Siccità al Sud, a rischio le colture autunno vernine

E' allo stato impossibile pianificare le ortive in provincia di Foggia, mentre l'assoluta mancanza di pioggia provoca un'ulteriore diminuzione della risorsa idrica in Puglia e Basilicata

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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ll bacino di Occhito nel foggiano ieri aveva solo 51 milioni di metri cubi d'acqua invasata
Fonte foto: © Consorzio di bonifica della Capitanata

Il 2020 sarà ricordato dagli agricoltori di Basilicata e Puglia come un anno siccitoso e infausto. E dai riflessi negativi sulle colture non solo estive, ma anche vernine. L'andamento climatico stagionale di queste due regioni, a parte qualche sporadico temporale estivo, che ha portato più danni che benefici, sta mettendo in discussione la possibilità stessa di programmare, in assenza di risorse irrigue, la messa a dimora delle ortive a coltivazione autunnale e raccolta autunno invernale.

Foggia, l'irrigazione chiude il 30 settembre

Giuseppe De Filippo, presidente del Consorzio per la bonifica della Capitanata ha pubblicamente annunciato, sin dallo scorso 2 settembre che a causa della siccità il servizio irriguo sulla provincia di Foggia sarà interrotto il 30 settembre, invece di arrivare, come ogni anno, sino al 30 dicembre. Attualmente, non vi sono conferme ufficiali in tal senso, ma i dati drammatici sui volumi di acqua rimasti negli invasi gestiti direttamente dell'Ente di bonifica foggiano non lasciano molti dubbi su quale possa essere l'esito di questa stagione irrigua.

Ieri, 17 settembre 2020 nell'invaso generato dalla diga di Occhito che sbarra il fiume Fortore, erano presenti 51,5 milioni di metri cubi d'acqua, appena il 46% della risorsa invasata un anno fa e pari a 123,6 milioni di metri cubi, un nulla rispetto alla capacità massima utilizzabile: 250 milioni di metri cubi. L'acqua rimasta oggi, invece, deve fare i conti anche con il concorrente e prioritario utilizzo idropotabile della risorsa, che comporterà con ogni probabilità il distacco dell'acqua dalla rete irrigua alla fine del mese.

Del resto, i rimanenti invasi del Consorzio della Capitanata sono ugualmente a secco, a cominciare dal serbatoio di Marana Capacciotti, alimentato dalle acque del fiume Ofanto, captate dalla diga di Santa Venere e che sono vettoriate nel foggiano mediante l'adduttore Alto Barese: capacità utile 48 milioni di metri cubi d'acqua sì, ma con dentro ieri solo 4,3 milioni, a fronte dei quasi 19 milioni di un anno fa.

Il presidente del Consorzio De Filippo ha chiarito che, stante l'andamento climatico previsto a medio e lungo termine, per il futuro "Occorre rilanciare la progettualità per dotare il territorio di nuove strutture per captare più acqua, che in futuro sarà sempre più scarsa, e che non potrà essere lasciata andare verso il mare senza essere utilizzata". Il presidente dell'ente foggiano non ha citato la mancata costruzione della diga di Piano dei Limiti sul fiume Biferno, ma l'ha ampiamente sottintesa, insieme a tante altre opere, che avrebbero potuto rendere già oggi il Tavoliere delle Puglie meno povero d'acqua.

Bacini Eipli, mancano 80 milioni di metri cubi sul 2019

Un rapido sguardo ai dieci bacini gestiti in Basilicata, Campania e Puglia dall'Ente per l'irrigazione in Puglia Lucania e Irpinia conferma il deficit di oltre 80,4 milioni di metri cubi d'acqua rispetto ad un anno fa: 246,2 milioni di metri cubi d'acqua presenti ieri, contro i ben 326,6 milioni del 17 settembre 2019.

Qui la situazione fortemente deficitaria del maggiore tra questi invasi, quello della diga di Monte Cotugno che sbarra il fiume Sinni - contiene oltre 38,8 milioni di acqua in meno rispetto ad un anno fa - è la plastica rappresentazione del danno provocato anche dal ritardo della manutenzione delle opere.

La diga ha oggi una capacità di massima regolazione pari a 287 milioni di metri cubi, ma solo perché devono ancora essere effettuati degli importanti lavori di manutenzione, recentemente finanziati da Regione Basilicata con fondi dello Stato. Ma andavano eseguiti sicuramente più di cinque anni fa, e questi bacini, in questa zona, hanno tempi di riempimento e gestione in media sui tre anni, in modo da compensare gli effetti di inverni piovosi e siccitosi.

Pertanto quando è piovuto e nevicato di più nei passati inverni, si è dovuto smaltire in alveo l'acqua in eccesso, mancando la possibilità del riempimento alla quota di massima regolazione da progetto, che consentirebbe invece di invasare fino a 480,7 milioni di metri cubi d'acqua. Motivo per il quale, tra svuotamenti e siccità, ieri a Monte Cotugno c'erano solo poco più di 106 milioni di metri cubi d'acqua: appena il 22% della risorsa invasabile secondo il progetto dell'opera.

A fronte di tanto si staglia invece il bilancio attivo per oltre 3,4 milioni di metri cubi del secondo bacino per importanza, quello del Pertusillo, dove la diga sbarra il fiume Agri: qui a fronte di un volume massimo di regolazione pari a oltre 104,7 milioni di metri cubi d'acqua, ce ne sono in realtà ben 63,8 milioni. Ma anche in questo caso si sarebbe potuta avere più acqua: perché non è autorizzato il raggiungimento della quota massima di regolazione, che consentirebbe di portare nell'invaso ben 155 milioni di metri cubi d'acqua.

Terzo invaso per importanza è quello di San Giuliano, originato dallo sbarramento sul fiume Bradano, oltre 94 milioni di metri cubi d'acqua di capacità, e con un deficit sullo scorso anno di oltre 23,5 milioni di metri cubi. Qui non ci sono problemi tecnici per il riempimento e questo invaso è la misura reale della siccità di cui soffre quest'area. Ed è una risorsa tanto più preziosa perché è ad esclusivo uso irriguo.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: irrigazione siccità acqua cambiamenti climatici consorzi di bonifica

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