Quale futuro per il miglioramento genetico in agricoltura?

Il convegno sulla cisgenica e l'editing genetico, che si è tenuto il 18 marzo al Momevi di Faenza (Ra), cerca di rispondere a questa domanda. Guarda la video-intervista a Giampiero Reggidori del Crpv

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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Il miglioramento genetico è elemento essenziale dell'agricoltura di oggi e deve essere sviluppato ulteriormente
Fonte foto: © Agronotizie

Il miglioramento genetico rappresenta una componente essenziale per l'agricoltura e per il suo sviluppo. Senza di lui probabilmente l'alimentazione mondiale sarebbe diversa e più povera. Ma qual è la situazione oggi e come sarà in futuro?
Il Crpv-Centro ricerca produzioni vegetali di Cesena ha organizzato il 18 marzo 2016 un convegno all'interno della 79° Mostra dell'Agricoltura di Faenza (Ra), tenutasi dal 18 al 20 marzo 2016, per scattare una fotografia sul presente del miglioramento genetico e vedere quale sarà la strada da percorrere in futuro.

"Chi pensa che ci vogliono le vecchie cultivar, quelle di cento anni fa, per poter mangiare bene e sano sta sbagliando" spiega Luigi Cattivelli, del Crea-Centro ricerca per la genomica vegetale di Fiorenzuola d'Arda. "Guardando le cose in questo modo, presto, non ci sarà niente da mangiare. Individuare e introdurre nuove varietà, migliori e più performanti, sono un aiuto all'agricoltua, all'ambiente e all'alimentazione. Perchè la Terra evolve e con lei anche le varietà.
Da sempre il miglioramento genetico si è basato su un breeding tradizionale con incroci e reincroci. Oggi la tecnologia ci permette di andare oltre ed utilizzare nuovi metodi per raggiungere gli obiettivi. Ma quali sono queste strade che possiamo usare? La cisgenica, la transgenesi, il silenziamento genetico, il genome editing. Il punto che unisce tutte queste tecniche è la conoscenza. Perchè i geni sono tantissimi ma solo pochi sono quelli che ci servono veramente. I ricercatori devono individuarli e capire come trovarli".

 
Luigi Cattivelli, direttore del Crea Centro ricerca per la genomica vegetale di Fiorenzuola d'Arda (Pc)
(Fonte foto - ©AgroNotizie)

 

"La cisgenesi - continua Cattivelli - permette di trasferire geni tra organismi parenti, coltivati convenzionalmente. Questo permette di accorciare tempi e costi e di avere un risultato più preciso, rispetto al breeding convenzionale. Un esempio chiaro di cisgenica è la creazione di patate resistenti ad alcuni batteri prendendo questa resistenza da varietà di patate selvatiche, che l'hanno nel proprio Dna.
La transgenesi invece permette d'inserire un gene estraneo nel Dna di un organismo. Nel mais ad esempio è stato possibile creare piante che producono una tossina che inibisce un pericoloso insetto predatore, la piralide. Il tutto inseriendo un gene proveniente dal batterio sporigeno Bacillus thuringiensis, che presenta questa capacità.

Se guardiamo a tecniche più moderne abbiamo il silenziamento genico e il genome editing. Nella prima un gene portatore di una certa caratteristica viene inibito e reso inattivo. Nella seconda la sequenza del Dna dell'individuo selezionato viene tagliata in un punto specifico, facendo così partire meccanismi di riparazione che provocano mutazioni.

Ma quando usare una o l'altra? Non esiste in realtà una tecnica ben precisa per ogni situazione. Ogni strada può essere percorsa, dipende dall'obiettivo che si vuole raggiungere e da come si vuole raggiungerlo. Esistono però casi particolari dove la scelta è unica, basti pensare alla resistenza delle piante agli insetti dove la transgenesi è l'unica soluzione percorribile. Per garantire il futuro del pianeta è però necessario produrre nuove piante".

Bruno Mezzetti del Dipartimento Scienze agrarie, alimentari e forestali dell'Università politecnica delle Marche
(Fonte foto - ©AgroNotizie) 


Ma possono essere usate queste tecniche in ambito frutticolo? E come? Perchè se per le piante erbacee e da orto la situazione è già più evoluta, per le piante da frutto c'è ancora molto da fare.
"Partiamo dal fatto che modificare sequenze di Dna - spiega Bruno Mezzetti, Dipartimento Scienze agrarie, alimentari e forestali dell'Università politecnica delle Marche - è qualche cosa in più di un semplice copia e incolla su un file di testo in un computer. Ci vuole conoscenza e molto lavoro. Credo che queste tecniche di editing genetico possano aiutare a migliorare le biodiversità e non distruggerle. E' evidente che il dibattito su questo fronte è forte.
Ma guardando soprattutto alle tecniche più moderne: siamo in presenza di prodotti Ogm e no? Se in Europa la distinzione viene fatta sul metodo, in altre parti del mondo viene fatta sul prodotto, e questo fa la differenza. Nell'Ue infatti vige il principio di precauzione, che non è presente in tante altre parti del mondo. Forse stiamo perdendo occasioni importanti. Se guardo al genome editing, per l'Ue non produce prodotti Ogm se elimino l'elemento che mi ha portato alla modifica genetica, ma per fare questo servono una o più generazioni e non sempre è possibile farlo. Nel pesco ad esempio si sono provate a sviluppare varietà resistenti alla Sharka, senza però risultati".

 

Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo
(Fonte foto - ©AgroNotizie)


Ma cosa ne pensa la produzione sul miglioramento genetico? E' d'accordo nell'investire nella ricerca per trovare nuove opportunità?
"L'agricoltura ha fame di ricerca - spiega Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo - e non possiamo rimanere ancorati al passato. Essa deve puntare alla sostenibilità, operare nel rispetto della legge, essere al servizio della produzione. Con essa sarà possibile uscire dalle logiche delle commodity, dare sostenibilità ambientale ed economica, differenziarsi. Per ottenere questo la politica ci deve aiutare, abbandonando la demagogia.
E' anche vero che la ricerca deve essere comunicata al meglio per raggiungere il mercato ed il consumatore in modo chiaro e diretto. Ad esempio se produciamo una nuova varietà di melo resistente alla ticchiolatura dobbiamo informare il consumatore che se acquista il suo frutto sarà più sano, perchè non avrà subito 14-15 trattamenti con i fungicidi".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Antonio Dosi, vicepresidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori. "La ricerca è importante e ci può aiutare a crescere e sviluppare. Però è necessario sdoganarla e spiegare meglio cosa è Ogm e cosa non lo è. Perchè altrimenti il rischio è quello di perdere tutto ciò che c'è di buono e lasciare solamente la parte negativa".


Guarda la video-intervista a Giampiero Reggidori, Crpv

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