Bioeconomia e produzioni alimentari sostenibili? Il dilemma della Germania

La nuova strategia tedesca per la bioeconomia, approvata recentemente dal governo, non tiene conto dei risvolti sociali e potrebbe ostacolare una produzione alimentare sostenibile, denunciano le organizzazioni ambientaliste

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La strategia sulla bioeconomia prevede l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili
Fonte foto: © Fabian Faber - Fotolia

Il ministro tedesco dell'Agricoltura Julia Klöckner sogna che un giorno tutti utilizzino "pneumatici fatti di tarassaco, portiere delle automobili costruite in fibra di canapa e stivali realizzati in gomma di mais".

Con queste parole Klöckner ha descritto la nuova Strategia tedesca per la bioeconomia, approvata dal governo federale il 15 gennaio scorso. La strategia è la terza nel suo genere e aggiorna le versioni precedenti, risalenti al 2010 e al 2013.

La logica della strategia sembra incredibilmente semplice: l'economia dovrebbe passare sempre più alle materie prime rinnovabili, il che significa che dovrebbe diventare indipendente da carbone, petrolio e gas. Mentre dobbiamo importare molti combustibili fossili, secondo Klöckner le energie rinnovabili crescono su prati, campi e foreste.

L'ampia strategia elaborata dal suo ministero, insieme a quello della Ricerca, si basa su due principi: concentrarsi fortemente sulla biotecnologia e sulla ricerca e fornire all'industria più materie prime di origine biologica. Alcuni dei materiali di base per i prodotti bioeconomici sono ad esempio piante, microrganismi, alghe o funghi.

La strategia tedesca per la bioeconomia non è una iniziativa isolata, dato che circa 60 paesi in tutto il mondo hanno sviluppato tali strategie con l'obiettivo di convertire le loro economie in un'ottica di maggiore sostenibilità.

Per il ministro della Ricerca Anja Karliczek, la bioeconomia offre chiaramente anche opportunità economiche perché un'economia sostenibile assicura alla Germania "una posizione di leadership sui mercati del futuro a lungo termine".
 

La strategia non riguarda la Pac

Sebbene gli esperti abbiano elogiato la strategia perché lungimirante, è stata comunque oggetto di critiche. In una analisi dettagliata, l'Unione per la conservazione della natura e della biodiversità (Nabu), tra tutte le organizzazioni, ha criticato il documento del governo perché si concentra troppo sulla biologia omettendo invece gli aspetti sociali.

"Tuttavia, lo sviluppo sostenibile richiede anche cambiamenti culturali, economici e istituzionali che non saranno privi di resistenza e conflitti", hanno avvertito gli ambientalisti.

L'organizzazione ha criticato il governo per la semplice ragione che non ha presentato cambiamenti istituzionali, ad esempio per quanto riguarda la Pac. Tuttavia nella strategia Ue sulla bioeconomia (che la Commissione ha presentato nell'ottobre 2018) il miglioramento delle condizioni di vita di agricoltori e pescatori è un obiettivo chiaro, che è anche elencato come uno dei nove obiettivi della Pac.

Tuttavia nella Strategia tedesca sulla bioeconomia non sono menzionati né la Pac né i suoi obiettivi, come la ristrutturazione delle filiere alimentari, la conservazione dei paesaggi o la garanzia di alimenti sani. Nabu ha invece criticato l'attenzione sull'ottimizzazione digitale, che si basa troppo sulla tecnologia e sul miglioramento dei singoli impianti.
 

Bioeconomia Vs produzione alimentare?

E invece l'opposizione al governo ha sostenuto esattamente il contrario. Il Free democratic party (Fdp), esperto di tecnologia, ritiene che la nuova strategia non solo non abbia obiettivi definiti e misurabili, ma anche che manchi "un impegno positivo per sfruttare le opportunità offerte dall'ingegneria genetica" nel campo agricolo.

L'Fdp ha suggerito che, affinché la Germania possa beneficiare delle opportunità offerte dalla bioeconomia, la legge tedesca sull'ingegneria genetica, che ha venti anni, deve essere riformata e adattata alle New breeding techniques. E' questa la posizione del responsabile della politica tecnologica del gruppo parlamentare dell'Fdp, Mario Brandenburg. E il suo partito ha presentato una mozione in tal senso al Bundestag tedesco.

E fino a che livello e come la bioeconomia contribuisce ad ostacolare una produzione alimentare sostenibile? Dopotutto, la coltivazione su larga scala di colture per la produzione di materiali 'green' per l'economia significa anche meno spazio per la produzione alimentare.

Per discutere di tali limiti e obiettivi contrastanti della bioeconomia, la strategia prevede anche il potenziamento dell'attuale Consiglio per la bioeconomia del governo tedesco. I rappresentanti dell'industria e della società discuteranno, tra l'altro, di come la bioeconomia può garantire la sicurezza alimentare.

Tuttavia, questo dilemma non può essere risolto dalle sole nuove tecnologie, come suggerito dal governo tedesco, ha affermato l'amministratore delegato di Nabu, Leif Miller. E il governo deve essere sincero con tutti i soggetti coinvolti, in quanto "la trasformazione dell'economia avrà successo solo se consumeremo meno".
 
Florence Schulz (Euractiv.de)
 
Azione cofinanziata dall'Unione europea

Questo progetto è stato finanziato con il sostegno della Commissione europea. La presente pubblicazione [comunicazione] rispecchia unicamente le opinioni dell'autore. La Commissione non può essere ritenuta responsabile dell'uso che verrà fatto delle informazioni in essa contenute.
 
Questo articolo, tradotto in italiano, fa parte di un progetto cofinanziato dall'Unione europea con l'obiettivo di raccontare e far conoscere all'opinione pubblica le differenti agricolture all'interno dell'Ue. Il progetto coinvolge i media di settore di sette Stati differenti che hanno raccontato ognuno l'agricoltura del proprio paese. A coordinare il progetto è il network editoriale Euractiv.com. AgroNotizie è stata scelta in rappresentanza dell'Italia

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