento di cambiare dieta è poi giudicato inopportuno, considerando l’aspettativa media di vita della nostra popolazione, fra le più alte nel mondo, mentre il consumo di carne rossa è inferiore a 100 grammi al giorno, meno della quota raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Quella italiana - conclude Scordamaglia - è una sostenibilità competitiva: è la sostenibilità di chi produce in maniera efficiente con il minore impiego di risorse possibili”.
 

Dazi, la pace è fatta

Sospese per quattro mesi le tariffe doganali per i commerci fra Usa e Unione europea.
A darne la notizia è fra gli altri il “Corriere della Sera” del 6 marzo, che ricorda le origini delle controversie Airbus-Boeing fra le due sponde dell’Atlantico. L’annuncio dell’accordo è giunto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per sottolineare il cambio di passo tra Bruxelles e Washington.

I dazi, ricorda l’articolo, valgono 7,5 miliardi di dollari sulle esportazioni comunitarie e 4 miliardi di dollari sui prodotti americani venduti Europa.
Per le esportazioni agroalimentari italiane il valore di questi dazi, ora sospesi, raggiungono un valore di 500 milioni di euro che gravano in particolare sull’export di formaggi Dop e salumi.
Altro capitolo è quello ambientale e l’articolo si conclude ricordando che la presidente von der Leyen ha ringraziato il presidente statunitense Joe Biden per aver nuovamente aderito all’accordo di Parigi.
 

Spazio alle donne

In Italia le aziende agricole guidate da una donna sono più di 497mila, circa il 30,5% del totale del settore, mentre la mano d’opera femminile in agricoltura rappresenta a livello nazionale quasi il 40% del comparto.
In totale sono 1,3 milioni le donne che lavorano in agricoltura, contro le 340mila che si contano ad esempio in Francia e Germania.
E’ questa la fotografia scattata dal “Corriere della Sera” del 7 marzo sull’universo femminile impegnato sui campi.
Molte di loro hanno un’età inferiore ai 35 anni, con una formazione non sempre legata all’agricoltura, e sovente operano in aziende a carattere multifunzionale.

L’articolo prosegue prendendo in esame in particolare la situazione dell’agricoltura mantovana, dove è presente un consorzio agrituristico che vede associate 400 aziende guidate prevalentemente da donne.
Forte l’impatto della pandemia, affrontato puntando alle consegne a domicilio e alla trasformazione dei prodotti. Ambiti dove lo spirito imprenditoriale femminile ha dato prova di grande vitalità.
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell’agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d’Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all’articolo recensito.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 258.701 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner