In Italia la coltivazione dell'olivo (Olea europaea) sta subendo gravi perdite a causa di diverse problematiche tra cui la desertificazione e il rischio di incendi dovuti alla crisi climatica, l'aumento del costo del gasolio, la diffusione della Xylella fastidiosa e la riduzione di principi attivi per la difesa fitosanitaria. In particolare, gli oliveti coltivati in zone svantaggiate sono quelli più colpiti dall'abbandono perché difficilmente gestibili e quindi considerati poco remunerativi.

 

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Tuttavia, alcune tecniche agronomiche potrebbero aiutare a ridurre le operazioni di gestione, come la pacciamatura con materiale plastico. Oltre al classico telo pacciamante in polietilene, è possibile utilizzare un telo antialga, come quello attualmente sperimentato nell'azienda agricola di Ennio Petti a Serracapriola (Fg).

 

In questo articolo AgroNotizie® ha intervistato Ennio Petti, titolare dell'azienda agricola, e Francesco Di Lucia, agronomo che segue l'impianto, per approfondire differenze, benefici e criticità dell'uso del telo antialga come pacciamante.

 

Pacciamatura in oliveto: un quadro generale

Tradizionalmente in oliveto si usa la pacciamatura organica, costituita da erbe infestanti e residui di potatura appositamente trinciati e distribuiti sotto l'albero. La pacciamatura inorganica con telo plastico, invece, svolge un ruolo più marginale, perché l'olivo è considerato una frutticola non ad alto reddito e quindi in questo caso le ricerche su questo materiale sembrerebbero ancora poco esplorate.

 

"Il telo antialga è utilizzato normalmente nelle serre idroponiche e con float system perché assorbe la luce limitando quella a disposizione per le alghe. Mentre, in vivaio, evita la crescita delle infestanti essendo perfettamente permeabile" spiega l'agronomo Francesco Di Lucia.

 

Questa tipologia di film plastico fornisce gli stessi vantaggi agronomici di un tradizionale telo in polietilene. Ovvero favorisce l'attività microbica tellurica (velocizzando la mineralizzazione della sostanza organica), abbassa il potenziale germinativo dei semi infestanti con minori interventi diserbanti, diminuisce l'erosione del suolo per via del ruscellamento superficiale e trattiene più a lungo l'umidità.

 

Inoltre, essendo fatto di polipropilene è permeabile sia con l'acqua che con l'aria.

 

Oliveto pacciamato: aspetti tecnici

Ennio Petti sperimenta già da cinque anni il telo antialga nella sua azienda agricola. Ha 50 olivi pacciamati delle varietà Santa Caterina, Rotondella e Parenzana (gli alberi hanno un'età di 65 anni) su una superficie totale di 2.500 metri quadri. Di queste cinquanta piante alcune non sono state pacciamate per confrontarle con quelle non pacciamate.

 

Potatura

La gestione della chioma rimane invariata e il momento migliore per potare l'albero rimane sempre tra fine inverno l'inizio della primavera.

 

"Il telo non permette la trinciatura dei residui di potatura; tuttavia, essendo permeabile consente l'utilizzo di concimi organici che mantengono i livelli di sostanza organica stabili nel suolo" dice Di Lucia.

 

Suolo e irrigazione

Rispetto poi ad un oliveto lavorato con mezzi meccanici si rileva una maggiore sofficità del suolo, dovuta probabilmente alla riduzione dei passaggi della trattrice e senza la formazione della "suola di lavorazione".

 

Telo pacciamante antialga in oliveto

Telo antialga steso lungo tutta la fila

(Fonte: Azienda agricola Ennio Petti)

 

Durante il periodo estivo il telo antialga contribuisce ad evitare perdite di umidità del suolo massimizzando così l'assorbimento radicale. Un vantaggio agronomico che lo stesso Ennio Petti, il titolare dell'azienda, ha riscontrato: "Nella zona in cui coltivo non arrivano le bocchette del consorzio di bonifica. Il telo, perciò, è importante per trattenere l'acqua piovana e renderla disponibile quando l'albero ne ha bisogno".

 

I benefici potrebbero esserci anche per chi ha la possibilità di irrigare l'impianto con un impianto a goccia, massimizzando così l'uso sostenibile dell'acqua.

 

"Generalmente nel pacciamato la vigoria è migliore perché l'albero nel periodo estivo è meno soggetto agli stress idrici" aggiunge Di Lucia.

 

Trattamenti fitosanitari e concimazione

Che si tratti di un oliveto convenzionale, integrato o biologico la difesa e la concimazione vanno eseguite come da protocolli. "Per i trattamenti fitosanitari la velocità della trattrice deve essere ridotta per non arrecare danni al telo, ma è solo un accorgimento tecnico facilmente realizzabile" dice Di Lucia.

 

Il titolare dell'azienda però ha deciso di lasciare una fila scoperta ogni tre filari, in modo da avere più spazio e agevolare ulteriormente queste pratiche, compresa la raccolta delle olive.

