Pecorino romano, il prezzo rimane fermo

A Milano il prezzo medio di campagna non supera i 6,18 euro al chilo. A pesare sull'andamento del mercato anche i dazi Usa e la mancata asta per gli indigenti da parte di Agea

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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A fine ottobre scade il termine entro il quale possono essere rilevati i prezzi di mercato utili al calcolo del conguaglio

Si fa sempre più urgente l’esigenza di trovare una soluzione complessiva alla situazione di deterioramento della redditività degli allevamenti di pecore in Sardegna: perché i prezzi del formaggio Pecorino romano Dop alla Borsa merci di Milano ieri, 7 ottobre 2019, sono ancora gli stessi del 23 settembre 2019 e non è una buona notizia. Bensì è la conferma che l’accordo dell’8 marzo 2019 tra organizzazioni agricole e trasformatori, pure costruito per poter pagare ai pastori sardi un conguaglio sul prezzo di acconto di 72 centesimi al litro per il latte di febbraio e di 74 centesimi per i mesi successivi, è definitivamente fallito.
L’accordo legava il prezzo medio ponderato del Pecorino romano sulla piazza di Milano tra novembre 2018 e ottobre 2019 al prezzo complessivo del latte all’ovile da corrispondere ai pastori sardi da parte delle aziende di trasformazione.

E sullo sfondo c'è anche la situazione di attesa innescata nei mercati dalla pubblicazione della lista dei prodotti italiani che saranno colpiti dalla nuova tariffa doganale del 25% voluta dal presidente americano Donald Trump: c'è anche il Pecorino romano, che ha nel mercato a stelle e strisce lo sbocco di circa 130mila quintali anno della propria produzione. Nei giorni scorsi, il presidente del Consorzio di tutela, Salvatore Palitta, ha annunciato che ricorrerà alla magistratura degli Stati Uniti d'America perché ritiene che i nuovi dazi siano illegali: in quanto il Pecorino romano non farebbe concorrenza ad alcun prodotto made in Usa.

L’ultimo rialzo del prezzo di mercato del Pecorino romano a Milano risale al 23 settembre quando era cresciuto dell’1,1% rispetto alla seduta del 16 settembre scorso, attestandosi a 6,70 euro al chilogrammo sui minimi e 6,95 euro sui massimi, prezzi ad oggi rimasti invariati. Milano è la piazza scelta dall'accordo dell'8 marzo come più indicativa del prezzo del formaggio al quale - per consolidata consuetudine - si aggancia il valore del latte ovino, che resta così ancora su valori modesti, rispetto a quelli necessari a garantire un conguaglio ai pastori.

Allo stato, il prezzo medio annuo per il 2019 del Pecorino romano sulla piazza di Milano si porta, secondo i calcoli del Clal, a 6,26 euro al chilo, mentre su base di campagna, utile ai fini del calcolo del conguaglio (novembre 2018 – ad oggi) il prezzo medio calcolato da AgroNotizie sale solo fino a 6,18 euro al chilo. A questi valori – ove fossero trasmutati in prezzi medi ponderati - corrisponderebbero prezzi complessivi del latte ovino di poco superiori a 72 centesimi al litro ed inferiori a 76 centesimi. In pratica quasi non vi sarebbe il pagamento di un conguaglio attesi i prezzi dell'acconto: 72 centesimi per il latte di febbraio e 74 centesimi per i mesi successivi.

Tutto questo avviene mentre proprio il Clal documenta la riduzione della produzione di Pecorino romano rispetto alla trascorsa annata lattiero casearia: 26.939 tonnellate di formaggio prodotte tra ottobre 2018 e luglio 2019 (dati ancora provvisori), a fronte delle 34.183 tonnellate dell’annata 2017-2018: il 21,2% in meno.
Ma a mantenere alti i prezzi sarebbero le scorte ancora elevate di formaggio, per altro non ridotte da alcuna manovra, visto che la pur annunciata asta in favore degli indigenti, finanziata dal ministero alle Politiche agricole con 14 milioni di euro, non è stata ancora neppure indetta da Agea.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: import/export latte prezzi mercati formaggi accordo ovini zootecnia

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