Grande manifestazione di agricoltori ieri, 20 gennaio 2026, a Strasburgo contro l'accordo di libero scambio tra i Paesi Ue e quelli del Mercosur. Il corteo è arrivato sin sotto la sede del Parlamento Europeo, che avrebbe dovuto avviare i lavori per votare la ratifica del trattato commerciale. Invece, con il voto di questa mattina, gli eurodeputati hanno rinviato il testo dell'accordo commerciale alla Corte di Giustizia Europea che dovrà esprimere un parere, determinando un rallentamento nell'iter di adozione degli accordi di libero scambio.
Quella di ieri era stata una contestazione dura e aperta di un accordo che potrebbe aprire il mercato della Ue a molte merci agroalimentari sensibili, ma a fronte di un export dei Paesi Mercosur che parte già forte oggi, nonostante i dazi, grazie ai prezzi molto più bassi delle omologhe merci di produzione europea.
Il tutto senza la garanzia di adeguate misure di salvaguardia in Europa - il regolamento in discussione non consente la sospensione immediata degli accordi in caso di danni al mercato interno dell'Unione e l'avvio stesso delle indagini resta legato alla discrezionalità della Commissione - con in più la possibilità per gli esportatori posti nei quattro Paesi latinoamericani aderenti al Mercosur, Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, nei primi tre anni, di non dover neppure certificare l'origine dei beni esportati nell'Unione Europea.
Problemi non da poco, quelli contenuti nel trattato commerciale, che potrebbero incidere negativamente sulla competitività delle aziende agricole Ue, specie se si pensa al fatto che in quei Paesi è ancora consentito l'uso di principi attivi in agricoltura vietati da decenni nell'Unione, che rendono le derrate molto più convenienti. Il tutto in un contesto dove i controlli alle frontiere Ue sono a campione e riguardano mediamente solo il 3% delle merci in ingresso.
Ma non solo: i meccanismi di riequilibrio previsti dall'accordo commerciale consentono ai Paesi latinoamericani, in caso di cambiamenti restrittivi delle norme europee su sanità e ambiente, di chiedere indennizzi e aprire vertenze, il tutto in violazione del principio di precauzione.
Inoltre c'è un dubbio: il trattato commerciale potrebbe dover essere votato anche dai singoli parlamenti nazionali. Tutti elementi - questi ultimi - alla base della mozione votata oggi dal Parlamento Ue e con la quale è stato richiesto il parere dell'Alta corte Ue.

La protesta a Strasburgo
(Fonte: Facebook Copa Cogeca)
Il voto di oggi
Con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni, gli eurodeputati hanno adottato oggi, 21 gennaio 2026, una risoluzione che chiede un parere giuridico alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea sull'accordo Ue Mercosur. Una seconda risoluzione, che chiedeva anch'essa una valutazione legale, è invece stata respinta con 225 voti a favore, 402 contrari e 13 astensioni.
La base giuridica dell'accordo di partenariato Ue-Mercosur e dell'Accordo commerciale provvisorio sarà ora esaminata dalla Corte di giustizia, secondo le indicazioni contenute nel testo adottato. In attesa del parere della Corte, il Parlamento Europeo potrà continuare l'esame dei testi ma dovrà attendere la pubblicazione del parere della Corte prima di poter approvare o respingere l'accordo commerciale.
L'accordo commerciale, "che riguarda una competenza esclusiva dell'Ue, è infatti soggetto solo alla ratifica a livello dell'Unione; ciò richiederà appunto il consenso del Parlamento Europeo e l'approvazione formale finale del Consiglio, dopo la quale potrà entrare in vigore" è scritto in una nota ufficiale dell'Europarlamento di Strasburgo. L'accordo commerciale provvisorio cesserà di applicarsi una volta entrato in vigore l'Accordo di Partenariato.
I tre dubbi degli europarlamentari
Ecco tutti e tre i dubbi espressi nella mozione votata nella mattinata di oggi a maggioranza, al netto di un lungo preambolo.
