Torna la cambiale agricola. E non solo...

Quali sono gli strumenti che le aziende agricole hanno a disposizione per finanziarsi? E quali sono gli ammortizzatori sociali per i lavoratori del comparto? Di questo si è discusso durante il webinar organizzato dagli Stati generali mondo del lavoro

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Le aziende agricole hanno sofferto molto a causa del lockdown (Foto di archivio)
Fonte foto: © adrian ilie825 - Adobe Stock

Le aziende agricole hanno attraversato un momento buio durante il lockdown causato dalla pandemia di coronavirus e ora fanno i conti con i danni subiti negli ultimi mesi. Il panorama è vario perché se molte aziende non si sono mai fermate, altre hanno i bilanci in rosso (florovivaismo, vitivinicolo, agriturismi). Per cercare di alleggerire la situazione ci sono strumenti pensati dal Governo per finanziare la ripresa nonché ammortizzatori sociali per i lavoratori.

Di questo si è discusso durante il webinar dal titolo 'Fiscalità, finanza e gestione della crisi nel settore agrifood' organizzato dagli Stati generali mondo del lavoro. Il secondo di una serie di webinar incentrati sul settore agroalimentare che preparano la strada all'evento live dal titolo Stati generali mondo del lavoro Agrifood che si terrà a Cuneo dal 13 al 15 ottobre prossimi.
 

Finanziare la ripresa: gli strumenti a disposizione

Dallo scoppio della pandemia in poi il Governo ha varato tre decreti che hanno provato a dare respiro alle imprese: Cura Italia, decreto Liquidità e decreto Rilancio. All'interno di questi provvedimenti sono state previste misure spot, come il bonus di 600 euro per marzo e aprile o la proroga dei versamenti o ancora l'anticipo Pac al 70%. Senza contare la moratoria su mutui e l'esenzione Imu per certi fabbricati agricoli.

Accanto a questi provvedimenti limitati dal punto di vista temporale, sono state però previste delle misure più strutturali. "È bene che le aziende non rincorrano esclusivamente le norme spot, ma tengano alta l'attenzione sui provvedimenti strutturali che possono davvero consentire il rilancio delle attività", ha spiegato Alberto Tealdi, dottore commercialista e revisore legale.

"Provvedimenti come la proroga dei versamenti danno una mano nell'immediato, ma con il rischio di creare un imbuto successivamente. Mentre la concessione di finanziamenti agevolati rappresenta uno strumento importante per le imprese".
 

A questo proposito gli strumenti a disposizione sono diversi. Nel decreto Cura Italia ad esempio c'è la possibilità per le aziende di chiedere finanziamenti fino a 25mila euro (poi portati a 30mila) coperti con garanzia statale. Questo significa tassi di interessi bassi e condizioni di favore nelle modalità con cui si deve rientrare del debito.

La novità è che le aziende agricole, che potevano accedere a questo strumento solo tramite Ismea, ora possono invece rivolgersi anche alle banche che a loro volta sono garantite dal Mediocredito centrale.

Ma è anche possibile chiedere un prestito fino a 800mila euro (il massimale dipende dal fatturato dell'anno precedente o dalla spesa per dipendenti) con garanzia statale al 90%. Significa tassi bassi e meno oneri.

Mentre chi ha già una linea di credito aperta con un istituto di credito può consolidarla, chiedendo la garanzia statale, che in questo caso copre l'80% del debito. In questo modo le condizioni per l'azienda agricola si alleggeriscono sia in termini di rate da pagare che di oneri accessori. E i decreti del Governo prevedono che le banche debbano concedere, se richiesto, un 25% di liquidità aggiuntiva.

Ci sono poi 'vecchi' provvedimenti di cui si è parlato poco, come il credito di imposta al 40% sull'acquisto di beni strumentali 4.0, introdotto con la scorsa finanziaria. Di questo argomento abbiamo parlato approfonditamente su AgroNotizie in quanto si tratta di uno strumento utile a svecchiare il parco trattori, rendendolo più sicuro e moderno.

C'è poi il bando Isi-Inail per l'acquisto di trattori e attrezzature nuove. C'è tempo fino al 24 settembre prossimo per accedervi, ma attenzione, le risorse sono limitate e il contributo del 40-50% andrà solo a chi entrerà in lista.

All'interno del decreto Rilancio (di cui si aspettano con ansia i decreti attuativi) l'esecutivo ha stanziato oltre un miliardo per il settore primario e ha deciso un rifinanziamento con oltre 30 milioni di euro della cambiale agricola. Uno strumento erogato da Ismea che prevede finanziamenti fino a 30mila euro a tasso zero. Condizioni talmente vantaggiose che avevano visto finire i fondi in poche ore.
 

Gli ammortizzatori sociali per il settore agricolo

Se quelli visti fino ad adesso sono provvedimenti in favore delle aziende agricole, sono previsti anche sostegni al reddito dei lavoratori. "Il settore primario è partito svantaggiato perché gli ammortizzatori sociali che erano previsti dalla normativa non erano pensati per il mondo agricolo, che è sempre stato un po' la Cenerentola tra i settori produttivi", ha spiegato Andrea Fiumi, consulente del lavoro esperto del settore primario.

Gli ammortizzatori sociali a cui i lavoratori delle aziende agricole possono accedere sono:
  • La Cassa integrazioni guadagni ordinaria (Cig), pensata per i lavoratori, operai e impiegati, delle cooperative agricole e di trasformazione.
  • La Cisoa (Cassa integrazione speciale operai agricoli) che invece è pensata per gli operai, gli impiegati e i quadri assunti da imprese agricole private a tempo indeterminato.
  • La Cassa integrazione guadagni in deroga, che invece ha come destinatari i lavoratori a tempo determinato (tipici del mondo agricolo). Si tratta di uno strumento straordinario, finanziato di volta in volta dal Governo, che tuttavia non viene gestito dall'Inps, ma dalle regioni. Significa che le aziende, in maniera autonoma o attraverso le associazioni di categoria, fanno richiesta della Cigd alle regioni. La documentazione (corposa e differente da regione a regione) viene poi inviata all'Inps che a sua volta procede ad erogare l'assegno. Ma questo meccanismo macchinoso ha portato molti lavoratori a non aver ancora percepito un euro.

E attenzione, perché l'assegno non è l'80% dello stipendio, come spesso si sente dire, ma varia dal 60 al 70%, con inevitabili ripercussioni sulla capacità di spesa della famiglie, ha spiegato Fiumi.

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