"Il 20% dei nostri terreni agricoli è perduto. 5 milioni di persone sono emigrate. E oggi l'Ucraina deve affrontare contemporaneamente la guerra, la crisi logistica, il cambiamento climatico e l'adeguamento alle norme europee". Le parole di Oxana Prosolenko, imprenditrice ucraina intervenuta al Forum Impresa Persona Agroalimentare 2026, restituiscono con lucidità la portata sistemica della crisi che attraversa l'agricoltura globale.

 

L'esperienza dell'Ucraina è emblematica di un mondo dove nulla è più stabile o prevedibile, nemmeno per settori tradizionali come quello agricolo. Non è solo la guerra a generare instabilità: sono le catene del valore fragili, i costi energetici volatili, le tensioni geopolitiche e le nuove regole ambientali a mettere sotto pressione le imprese. Tutti temi affrontati durante il Forum Impresa Persona Agroalimentare 2026, che ogni anno riunisce la filiera agroalimentare italiana per analizzare il presente e delineare le strategie di crescita per il futuro.

 

Un futuro che non è certo roseo, come ha raccontato Oxana Prosolenko dal palco, in apertura dei lavori. Eppure bisogna essere positivi: la produzione agricola in Ucraina è ripartita, l'export regge e si costruiscono nuove rotte logistiche. Ma il prezzo da pagare è alto: mezzo milione di ettari inutilizzabili a causa delle mine, un sistema agricolo che si è dovuto adattare e una crescente dipendenza dagli aiuti internazionali.

 

Consumi che cambiano: nuove priorità per le famiglie

Non solo il contesto globale, anche il mercato interno italiano è in piena trasformazione. I dati presentati da NielsenIQ mostrano un consumatore che cambia abitudini, guidato da nuove esigenze. Si va sempre più spesso a fare la spesa (in media due volte a settimana), ma si spende meno a ogni uscita. E non si compra più come prima.

 

Il Forum Impresa Persona Agroalimentare 2026 si è svolto gli scorsi 30 e 31 gennaio a Milano Marittima (Ra)

Il Forum Impresa Persona Agroalimentare 2026 si è svolto gli scorsi 30 e 31 gennaio a Milano Marittima (Ra)

(Fonte foto: Tommaso Cinquemani - AgroNotizie®)

 

Crescono le vendite dei prodotti freschi (ortofrutta, carne, pesce, formaggi), si rafforza la marca del distributore e le categorie in espansione raccontano la direzione dei gusti: yogurt greco, kefir, mango, kiwi giallo, semi oleosi. È una spesa che riflette ricerca di benessere, naturalità, funzionalità, servizi. E che penalizza chi non riesce ad adattarsi.

 

Al tempo stesso, il potere d'acquisto cala: negli ultimi tre anni è sceso di 10 punti e la spesa alimentare è passata dal 17% al 19,3% del bilancio familiare. Una famiglia su tre segnala un peggioramento della propria condizione finanziaria. E la percezione del prezzo resta elevata, con un indice d'allerta a 69, in linea con i picchi dell'ultimo decennio.

 

Le aziende agricole faticano a tenere il passo

In questo scenario, le imprese agricole italiane devono fronteggiare una realtà fatta di margini compressi, costi in crescita e mercati difficili da leggere. Lo hanno raccontato, al Forum Impresa Persona Agroalimentare 2026, diversi produttori intervenuti nei panel tematici.

 

Se da un lato i prezzi agricoli fluttuano in modo anche violento (basti pensare al tonfo del latte ad inizio anno), dall'altro i prezzi al consumo restano rigidi, per effetto delle logiche di filiera, dei contratti e del comportamento di acquisto. Come ricordato dal palco, la composizione del prezzo finale è il risultato di molte variabili: materia prima, industria, distribuzione e soprattutto scelte del consumatore. Questo ultimo difende il suo potere d'acquisto con intelligenza: compra in promozione, cambia marca, riduce le quantità.

 

Prezzo del latte spot dal 2015 ad oggi

Prezzo del latte spot dal 2015 ad oggi

(Fonte foto: Tommaso Cinquemani - AgroNotizie®)

 

Risultato, le imprese agricole fanno fatica a trasferire a valle gli aumenti di costo, mentre il loro potere contrattuale spesso resta limitato. E questo rende difficile investire, programmare, innovare. Non mancano però casi di successo, sia nella parte agricola che agroalimentare. Un settore che ha saputo regolare la produzione e puntare sull'innovazione, come quello del kiwi, regge bene. E anche aziende che soddisfano le nuove esigenze di consumo, ad esempio nel comparto dei legumi e dei semi oleosi, riescono ad avere ottime performance.

 

E le dimensioni non devono essere un freno al cambiamento. Sul palco è salito Cesare Trippella, che ha raccontato come Philip Morris abbia saputo innovarsi, tracciando una strada che sta portando l'azienda lontano dal suo prodotto tradizionale, le sigarette, verso nuovi stili di consumo, pur mantenendo intatta la filiera tabacchicola.

 

E anche un'impresa storica come Bayer ha saputo innovarsi, diversificando il proprio business e investendo in altri settori, dalla genetica al digitale, per offrire agli agricoltori nuovi strumenti per vincere le sfide del presente.

 

L'Italia ha ancora molto da dire

Nonostante il contesto sfidante, dal Forum Impresa Persona Agroalimentare 2026 è emerso con forza un messaggio positivo: l'Italia ha ancora carte da giocare nel panorama agroalimentare internazionale. Ma deve essere in grado di anticipare i trend, non solo di inseguirli.

 

Secondo Gianmaria Bettoni, presidente del Forum, "costruire insieme in un mondo in guerra" significa partire da un punto fermo: l'agricoltura è bene comune, è cultura, è lavoro che dà senso e comunità. In un mondo dove le certezze si sgretolano, la "vocazione al costruire" diventa strategia.

 

Come ha sottolineato Mauro Fanin (Cereal Docks), il mercato non premia solo il prezzo: premia il valore percepito. E in questo l'Italia ha un vantaggio competitivo. Dop, Igp, prodotti di origine, sostenibilità certificata, filiere corte: se ben comunicati, questi elementi possono conquistare fette di mercato, anche in un contesto di consumo più prudente.

 

Ma attenzione, servono scelte coraggiose, chiarezza normativa, investimenti in ricerca e sviluppo e soprattutto un'agricoltura capace di leggere i segnali del cambiamento. Il messaggio finale del Forum è stato chiaro: innovare è indispensabile, anche se il contesto non aiuta. Non si tratta solo di tecnologia, ma di nuovi modelli organizzativi, nuove alleanze, nuovi modi di comunicare valore.