La Corte dei Conti dell'Unione Europea ha espresso un parere fortemente negativo e le sue pesanti osservazioni sui progetti di regolamento che - una volta approvati - disciplineranno l'agricoltura e il settore agroalimentare dell'Unione dal 2028 al 2034. Ieri, 9 febbraio 2026, dal numero 12 di rue Alcide De Gasperi in Lussemburgo, la Corte ha fornito al Parlamento Europeo e al Consiglio dell'Ue il proprio parere di esperto indipendente sulle proposte della Commissione Europea relative alla Politica Agricola Comune (Pac) e all'Organizzazione Comune dei Mercati (Ocm).

La Corte formula osservazioni sulla futura impostazione e attuazione della Pac al fine di garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell'Ue. E mette in guardia contro diversi rischi derivanti dall'incertezza e dalla scarsa chiarezza del quadro complessivo e sottolinea la necessità che i finanziamenti dell'Ue restino tracciabili.

 

La proposta di Pac e Qfp e piani nazionali

Nel 2025, la Commissione ha presentato un progetto di bilancio dell'Ue per il 2028-2034, anche detto Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp), per un totale di 2mila miliardi di euro. Con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro, il Fondo Europeo costituirebbe la componente preponderante del prossimo Qfp. La Pac, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell'Ue, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo Unico sulla base di piani nazionali.

 

Saltano i due Pilastri

"È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l'agricoltura" è scritto in una nota stampa della Corte dei Conti. Secondo la Corte "La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due Pilastri della Pac: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l'altro per lo sviluppo rurale".

 

Finanziamenti meno prevedibili

La Corte osserva che le "complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un'architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l'erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l'obiettivo della semplificazione".

 

A seguito dell'accordo interistituzionale tra i presidenti del Parlamento Europeo e della Commissione e la Presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito di trasferire alcune disposizioni dal Fondo Europeo al Regolamento sulla Pac, la Corte ritiene che "i legislatori dell'Ue potrebbero trasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa".

 

Importo Pac incerto e difficile da confrontare

Tuttavia, si potrebbe anche generare una certa incertezza, poiché "l'importo complessivo dei finanziamenti della Pac sarebbe noto solo dopo l'adozione dei piani nazionali nell'ambito del Fondo Unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l'importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la Pac nell'ambito dell'attuale Qfp e la potenziale dotazione nell'ambito del prossimo Qfp".

 

Incertezza sugli interventi

Ulteriore incertezza secondo la Corte dei Conti "deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della Pac dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi Paesi dell'Ue". A tale riguardo, la Corte sottolinea che "la rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei Conti Europea possa svolgere il proprio ruolo".

 

Stime di impatto quasi impossibili

Data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai Paesi dell'Ue nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, difficile - secondo la Corte - formulare stime realistiche riguardo all'impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali".

 

Possibili disparità tra gli agricoltori di Paesi diversi

Inoltre, la maggiore flessibilità consentita ai Paesi dell'Ue "non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della Pac, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell'ambiente e l'azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno". Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo.

 

Pac post 2027 in sintesi

Per capire meglio le osservazioni mosse dalla Corte dei Conti Europea, ecco come fino ad ora è stata prefigurata la Pac post 2027.

 

Il Fondo Europeo accorperebbe fondi precedentemente separati e farebbe confluire i finanziamenti dell'Ue per diverse politiche storiche in un unico Piano Nazionale per ciascun Paese. I pagamenti della Pac agli Stati membri possono essere basati sulle realizzazioni oppure sul conseguimento di traguardi e obiettivi.

 

La Pac riceverebbe la dotazione di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori (importo "riservato"), mentre altre misure della Pac, come il Programma di Sviluppo Rurale Leader che attribuisce maggiori responsabilità alle comunità locali, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma dell'Ue destinato alle scuole, sarebbero finanziati dall'importo "non riservato". L'accordo interistituzionale suggerisce un "obiettivo rurale" del 10% dell'importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi correnti).

Leggi anche Pac post 2027, la Commissione ci ripensa: il budget sale a 387 miliardi di euro

Inoltre, nell'ambito dell'accordo Ue-Mercosur, la Commissione ha proposto che i Paesi dell'Ue abbiano altresì accesso a circa 45 miliardi di euro dell'importo di flessibilità a partire dal 2028, al fine di rispondere alle esigenze degli agricoltori e delle comunità rurali.

 

Le reazioni in Italia

"L'odierno parere della Corte dei Conti Europea non fa altro che confermare quanto andiamo dicendo da tempo, ovvero che l'attuale impostazione della Pac post 2027 mostra più di qualche stortura, sulla quale bisogna intervenire con la massima urgenza per scongiurare il rischio di incidere sulla redditività dei produttori agricoli e, di conseguenza, sulla sicurezza alimentare di tutta l'Europa, così come sulla sostenibilità ambientale e sociale di un comparto che apporta un contributo insostituibile in termini di tutela e presidio del territorio". Lo ha fatto notare ieri il presidente della Copagri, Tommaso Battista, sulla base dei contenuti dell'articolata pronuncia dell'Organismo di Controllo Finanziario dell'Unione Europea.

 

Gli fa eco Cristian Maretti presidente di Legacoop Agroalimentare: "Le osservazioni della Corte dei Conti Europea confermano le criticità espresse dalla nostra organizzazione sulla Pac che viene indebolita e frammentata", commenta. "Le valutazioni della Corte rappresentano una conferma autorevole e inequivocabile delle preoccupazioni sollevate da tempo da Legacoop Agroalimentare".

 

Confagricoltura con una nota auspica: "che il parere odierno porti i colegislatori a riflettere su queste preoccupazioni messe in luce anche dalla Corte dei Conti Europea e ad adattare la proposta della Commissione recependo i suggerimenti necessari a contrastare i rischi enunciati".