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Suinicoltura in difficoltà

Aumentano i costi e calano i prezzi e gli allevatori di suini vedono erodere i margini di redditività delle loro aziende. Male anche i prosciutti. Segnali positivi solo per i macellatori. Lo evidenziano le analisi del Crefis

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L'aumento dei prezzi della soia ha spinto verso l'alto i costi per l'alimentazione degli animali
Fonte foto: Cameron Nordholm

Cede il mercato dei suini da macello e aumentano i costi alimentari (principalmente per l'incremento dei prezzi della soia).
Pesante il riflesso sulla redditività della suinicoltura italiana che in ottobre ha visto una sensibile flessione. Lo mette in evidenza l'indice Crefis, il Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell'Università Cattolica, diretto da Gabriele Canali.
 

Mercato in flessione

Dopo mesi di segni positivi, infatti, questo indice è sceso del 2% a livello congiunturale (ovvero rispetto a settembre), ma soprattutto del 7,2% a livello tendenziale (ovvero rispetto all'anno scorso).

Ma vediamo più in dettaglio la situazione di mercato. Il prezzo medio dei capi pesanti da macello destinati al circuito tutelato è sceso a 1,536 euro/kg, cioè il 2,9% in meno rispetto a settembre e il 9,8% in meno su ottobre 2017.

Peraltro, lo stesso andamento ha caratterizzato anche gli scambi dei suini pesanti da macello destinati a prodotto generico, il cui prezzo a ottobre si è abbassato a 1,400 euro/kg, per un -3,4% su base mensile e -4,9% su base annuale.

Scendono, sempre a ottobre, anche le quotazioni dei suini da allevamento (30 kg) che toccano i valori medi più bassi da gennaio 2016: 2,301 euro/kg, ovvero -4,5% su settembre e -20,7% su ottobre dell'anno scorso.


Redditività in aumento per i macelli

La contrazione dei prezzi del suini da macello ha spinto la redditività dell'industria di macellazione.
A ottobre l'indice Crefis segna +0,7% sul mese precedente e +4,3% sullo stesso mese del 2017.
E questo sebbene i dati provenienti dai mercati dei tagli freschi siano negativi.

A ottobre infatti, il prezzo della coscia fresca pesante per crudo tipico è sceso a 4,570 euro/kg che in termini di variazione si traduce in -1,9% a livello congiunturale e -16,4% a livello tendenziale.
Un comportamento simile si riscontra per le quotazioni delle cosce fresche pesanti destinate a produzioni non tipiche, il cui prezzo scende del 2,6% su settembre (raggiungendo i 3,790 euro/kg) e del 6,6% su ottobre 2017.

Infine calano anche i prezzi dei lombi freschi. Il "taglio Padova" raggiunge infatti a ottobre 3,575 euro/kg, ovvero -3,4% sul mese precedente e -4,5% sull'anno precedente.


Peggiorano i prosciutti

È negativo a ottobre l'andamento del mercato dei prosciutti stagionati.
Calano infatti sia le quotazioni del Prosciutto di Parma pesante (9,275 euro/kg, -0,9% a livello congiunturale e -19,1% a livello tendenziale) sia i prezzi dei prosciutti generici (6,450 euro/kg, -0,8% su settembre e -11% su ottobre 2017).

Una dinamica di mercato che si è riverberata sulla redditività della stagionatura dei prosciutti.
Un andamento che accomuna sia il segmento Dop, con indice a -0,4% su base congiunturale e a -16,7% su base tendenziale, sia il segmento dei prosciutti generici, dove l'indice è sceso dello 0,4% rispetto a settembre e dello 0,8% rispetto a ottobre 2017.

Dal confronto di questi dati, risulta che a ottobre il gap di redditività tra le due tipologie di prodotto è apparso negativo, seppur lievemente (-0,2%). Il che, tradotto, significa che a ottobre stagionare prosciutti Dop ha reso economicamente meno che stagionare prosciutti generici.

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