Ciliegio, innovare per raccogliere

Si è tenuto a Vignola il secondo convegno nazionale, che ha richiamato esperti da tutto il mondo. Il promotore Stefano Lugli, dell’Università di Bologna: "La qualità paga, ma va anche difesa"

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, puoi trovarle con la ricerca articoli.

foto2.jpg

Il secondo convegno nazionale del ciliegio si è tenuto il 25 febbraio a Vignola (Mo)
Fonte foto: Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Dopo quattro anni dalla sua prima edizione, Vignola (Mo) ha ospitato il 25 febbraio il 'Convegno nazionale sul ciliegio'. L'evento ha richiamato esperti nazionali ed internazionali ed ha visto la partecipazione di molti visitatori.

"Era arrivato il momento di organizzare un nuovo incontro sul ciliegio - spiega Stefano Lugli, promotore e organizzatore della manifestazione e ricercatore del Dipartimento di scienze agrarie dell’Università di Bologna -, per portare al pubblico i risultati delle ricerche condotte in questi anni e degli aggiornamenti tecnici e varietali che ci sono nel comparto cerasicolo. Due i fili conduttori dell'incontro: al mattino si è parlato di innovazioni di prodotto e di processo verso l'alta qualità delle ciliegie, mentre nel pomeriggio delle moderne strategie di difesa contro la Drosophila suzukii. Se vogliamo sintetizzare in poche parole l'essenza del convegno possiamo dire che la qualità paga ma va anche difesa".

"L'evento è sicuramente un momento importante e di grande prestigio per la città - spiega Mauro Smeraldi, sindaco di Vignola (Mo) -. La ciliegia è per noi un prodotto che unisce tradizione e futuro. E' nostra intenzione creare un 'Museo della ciliegia' e la prima pietra sarà posata durante la prossima campagna cerasicola. Mentre è in corso di avanzata valutazione la nascita, in via Cà Barozzi in un fondo di proprietà dell’Università di Bologna, di un centro di innovazione internazionale per la frutticoltura, dove non solo le ciliegie ma anche altre varietà di frutta potranno essere studiate e migliorate all’insegna dell’innovazione varietale". 

"Il modello Vignola è stato il primo esempio in Italia di comprensorio cerasicolo - dice Andrea Bernardi, presidente del Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola -, capace di avvalersi della vocazione pedoclimatica e delle capacità degli agricoltori e degli operatori commerciali per costituire una filiera produttiva completa basata su regole comuni. Abbiamo fatto modello e sistema e questo ci ha caratterizzato e premiato. Per raggiungere questo abbiamo però fatto grandi sforzi e sacrifici. Ma alla fine chi semina raccoglie".

Stefano Lugli, dell'Università di Bologna, promotore ed organizzatore della seconda edizione del Convegno nazionale del ciliegio


"Oggi l'agricoltore dispone di un'ampia offerta varietale - spiega Michelangelo Grandi, ricercatore del Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -, che però risulta eccessiva per un periodo di raccolta così breve. Oggi il mercato vuole ciliegie di qualità. E' quindi necessario puntare su varietà dall'alto valore intrinseco: frutti grossi, di colore rosso brillante, dolci, aromatici, consistenti e dalla lunga shelf-life. Da un punto di vista agronomico devono entrare precocemente in produzione, essere di facile gestione, costanti nella produzione, uniformi nella maturazione, tolleranti allo spacco. Tra le varietà più interessanti: Sweet Aryana® PA1UNIBO* (-5/-3), Giant Red® Mariant(3/5), Grace Star* (6/8), Vera* (8/10), Carmen* (8/10), Sweet Lorenz® PA2UNIBO* (8/10), Folfer* (9/11), Marysa® PA6UNIBO* (10/12), Samba® Sumste* (14/16), Black Star* (18/20), Sweet Gabriel® PA3UNIBO* (18/20), Sweet Valina® PA4UNIBO* (20/22), Kordia (22/24), Ferrovia (22/24), Lapins (22/24), Sweet Saretta® PA5UNIBO* (22/24), Tamara* (24/26), Sweet Stephany® PA7UNIBO* (25/27), Skeena®* (28/30), Regina (30/32), Fertard* (33/35), Staccato® 13S2009* (38/40)".

"Nella realizzazione di un nuovo ceraseto la scelta della tipologia d'impianto ha assunto oggi grande importanza - spiega Stefano Lugli, ricercatore del Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -. Oggi l'impianto deve coniugare qualità, quantità e competitività. Tre le strade da percorrere: media densità con 500/600 piante ad ettaro, alte 4-5 metri e con sistema a palmetta, bandiera e vaso; alta densità con 800-1200 piante ad ettaro, altezza di 3-4 metri e con sistema a palmetta; altissima densità con 3000-6000 piante ad ettaro, altezza di 2-3 metri e sistema ad asse colonnare. Ogniuna adatta ad esigenze particolari e diverse condizioni pedoclimatiche. Tutte queste tipologie sono in grado di garantire produzioni elevate e costanti (media di 15 t/ha/nano) con un unico denominatore comune l'alta qualità delle ciliegie".

