Negli ultimi anni la gravità degli attacchi della cimice asiatica (Halyomorpha halys; Heteroptera, Pentatomidae) è ormai un dato di fatto in larga parte dell’opinione pubblica italiana. I danni arrecati in frutticoltura sono in estensione dal comprensorio modenese, da dove è storicamente partito l’attacco, a vaste zone limitrofe dell’Emilia-Romagna e di altre Regioni circostanti, sposandosi principalmente nel nord Italia.
 
La cimice ha tutti connotati propri di una specie aliena invasiva: è arrivata all’improvviso dopo aver devastato la frutticoltura americana, è un super-polifago capace di attaccare innumerevoli specie erbacee ed arboree ricche di linfa ed ha una etologia poco allineata a quella dei principali parassiti animali che arrecano danni nel nostro comparto orto-frutticolo. Si sposta continuamente da una coltura all’altra in funzione della ricchezza trofica e necessita di un continuo monitoraggio per seguirne gli spostamenti, generalmente compie due generazioni all’anno e, svernando come adulto, in zone ruderali, non è di facile intercettazione nei periodi di riposo vegetativo.
 
I danni arrecati ai frutti sono di tipo quali-quantitativo, soprattutto per il cattivo odore che la saliva dell’insetto conferisce, attraverso le numerose punture inferte alla polpa dei frutti. Come aggravante sia gli adulti sia le neanidi popolano maggiormente le porzioni più alte della chioma dei fruttiferi e anche per questo motivo sfuggono maggiormente alla bagnatura dei trattamenti.
 
Ad oggi non si conoscono ancora compiutamente né il comportamento, né l’evoluzione che potrà avere la cimice asiatica nel nostro ambiente, ma è cronaca attuale la difficoltà di contenimento degli attacchi, non solo per il corretto impiego degli insetticidi più efficaci ma anche per la totale assenza di predatori naturali, non ancora stabilmente insediati ed operanti nel nostro ambiente.
 

Monitorare e proteggere

Possiamo affermare che il monitoraggio è un punto di partenza essenziale per conoscere la presenza della cimice in un dato comprensorio e per selezionare tempestivamente quali specie fra quelle coltivate siano maggiormente colpite. Vista l’elevata polifagia, il monitoraggio avrà ancora maggior successo se al momento dello sfalcio o della raccolta di colture cerealicole o foraggere si avrà cura di spostare le trappole in prossimità di quelle circostanti con frutti pendenti non ancora raccolti.
 
Inoltre visto che non disponiamo a tutt’oggi di soglie d’intervento affidabili, è consigliabile affiancare ai monitoraggi l’esame visivo dell’infestazione e la collaborazione con la rete dei tecnici pubblici e privati, operanti nei settori frutticoli a maggiore specializzazione. È certo che l’impiego degli insetticidi è comunque garanzia e punto di partenza insostituibile per affrontare il diffondersi degli attacchi e le crescenti perdite produttive.
 
Dow AgroSciences può contribuire alla gestione del problema grazie alle recenti registrazioni di Reldan 22 e Reldan LO che contemplano in etichetta l’uso specifico contro la cimice asiatica, su pomacee e drupacee. L’elevata attività per contatto e ingestione, nonché asfissia, sono garanzia di abbattimento veloce per tutte le forme mobili presenti nel frutteto o in altri impianti a conduzione familiare.
 
In particolare Reldan LO, per il basso odore percepito, risulta ideale per tutti gli impieghi in prossimità dei centri aziendali, per la sicurezza degli operatori, degli astanti e dei cittadini in genere. Per tutte queste ragioni Dow AgroSciences è orgogliosa di contribuire ancora una volta alla crescita professionale della nostra agricoltura.