E' stato firmato ieri all’Expo il Manifesto per il made in Italy da Confagricoltura, Expo, Gruppo Sanpellegrino, Fondazione Altagamma Confartigianato. Dieci punti per confermare e rilanciare l’Italia quale grande Paese, raccogliendo le opportunità date dell’Esposizione universale.

Il sistema agroalimentare italiano ha tutti i numeri per essere il migliore d’Europa, ma nonostante la qualità dei prodotti e l’amore che gli stranieri mostrano per il nostro cibo, soffre di difficoltà che vanno superate. L’italian sounding è un tentativo di inseguire i sapori e i saperi italiani e, in questo senso ha qualcosa di positivo. E’ sempre meglio farsi inseguire, anziché rincorrere. Tutt’altra cosa è la contraffazione, che va punita e stroncata”. Lo ha osservato Massimiliano Giansanti, vicepresidente Confagricoltura, partecipando al convegno ‘Il made in Italy dopo l’Expo, fare sistema per vincere nel mondo”, organizzato dal Gruppo Sanpellegrino con il sostegno della Fondazione Altagamma, che ha preceduto la firma del Manifesto.
 
Per l’agricoltura c’è di un deficit di produttività rispetto a quella di altri Paesi europei. Poi c’è la burocrazia: è inutile avere degli ottimi prodotti - ha sottolineato Giansanti esaminando i punti di forza e di debolezza della filiera agroalimentare nazionale - se poi non riusciamo a farli arrivare in quei mercati che oggi rappresentano un grande terreno di conquista per l’agricoltura europea. Per spedire merci via nave, ad esempio, le aziende italiane devono aspettare 19 giorni, quasi il doppio rispetto ai concorrenti tedeschi, spagnoli o francesi. Le dimensioni ridotte di molte imprese pesano, indubbiamente, in maniera negativa sulla produttività del sistema italiano. Per questo è fondamentale aggregarsi per raggiungere strutture più solide ed efficienti”.

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