Ebbene sì, la formica di fuoco (Solenopsis invicta) è classificata tra le specie aliene invasive più aggressive al mondo. È inserita nelle liste internazionali delle specie a più alto impatto ed è considerata una delle più costose in termini di danni ambientali ed economici a livello globale.
Originaria del Sud America, negli ultimi anni è riuscita a stabilizzarsi in Sicilia dopo una serie di ritrovamenti sporadici in Europa. Per questo, dal 2022 Solenopsis invicta è inserita tra le specie di interesse unionale ai sensi del Regolamento Europeo 1143/2014, che prevede interventi tempestivi in caso di primo insediamento stabile.
Tuttavia, è importante evitare semplificazioni eccessive. La formica di fuoco non rappresenta un pericolo mortale per l'uomo e non provoca automaticamente perdite totali delle produzioni agricole.
Il problema principale legato alla sua diffusione è che si tratta di una specie aliena invasiva e come tale ha una elevata capacità di adattamento e colonizzazione dei nuovi ambienti dove non esistono antagonisti naturali in grado di contenerla. In questi contesti, come accade per molte specie alloctone (cioè non native), l'insetto occupa quindi una nicchia ecologica libera e così facendo può alterare gli equilibri biologici e ridurre la biodiversità locale. Allo stesso tempo queste specie non autoctone, quando raggiungono un nuovo ambiente, attraversano spesso una fase iniziale di espansione rapida che è però generalmente seguita - nel medio e lungo periodo - da una progressiva riorganizzazione dell'ecosistema. In pratica, la natura tende a ricrea un nuovo equilibrio e l'impatto della specie aliena invasiva con il tempo può ridimensionarsi.
È vero anche che la formica di fuoco può pungere l'essere umano provocando dolore e, in soggetti sensibili, reazioni allergiche. E può danneggiare i campi agricoli e compromettere l'uso di alcune attrezzature. Inoltre, secondo questo studio, il potenziale di diffusione della Solenopsis invicta è elevato ed è facilitato dal riscaldamento climatico e dalla crescente idoneità ambientale di molte aree urbane europee. Questo non significa, però, che ogni segnalazione debba trasformarsi automaticamente in un'emergenza. Per comprendere davvero l'impatto di una specie invasiva sono necessari studi di lungo periodo.
Chi è Solenopsis invicta
La formica di fuoco è una specie originaria del Sud America che, nel corso di poco più di un secolo, si è diffusa in numerosi continenti. Oggi è presente stabilmente in vaste aree degli Stati Uniti, in Australia, in Cina e a Taiwan.
Solenopsis invicta è stata individuata ufficialmente in Sicilia per la prima volta nel 2023, nei pressi di Siracusa, ma diversi elementi fanno pensare che la specie fosse presente già da alcuni anni, senza essere riconosciuta. Secondo i ricercatori, la diffusione in Sicilia è ancora in una fase iniziale.
Come la si può riconoscere? Il suo corpo ha un colore rossiccio o ramato, con l'addome più scuro tendente al marrone, e dimensioni variabili da 1 a 6 millimetri. Le formiche di fuoco si muovono in gruppi numerosi e molto organizzati e aggrediscono rapidamente se il nido viene disturbato.

Regina di formica di fuoco
(Fonte: Università degli Studi di Catania)
Un segnale tipico della sua presenza è rappresentato dai formicai: piccoli cumuli di terra smossa, spesso ben visibili dopo le piogge o in aree soleggiate, che a differenza di quelli delle formiche autoctone non presentano un foro centrale evidente. I nidi possono variare da pochi centimetri fino a 60 centimetri di diametro e sono collegati a un complesso sistema di gallerie sotterranee, utilizzate per il foraggiamento e per ospitare operaie, covata e regine.

