Uno studio su glifosate viene ritirato e subito parte la litania di titoli e articoli sensazionalisti volti a cavalcare un'onda che di fatto non esiste. C'è chi parla di frode scientifica, chi di marcia indietro su glifosate, con tanto di punto esclamativo. Persino Coldiretti, associazione di agricoltori che glifosate pur lo usano, definisce lo studio "fake" commentandone la retraction. 


In sostanza, i messaggi lanciati sono tutti focalizzati sul medesimo punto: lo studio che "assolveva" o che "scagionava" glifosate non valeva nulla e quindi, secondo chi tali messaggi ha realizzato, il rinnovo europeo di glifosate non starebbe più in piedi. Meglio quindi spiegare i fatti, punto per punto.

 

Retraction ininfluente: vediamo perché

  • Primo punto: quello studio non "assolveva" né "scagionava". Semplicemente, riportava una serie di osservazioni dalle quali non risultava alcun effetto cancerogeno dell'erbicida. Piaccia o meno, ci sono anche quelle;
  • secondo punto: non è stato ritirato a causa di chissà quali scoperte di falsificazioni dei dati riportati nella review. La retraction deriva dal fatto che fra gli autori della pubblicazione non erano stati riportati alcuni ricercatori di Monsanto. Comportamento maramaldo già di per sé biasimabile, anche perché il ghost-writing rientrava proprio nel modus operandi della Casa di St. Louis: fare le cose di nascosto, da dietro le quinte. Pessima abitudine la quale, come si vede, ha le gambe corte, esattamente come le bugie;
  • terzo punto: il più importante. Il rinnovo europeo di glifosate non è stato rilasciato in base a "quello" studio, bensì è giunto a valle di un'analisi scientifica in cui sono stati considerate migliaia di fonti bibliografiche;
  • quarto punto: quella sotto accusa figurava sì nella lista delle pubblicazioni raccolte, ma a quanto pare non è rientrata nemmeno fra quelle che hanno guidato le decisioni finali di Efsa. Quindi tutto era, quello studio, tranne che il pilastro su cui poggiava la salvezza dell'erbicida, come invece è stato furbescamente spacciato.

Altarini contro

Così come sono stati scoperti gli altarini di Monsanto su quella review, altri altarini sono stati rivelati da Modern AG Alliance, la quale si auto definisce "[...] coalizione eterogenea, fondata da Bayer, che oggi rappresenta più di 110 organizzazioni agricole che si battono per garantire agli agricoltori statunitensi l'accesso agli strumenti di protezione delle colture di cui hanno bisogno per garantire un approvvigionamento alimentare nazionale robusto e accessibile".


Quindi, è stato il blocco anti-pesticidi a partire con la raffica di articoli-rivelazione sulle marmelle di Monsanto, salvo vedere poi un'associazione di agricoltori che risponde loro a tono pubblicando un testo in cui vengono condivise interessanti informazioni su chi ha indotto la rivista a ritirare la review su glifosate.  


Si potrà storcere il naso sapendo che quell'associazione di agricoltori è stata agevolata proprio da Bayer, la quale ha acquisito Monsanto. Ma almeno in questo caso la cosa è dichiarata e trasparente, a differenza dei sotterfugi tipici della vecchia Monsanto. 


A sua volta, però, l'articolo di Modern AG deriva dall'analisi dei fatti elaborata e pubblicata su Firebreak da David Zaruk , noto anche come Risk-Monger. Stando a quanto rivelato da Zaruk, molto vi sarebbe da dire anche su chi ha dato la stura alla retraction stessa. In base alle sue indagini, Risk-Monger ha infatti scoperto quanto segue:

