Marcia indietro sugli Ogm

Con la Legge 115 del 29 luglio 2015 si cancellano alcuni commi della Legge 212 del 24 aprile 2001, la quale prevedeva pesanti sanzioni penali e amministrative per chi seminasse Ogm in Italia

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Si continua a discutere di Ogm
Fonte foto: © patrick - Fotolia

La perseveranza premia, a quanto pare. Giorgio Fidenato, capofila in Italia del movimento pro-Ogm, annuncia entusiasta che lunedì 3 agosto è comparsa sulla Gazzetta Ufficiale la Legge 115 del 29 luglio, la quale modifica profondamente alcuni punti relativi agli Ogm in Italia. Un entusiasmo che, dopo anni di processi, spese legali, condanne molto contestate, pare del tutto comprensibile. Vediamo perché.

Il Decreto di Legge del 24 aprile 2001 viene infatti toccato nei suoi commi 2, 4, 5 e 6 dell'articolo 1. Nel comma 2 si stabilisce che per la semina di Ogm è necessaria l'autorizzazione dei ministeri dell'Ambiente e delle Politiche agricole e forestali, previo parere della Commissione specificatamente istituita per la valutazione. Questa deve "stabilire misure idonee a garantire che le colture derivanti da prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate non entrino in contatto con le colture derivanti da prodotti sementieri tradizionali e non arrechino danno biologico all'ambiente circostante, tenuto conto delle peculiarità agro-ecologiche, ambientali e pedoclimatiche".

In altre parole, potrebbe anche capitare che in un'area maidicola possa essere autorizzata la semina di mais Bt, a patto che non arrechi problemi a colture o ad appezzamenti limitrofi. Se quindi Giorgio Fidenato seminasse del mais Bt nel bel mezzo della sua azienda agricola, lasciando incolta una superficie sufficiente a scongiurare ogni contatto fra questo e altre colture o essenze vegetali, potrebbe anche darsi che nessuno sia in grado di proibirglielo.

Circa il comma 4, viene cancellato il punto "a", ove si stabilisce che la Commissione "esprime pareri sulle condizioni tecniche da seguire nella messa a coltura di prodotti sementerei di varietà geneticamente modificate al fine di garantire gli obiettivi del punto 2".
I più importanti sono però i commi 5 e 6: nel primo si stabiliva l'arresto da sei mesi a tre anni per chi seminasse Ogm in Italia, più un'ammenda che poteva raggiungere i cento milioni di lire (era un Decreto del 2001…). Nel secondo si prevedevano sanzioni amministrative da 15 a 90 milioni di lire in caso non venissero osservate le prescrizioni stabilite nel provvedimento di autorizzazione.

Abrogando questi punti della Legge 212 del 2001 si cancellano quindi sanzioni alquanto pesanti, comminate a un agricoltore italiano che avesse avuto l'ardire di fare quello che altri 18 milioni di agricoltori fanno legalmente, e da un pezzo, in ben 27 Paesi del Mondo.

Ciò non apre ovviamente la strada alla libera semina, ma per lo meno castra le velleità censorie dei detrattori del biotech, i quali tentavano con l'intimidazione di carattere legale di inibire le libere scelte che ogni agricoltore dovrebbe esser in grado di compiere quando non esistano impedimenti di carattere scientifico, ovviamente.
E sia ben chiaro: di tali impedimenti di natura scientifica non ne esistono, come già l'Efsa ha peraltro ribadito a più riprese, peraltro. Pareri, questi, da sempre ignorati da un fronte mediatico e politico schierato contro gli Ogm senza saper mai argomentare perché, bensì languendo su luoghi comuni e leggende metropolitane ripetute all'infinito nel tentativo di farle divenire verità.

Leggi la comunicazione di Giorgio Fidenato

Leggi la lettera della Commissione Europea a Giorgio Fidenato

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