Formicaio delle formiche di fuoco
(Fonte: Università degli Studi di Catania)
A differenza delle formiche autoctone, infatti, le colonie di formiche di fuoco possono essere composte sia da una sola regina (monoginiche), sia da più regine (poliginiche). Questa caratteristica biologica aumenta la capacità di espansione della specie, rendendo le colonie più resilienti e difficili da contenere.
La formica di fuoco tende a insediarsi soprattutto in ambienti frequentati dall'uomo: aree urbane e periurbane, prati irrigati, campi coltivati, bordi stradali e zone umide.
I potenziali danni della formica di fuoco
Si tratta di una specie aggressiva, onnivora e altamente competitiva. Per questo il danno principale che può causare il suo insediamento è quello di alterare gli equilibri ecologici e ridurre la biodiversità locale. In che modo? Soppiantando le formiche autoctone e predando insetti utili e, in alcuni contesti, piccoli vertebrati.
Dal punto di vista ambientale, numerosi studi internazionali mostrano che S. invicta può modificare la composizione delle comunità di artropodi, riducendo la diversità delle formiche autoctone e influenzando anche altri gruppi di organismi. In ambienti semplici, come prati e aree incolte, l'impatto tende a essere più marcato, mentre in habitat più complessi alcune specie native riescono a coesistere, adattando il proprio comportamento.
La formica di fuoco mette in atto anche un comportamento mutualistico con afidi e cocciniglie: in cambio della loro melata, le formiche li proteggono dagli antagonisti naturali, come le coccinelle, favorendone la proliferazione. Questo meccanismo può amplificare le problematiche fitosanitarie e incidere sulla produttività complessiva delle colture, soprattutto nei sistemi agricoli più semplificati.
Dal punto di vista dei danni diretti in agricoltura, Solenopsis invicta può attaccare semi, piante, frutti e apparati radicali, scavando gallerie nel suolo e nei tuberi e nutrendosi dei tessuti più teneri, soprattutto nelle fasi giovanili delle colture.
Inoltre, S. invicta può interferire con le normali operazioni in campo danneggiando impianti di irrigazione sotterranei, attrezzature e sistemi elettrici, rendendo necessaria una maggiore manutenzione.

Danni agli impianti elettrici
(Fonte: Università degli Studi di Catania)
Veniamo ora alle punture della formica di fuoco. Queste possono causare una sensazione di bruciore, prurito e la comparsa di piccole vesciche cutanee. Nella maggior parte dei casi si tratta di reazioni locali e transitorie, ma in soggetti sensibili o in caso di punture multiple possono verificarsi reazioni allergiche più importanti, fino a quadri gravi, seppur rari.
Quali precauzioni adottare contro la formica di fuoco
La parola chiave è prevenzione. Le strategie di contrasto riconosciute a livello scientifico e istituzionale si basano su una combinazione di azioni che vanno dal monitoraggio precoce con l'individuazione e la gestione dei nidi, fino agli interventi mirati e alla limitazione della movimentazione di materiale vegetale o terriccio proveniente da aree infestate.
È qui che si inseriscono le iniziative attivate dalla Regione Siciliana, che ha avviato un piano di azione per l'eradicazione della formica di fuoco.
A supporto del monitoraggio è stata lanciata una campagna di informazione accompagnata da una web app dedicata, pensata per raccogliere segnalazioni geolocalizzate su tutto il territorio regionale. Attraverso la piattaforma è possibile caricare fotografie di formicai sospetti e inviare una segnalazione in tempo reale. Le informazioni vengono poi analizzate da un team di ricercatori dell'Università di Catania che, in caso di conferma, attiva le procedure previste dal piano di eradicazione. Un sistema che consente di intervenire in modo mirato, riducendo l'impatto ambientale ed economico.
Ma come si riconosce un formicaio? Si tratta di un vistoso cumulo di terra che, se smosso, fa muovere numerose formiche in maniera frenetica. Attenzione però, non va disturbato e toccato con piedi e mani: se si vuole verificare la presenza della formica di fuoco si può usare un bastone lungo, mantenendo comunque una certa distanza. Il formicaio non va nemmeno distrutto senza la strumentazione adeguata perché le formiche potrebbero diffondersi. Per questo motivo basta segnalare la presenza del formicaio sulla web app e attendere l'intervento da parte delle autorità competenti.
Il piano regionale, perciò, coinvolge enti di ricerca, università, servizi tecnici e strutture di controllo, ma si basa anche sulla collaborazione attiva di chi vive e lavora sul territorio. Segnalare in modo corretto e tempestivo permette una sorveglianza diffusa.




















