L'agricoltura rigenerativa sta diventando uno dei paradigmi più rilevanti per il futuro del settore primario. Non si tratta semplicemente di adottare nuove tecniche, ma di ripensare l'intero rapporto tra produzione agricola, suolo e ambiente. Al centro di questo approccio c'è la consapevolezza che il suolo non è un supporto inerte, bensì un ecosistema vivo, capace di influenzare direttamente la produttività, la resilienza delle colture e la capacità dell'agricoltura di contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico.
A livello internazionale e comunitario, l'agricoltura rigenerativa si inserisce nel quadro più ampio del Green Deal europeo e delle strategie collegate: dalla "Farm to Fork", che punta a rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell'ambiente, alla Strategia Ue per il suolo 2030, che chiede esplicitamente di proteggere e ripristinare i suoli degradati e di utilizzarli in modo sostenibile. In questo scenario, il suolo non è più visto solo come un fattore produttivo, ma come una risorsa strategica da tutelare al pari dell'acqua e della biodiversità. Le politiche europee chiedono di ridurre le perdite di nutrienti, limitare l'uso eccessivo di input chimici e aumentare la capacità dei sistemi agricoli di trattenere carbonio nel suolo, obiettivi che coincidono con i principi dell'agricoltura rigenerativa. L'entrata in vigore del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) ha introdotto un sistema di adeguamento del carbonio alle frontiere, penalizzando i prodotti ad alta intensità emissiva, come i fertilizzanti azotati tradizionali, tra cui l'urea; il Piano Nazionale per il Miglioramento della Qualità dell'Aria, dal 2028 vieterà l'impiego dell'urea tal quale nel bacino padano, a causa del suo significativo contributo alle emissioni di ammoniaca, uno dei principali precursori delle polveri sottili PM10.
In questo contesto, Unimer rappresenta un esempio concreto di come l'innovazione nella fertilizzazione possa diventare un motore di rigenerazione ambientale. La rigenerazione del suolo passa innanzitutto dalla ricostituzione della sostanza organica, elemento chiave per migliorare la struttura, la porosità, la capacità di trattenere acqua e nutrienti e, soprattutto, la vitalità microbiologica per un suolo più fertile e produttivo. La ricchezza di sostanza organica nel terreno rappresenta un efficace serbatoio di carbonio, contribuendo al sequestro della CO2 atmosferica e all'adattamento ai cambiamenti climatici, in linea con gli obiettivi europei di neutralità climatica, per una maggiore resilienza delle colture. La fertilità rimane un requisito imprescindibile per ottenere rese quali quantitative elevate e garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole, preservando quindi la competitività dell'intero comparto.
Gli ammendanti e i prodotti ad azione specifica Unimer - che si distinguono per l'elevata qualità delle matrici organiche utilizzate e l'uso di consorzi di microrganismi benefici (funghi e batteri della rizosfera) - contribuiscono a riequilibrare il microbiota del suolo, spesso alterato da frequenti lavorazioni e dall'uso eccessivo di concimi di sintesi. Allo stesso modo i concimi organo-minerali Unimer mostrano la loro coerenza con i principi dell'agricoltura rigenerativa: grazie alla matrice organica umificata rilasciano i nutrienti in modo graduale e più efficiente, riducendo il fabbisogno di unità fertilizzanti e limitando le perdite per lisciviazione, volatilizzazione e immobilizzazione. L'efficienza nutrizionale diventa così un fattore non solo agronomico ma anche ambientale, perché permette di ottenere rese elevate con un minore impatto complessivo e con una migliore gestione del rischio di inquinamento delle acque e dell'aria.
Le pratiche rigenerative non si esauriscono nella fertilizzazione: includono rotazioni colturali più articolate, inerbimenti, colture di copertura, riduzione delle lavorazioni, integrazione tra allevamento e coltivazioni, gestione attenta dei residui colturali. Tuttavia, senza una fertilizzazione coerente con questi principi, il potenziale rigenerativo del sistema rimane parziale. I concimi organo-minerali, soprattutto quando basati su matrici organiche selezionate e stabilizzate, diventano l'anello di congiunzione tra tecnica colturale e funzionalità biologica del suolo, favorendo lo sviluppo della microflora utile e la formazione di aggregati stabili. In questo modo, la fertilizzazione non è più un intervento "esterno" al suolo, ma una leva per riattivarne i processi naturali.
Per dare solidità scientifica a questo approccio, Unimer ha scelto di sottoporre i propri prodotti a uno studio LCA (Life Cycle Assessment), una metodologia internazionale che valuta gli impatti ambientali lungo l'intero ciclo di vita. L'analisi, realizzata da Archita Engineering nel 2023, ha confrontato alcuni concimi organo-minerali Unimer con i corrispettivi fertilizzanti di sintesi di riferimento nel loro impiego per la fertilizzazione del grano, considerando parametri come il consumo energetico, le emissioni di gas serra, l'uso di risorse naturali e altri indicatori ambientali. I risultati hanno evidenziato una performance nettamente migliore dei prodotti Unimer rispetto ai concimi minerali di riferimento, soprattutto per quanto riguarda la Carbon Footprint, grazie alla combinazione di maggiore efficienza, capacità di ripristinare la sostanza organica e contributo al sequestro del carbonio. In prospettiva, strumenti come LCA e la rendicontazione della Carbon Footprint diventeranno sempre più centrali per dimostrare, in modo trasparente, il contributo reale delle soluzioni fertilizzanti agli obiettivi climatici e ambientali.
La transizione verso un'agricoltura rigenerativa passa quindi da scelte tecniche ma anche industriali e politiche. Unimer ha dimostrato che è possibile conciliare alta efficienza e tutela ambientale, offrendo agli agricoltori strumenti che migliorano la fertilità del suolo e, allo stesso tempo, riducono l'impatto climatico delle pratiche agricole. In un momento storico in cui il settore è chiamato a ridurre le emissioni, salvaguardando la produttività e a dimostrare la propria sostenibilità lungo l'intera filiera, i fertilizzanti Unimer si configurano come una delle soluzioni più avanzate e coerenti con la transizione verso un'agricoltura realmente rigenerativa.
Il nuovo catalogo Unimer 2026 propone una visione tecnica e culturale sul tema dell'agricoltura rigenerativa, oltre a presentare nuove formulazioni di prodotti con matrici organiche selezionate e stabilizzate, titolazioni ottimizzate per massimizzare l'efficienza d'uso dei nutrienti e soluzioni adatte alle diverse colture e ambienti pedoclimatici e studiate per integrarsi con le pratiche rigenerative.
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Fonte: Unimer




