 

Raccolta delle olive

La riduzione dei passaggi con le macchine agricole consentirebbe di mantenere le branche più basse (non c'è bisogno di potarle), favorendone l'entrata in produzione. Secondo Petti, questo rappresenta un ulteriore beneficio, poiché tutte le parti della chioma contribuiscono alla produzione di olive. Questo poi influirebbe sul portamento della chioma, che risulta più ricadente rispetto ad un oliveto potato in maniera tradizionale.

 

Differenze fra olive con pacciamatura e senza pacciamatura

Differenze fra olive di alberi pacciamati (in alto) e non pacciamati (in basso)

(Fonte: Azienda agricola Ennio Petti)

 

"La raccolta è molto facilitata. Con qualsiasi condizione si riesce a stare in campo, i frutti non stanno a contatto con il terreno e si riesce a stendere le reti per le olive senza problemi" spiega Petti.

 

Riduzione dei rischi operativi

In areali siccitosi il rischio di incendi aumenta, con danni alle coltivazioni. In questi contesti l'inerbimento è sconsigliato, mentre l'impiego di un telo plastico può contribuire a una diversa gestione del rischio.

 

Inoltre, il minore utilizzo delle macchine agricole previene la possibilità di infortuni durante le operazioni colturali, in particolare in zone di collinari.

 

Produzione di olive e olio

"In termini quantitativi non si registrano riduzioni di resa produttiva" continua Di Lucia.

 

Petti aggiunge: "La produzione per albero è in media di 40 chilogrammi. Prima di usare il telo producevo il 30% in meno, quindi 12 chilogrammi per albero". La produzione di olio, perciò, è passata da 250 litri a 400 litri.

 

Telo antialga: costi, posa e ritorno economico

Prima di effettuare l'investimento, Petti consiglia di valutare con attenzione le caratteristiche del prodotto, a partire dal peso per metro quadro: "Il film plastico che utilizzo è di 130 grammi al metro quadro ma è valido anche quello da 150 grammi al metro quadro. Consiglio queste due tipologie perché sono più resistenti e hanno una durata di almeno 20 anni".

 

Il peso incide anche sul costo finale del materiale: "Ho acquistato quattro rotoli da 100 metri di lunghezza per 3,15 metri di larghezza. In totale ho speso circa 1.300-1.400 euro".

 

Si passa poi al posizionamento del telo antialga sotto l'impianto. "La messa in posa del telo è di sicuro un fattore impattante in termini di costi. Tuttavia, i benefici per la microflora del suolo, l'eliminazione dei costi legati alle lavorazioni del terreno e alle trinciature dell'inerbimento nel lungo periodo, in teoria, ripagano l'investimento iniziale" specifica Di Lucia.

 

Secondo Ennio Petti si deve coprire tutta la superficie interessata in modo che il telo diventi un pezzo unico. "All'inizio ho picchettato a terra con dei ferri a U ad una profondità di 20-30 centimetri ma purtroppo 2-3 anni fa un forte vento mi ha spazzato via il telo. Ho quindi rivalutato la modalità di messa in posa optando per incollare le giunzioni". In questo modo il vento non può infiltrarsi e sollevare il telo, evitando ulteriori costi di manodopera.
La modalità di messa in posa, comunque, dipende sia dall'areale di coltivazione che dalle esigenze aziendali.

 

Per quanto riguarda il ritorno economico dell'investimento: "Ho valutato l'investimento iniziale di circa 2mila euro e con l'uso del telo pacciamante in tre anni ho recuperato circa 2.500 euro. Questo perché ho ridotto drasticamente l'uso della trattrice con i costi annessi (gasolio e assicurazione) e ho diminuito i costi di gestione dell'impianto".

 

Prospettive future

Per concludere, la tecnica, sebbene comporti una serie di benefici agronomici ed economici, non è ancora diffusa per via di un mancato approfondimento scientifico.

 

"Personalmente ritengo che la tecnica vada approfondita da parte dalle Università e dagli enti di ricerca perché potrebbe dare una risposta concreta al progresso tecnologico necessario per migliorare la produttività economica e ambientale dell'olivicoltura - dice Di Lucia -. Andrebbe sicuramente studiata e messa a punto una tecnica mista di pacciamatura con telo antialga sulla fila che consente la trinciatura dei residui di potatura in campo e allo stesso tempo garantisce i vantaggi della pacciamatura sotto chioma".

 

In ambito operativo poi persistono difficoltà nell'evoluzione della gestione tradizionale dell'olivo. Ma per gli agricoltori interessati ad approcciarsi a questa tipologia di pacciamatura l'agronomo consiglia: "Sarebbe bene testarlo prima su terreni dove la meccanizzazione è più difficoltosa e dove si massimizza il vantaggio della non lavorazione del suolo. E di testarlo anche su oliveti non irrigui, dove l'effetto della pacciamatura consente di migliorare la gestione dell'acqua nei periodi siccitosi".

 

Olivo con pacciamatura plastica

Portamento ricadente della chioma in un olivo con pacciamatura

(Fonte: Azienda agricola Ennio Petti)