  • la procedura di retraction è stata una legittima ritrattazione basata su questioni di integrità scientifica. Se si ricorre al ghost writing si mette infatti in dubbio l'onestà intellettuale dell'intero processo. Il che non implica però che il processo abbia prodotto risultati falsi, come appunto accaduto con la pubblicazione su glifosate;
  • la retraction è stata sollecitata da un articolo pubblicato tre mesi prima da Naomi Oreskes, fra gli ideatori de "La Jolla Playbook", gruppo di pressione che mira a un cambiamento basato sul profittevole business del contenzioso legale, anziché attraverso i normali processi democratici;
  • "La Jolla Playbook" è nato nel 2012 durante un workshop tenutosi appunto presso l'università californiana de La Jolla, ove diversi accademici, avvocati e Ong decisero di utilizzare contro altri settori industriali le medesime strategie adottate contro le industrie del tabacco: far loro causa fino a rovinarle e farle chiudere. Se poi ve ne siano le ragioni o meno, magari, se ne potrebbe discutere. 

 

Stando a David Zaruk, peraltro, l'articolo che denunciava il ghost writing di Monsanto pare sia stato a sua volta scritto non da Naomi Oreskes, bensì da uno studente finanziato dal Rockefeller Family Fund, fondazione nota per le posizioni green che ha nel tempo foraggiato anche parte dell'attivismo di Naomi Oreskes stessa. Se tale fatto corrispondesse a verità ci si troverebbe quindi di fronte a un divertente caso di ghost writing che denuncia un altro ghost writing


Interessante, infine, sapere che l'attuale co-direttore della rivista che ha ritirato l'articolo è Martin van den Berg, definito da Zaruk un "[...] veterano delle battaglie contro l'industria, salito alla ribalta all'inizio degli anni 2000 come scienziato attivista che eseguiva rudimentali test del sangue per il biomonitoraggio a sostegno delle campagne delle Ong contro i ritardanti di fiamma bromurati".

 

Un altro tassello utile, questo, a meglio comprendere le dinamiche molto più ideologiche che scientifiche utilizzate per ottenere la retraction. 

 

Nulla di sconosciuto alle Autorità di regolamentazione

Chi in Europa ha valutato i diversi studi su glifosate, al fine di deciderne il rinnovo o meno, sapeva bene che quella specifica review poggiava su studi non pubblicati forniti dalla stessa Monsanto. Non era cioè un mistero. Male resta però il fatto che i ricercatori che hanno pubblicato la review, pur dichiarando le origini degli studi, abbiano omesso di dire che anche altri ricercatori, di Monsanto, avevano partecipato senza poi comparire. Quindi un pasticciaccio brutto nato da una mezza verità, mischiata a una mezza omissione


Efsa ha però valutato una miriade di studi, oltre tremila, che confermavano la sicurezza per l'Uomo di glifosate. Quindi, per dirla tutta, le conclusioni della review ritirata sono state confermate nei fatti dal resto della bibliografia considerata. Del resto, anche le altre principali autorità regolatorie internazionali, come Epa negli Stati Uniti o la Health Canada, hanno ribadito che la review incriminata non ha avuto ruoli rilevanti nel complessivo processo di valutazione.

 

A conferma, il consenso scientifico alla base del rinnovo europeo non si sposta di un millimetro e rimane comunque il medesimo: glifosate è stato considerato sicuro se utilizzato secondo le indicazioni prescritte. Dal 2000, anno di pubblicazione dell'articolo ritirato, sono stati infatti condotti molti altri studi, come per esempio l'Agricultural Health Study che ha seguito oltre 50mila agricoltori per più di vent'anni, senza evidenziare rischi sanitari associati all'uso di glifosate.

 

Un inutile gioco a nascondino

Come conclusione si deve ammettere una banale verità: se le prove sono solide, non v'è alcuna ragione di ricorrere a sotterfugi. Ciò per due motivi: il primo è che i sotterfugi non sono mai eticamente corretti, il secondo che è comportamento miope e pericoloso, come confermato dai fatti sopra descritti. 


Meglio quindi giocare sempre senza tenere strani assi nelle maniche, illudendosi di vincere più facilmente. Soprattutto quando in mano, di assi, se ne ha già un poker