"La nutrizione delle piante e del suolo giocano un ruolo importante nel ciliegio - spiega Maurizio Quartieri, ricercatore del Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -. Ancora di più visto la rivoluzione tecnologica in atto. La sostanza organica è molto importante e la quantità da somministrare è di 50-80 t/ha, non limitandola alla sola fase di pre-impianto. L'inerbimento del suolo è sicuramente d'aiuto. Tra i macronutrienti l'azoto è certamente il più importante e il suo apporto può essere di 60-90 kg/ha. Benchè il ciliegio non soffra di particolari carenze nutrizionali, talvolta possono manifestarsi fenomeni di clorosi ferrica in presenza di fattori predisponenti. Il ciliegio si avvantaggia anche di apporto di boro. Interessante è l'apporto di biomasse pirolizzate (Biochar)". 

Adriana Bargioni (al centro) riceve il premio alla memoria per Giorgio Bargioni, padre della frutticoltura e cerasicoltura moderna scomparso l'1 febbraio 2012


"Oggi è necessario coprire i ceresati - spiega Guglielmo Costa, professore presso il Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -. In base alle nostre ricerche il vantaggio è interessante: effetto anti-cracking, controllo della maturazione, migliore qualità organolettiche, migliore aspetto e pezzatura, ostacolo allo sviluppo di fitopatie. La copertura da limite si è trasformata in occasione di sviluppo di nuovi modelli di produzione. Sebbene la spesa iniziale incida molto, i vantaggi sono indiscutibili. Inoltre la durata di 15-20 anni dell'impianto permette di ammortizzare adeguatamente i costi".  

"La ciliegia non presenta una vita di post-raccolta molto lunga - spiega Marta Mari, professoressa presso il Criof dell'Università di Bologna -. La sua durata è di 4-5 giorni. E' necessario migliorarla ed estenderla per poter raggiungere il nuovo consumatore e mercati più ampi. Nella nostra ricerca i frutti raccolti sono stati immediatamente sottoposti ad idrorefrigerazione in acqua a 0°C per 10 minuti. Poi sono state introdotte in sacchetti di polietilene ad atmosfera controllata. Dai risultati ottenuti emerge come questa tipologia di gestione influenza positivamente il calo peso dei frutti, l'aspetto e la shelf-life. Da un punto di vista qualitativo non abbiamo individuato sostanziali differenti. Tra le varietà testate Sweet Aryana® PA1UNIBO* si propone come una varietà che può essere conservata per oltre 20 giorni senza marcati decadimenti qualitativi".

“In un momento di rinnovamente della cerasicoltura la qualità paga - spiega Rino Ghelfi, professore presso il Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -. E' però necessario fare un'attenta analisi economica. La nostra ricerca ha evidenziato una maggiore convenienza per gli impianti coperti, perchè i maggiori costi sono controbilanciati dalle migliori rese produttive e dalla qualità, oltre che da un maggiore rendimento del cantiere di raccolta che rappresenta il punto fondamentale in una strategia di riduzione dei costi di produzione. Più articolate, invece, le considerazioni in merito all'incremento della densità, la cui convenienza è strettamente legata alla cultivar scelta. Quanto infine alla protezione degli impianti con reti anti-insetto, si è osservata una sostanziale sostenibilità economica degli impianti, oltre ad avere benefici sulla salubrità". 

"Il 31 gennaio 2015 sono state pubblicate, sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue, le modifiche al disciplinare di produzione della ciliegia Igp di Vignola - spiega Walter Monari, direttore del Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola -. In questo modo sarà possibile marchiare Igp la gran parte della produzione di Vignola. Le principali novità sono: ampliamento della scelta varietale di oggi e del futuro prossimo, aumento della densità d'impianto a 2 mila piante per ettaro, inserimento della forma d'allevamento a fusetto, vendita frazionata del prodotto (a condizione che ne vengano garantite tracciabilità e condizioni previste da disciplinare). Nel 2013 abbiamo marcato il 48% della produzione, nel 2014 il 28% e nel 2015 vogliamo arrivare al 70% del prodotto marcato".

Mauro Smeraldi, sindaco del Comune di Vignola (Mo), durante un momento della seconda edizione del "Convegno nazionale del ciliegio"

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: frutticoltura innovazione varietale innovazione convegni e simposi sostenibilità

Temi caldi: ciliegia

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 239.043 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner