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Embargo russo: azione e reazione

Da una parte il Consiglio Ue Affari esteri ha prolungato di sei mesi le sanzioni alla Russia, dall'altro Mosca ha imposto il divieto all'ingresso di merci, prevalentemente agroalimentari, provenienti dagli Stati membri. Le conseguenze dirette e indirette

Alessio Pisanò di Alessio Pisanò

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Coldiretti: 'A maggio -11% di esportazioni italiane'
Fonte foto: © kamasigns - Fotolia

Ministri degli Esteri europei, Italia compresa, riuniti in sede di Consiglio Ue, estendono per sei mesi le sanzioni alla Russia. La Commissione europea ha adottato diverse misure di sostegno per i settori maggiormente colpiti dall'embargo russo all'importazione di prodotti agroalimentari europei. A subirne le conseguenze è il made in Italy, rimpiazzato da prodotti spacciati per italiani e provenienti da paesi non toccati dall'embargo russo.
Allarme della Coldiretti: a maggio -11% di esportazioni italiane.
 

Estensione sanzioni Russia

Il Consiglio Ue Affari esteri ha approvato all'unanimità - Italia compresa - il prolungamento delle sanzioni contro Mosca, previste fino a gennaio 2019. Le misure restrittive sono state adottate per la prima volta nel 2014, a seguito dell'annessione della Crimea e Sebastopoli da parte della Russia, rea di aver ingiustificabilmente violato la sovranità ucraina.
 

Le contromisure della Russia

La reazione di Mosca non si è fatta attendere: ha imposto il divieto all'ingresso di merci, per lo più agroalimentari, provenienti dagli Stati membri dell'Unione europea: dalla frutta alla verdura, dai formaggi alla carne e al pesce. La linea adottata è indirizzata ad un embargo totale: prodotti che fino a qualche anno fa, prima che i rapporti con l'Europa si incrinassero, costituivano il maggior import per la Russia, oggi sono banditi.
 

Le conseguenze sul mercato europeo

Le esportazioni agroalimentari dell'Ue in Russia hanno registrato una forte perdita, da 11,8 miliardi di euro nel 2013, anno precedente alla decisione di imporre le sanzioni, si è passati a circa 5,6 miliardi nel 2016. Tuttavia se si parla di formaggi e carni di pollame complessivamente dell'export europeo (oltre la Russia) i numeri rispetto al 2013 sono in crescita. Secondo i dati in possesso della Commissione europea, nel 2016 le esportazioni hanno toccato i 131,1 miliardi di euro, registrando un aumento dell'1,6% rispetto al 2013 e complessivamente l'export europeo si è sviluppato in modo costante grazie agli aiuti predisposti dalla Commissione europea: nel 2016 ha toccato i 131,1 miliardi di euro, registrando un 1,6% in più rispetto al 2015 (per maggiori informazioni).
 

Gli aiuti della Commissione europea

La Commissione europea, per fronteggiare il calo della produzione ha adottato diverse misure di emergenza, in particolare per il settore ortofrutticolo e quello lattiero-caseario. Per promuovere la ricerca di mercati alternativi, i cui guadagni maggiori derivano dall'export in Usa, in Cina, in Svizzera e nella Corea del Sud, sono stati stanziati 30 milioni di euro nel 2015, da aggiungere ai 60 milioni previsti ogni anno nel bilancio per la Politica agricola comune.
Sempre nel 2015 la Commissione europea ha disposto 500 milioni di euro destinati agli agricoltori maggiormente in difficoltà e nel luglio 2016 è stato approvato un pacchetto di sostegno con altri 500 milioni, indirizzati per lo più al settore lattiero-caseario.
 

Conseguenze dirette: duro colpo per il made in Italy

La misura restrittiva della Russia ha colpito settori produttivi che per paesi come l'Italia risultano vitali. Ogni anno il made in Italy registra una perdita che ammonta a diversi miliardi di euro. Secondo la Coldiretti, solo nel primo trimestre del 2018 Mosca ha ridotto gli acquisti dall'Italia del 1,1% e nel mese di maggio si è registrata una diminuzione dell'11% delle esportazioni made in Italy rispetto all'anno precedente.
 

Conseguenze indirette: prodotti taroccati nei supermercati russi

L'embargo non solo penalizza il commercio italiano, ma ne danneggia perfino l'immagine. Secondo la Coldiretti, surrogati del made in Italy come la mozzarella "Casa Italia", la robiola "Unagrande", l'insalata "Buona Italia" stanno comparendo sempre più spesso sugli scaffali dei supermercati russi: prodotti che nulla hanno a che vedere con i cibi originali del nostro paese.
Addirittura in molti ristoranti italiani in Russia sono spariti dal menù alcuni piatti della tradizione per la mancanza di ingredienti principali.

 
In cooperazione con Carolina Zanoni

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