L'Europarlamento ha espresso "preoccupazione" sulla scissione dell'accordo Ue Mercosur nell'accordo di Partenariato Ue-Mercosur e nell'accordo interinale sugli scambi violando "l'articolo 218, paragrafi 2 e 4, del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea", e incompatibile con il "principio di attribuzione, il principio dell'equilibrio istituzionale e il principio di leale cooperazione sanciti all'articolo 4, paragrafo 3, e dall'articolo 13, paragrafo 2, del Testo Unico dell'Unione Europea"; il Parlamento teme - in definitiva - che possa non essere del tutto legale sottrarre ai singoli parlamenti nazionali il voto proprio sul trattato commerciale.
I parlamentari sono inoltre preoccupati per il fatto che "il meccanismo di riequilibrio previsto dall'accordo Ue-Mercosur possa essere incompatibile, quanto meno, con gli articoli 11, 168, 169 e 191 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, e con gli articoli 35, 37 e 38 della Carta e possa minacciare la capacità dell'Ue di mantenere l'autonomia dell'ordinamento giuridico dell'Ue".
I parlamentari hanno quindi espresso "preoccupazione" per il fatto che l'accordo di partenariato Ue-Mercosur e l'accordo interinale sugli scambi possano "compromettere l'applicazione del principio di precauzione, il che potrebbe comportare un'incompatibilità, quanto meno, con gli articoli 168, 169 e 191 Trattato sul Funzionamento della Ue, e con gli articoli 35, 37 e 38 della Carta"; Inoltre, il principio di precauzione potrebbe essere pregiudicato "dall'autorità concessa a un panel arbitrale di valutare l'applicazione di tale principio da parte dell'Ue";
Per questi tre motivi il Parlamento Ue ha deciso di domandare il parere della Corte di Giustizia dell'Unione sulla compatibilità con i trattati dell'accordo previsto, sulla proposta che l'Ue concluda l'accordo di partenariato Ue-Mercosur e l'accordo interinale sugli scambi e sulla procedura seguita per ottenere tale conclusione. Per tali motivi il Parlamento ha incaricato la sua presidente, Roberta Metsola, di prendere rapidamente le misure necessarie per ottenere il parere della Corte di Giustizia e di trasmettere la risoluzione al Consiglio Ue e alla Commissione Ue.
Coapi, consegnata la lettera ai parlamentari
Il movimento dei trattori italiano, composto da molte anime e tenuto insieme dal Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani (Coapi), secondo il portavoce Angelo Di Stefano, ha consegnato una lettera ad alcuni parlamentari italiani, di diversi schieramenti politici, nella quale il movimento aveva chiesto di non ratificare l'accordo firmato ad Asunción dal commissario al Commercio Maroš Šefcovic, accompagnato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen lo scorso 17 gennaio.
"Siamo contro le aree di libero scambio e in particolare contro l'accordo dell'Ue con il Mercosur", si legge nella lettera del Coapi, che continua: "Vi chiediamo di contribuire a fermare l'applicazione dell'accordo. La Commissione Europea non può giocare con la scorciatoia per cui quello con il Mercosur sarebbe solo un accordo commerciale. Fermatevi, si esprima la Corte di Giustizia Europea perché il cibo non è una merce!".
Un appello, quello del Coapi, che in seno all'Europarlamento ha trovato nella mattinata di oggi un'ampia sponda.

Coapi alla manifestazione a Strasburgo contro l'accordo Mercosur
(Fonte: Coapi)
Cia, serve reciprocità e controlli serrati
"Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Per questo siamo oggi a Strasburgo con centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia. Ribadiamo al Parlamento Europeo che senza reciprocità piena e controlli serrati non c'è accordo che tenga. L'agricoltura ne uscirebbe a pezzi". Dalla seconda mobilitazione europea nell'arco di due mesi, dopo quella a Bruxelles, si era levata ieri la voce del presidente nazionale di Cia - Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Dati alla mano, lo scenario è preoccupante, soprattutto per i comparti più sensibili: zootecnia e risicoltura in testa.
Cia teme che l'effetto dell'accordo sarà quello di mettere a rischio circa 40mila posti di lavoro in Europa nell'agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani. "Non ci fermiamo - ribadisce Fini - pretendiamo nero su bianco la reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, più controlli rigorosi su tutte le merci dal Sud America e clausole di salvaguardia rapide e efficaci".
Cia rileva che, in uno scenario di aumento dell'import a condizioni più favorevoli, una maggiore disponibilità di prodotto può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con ricadute negative su intere filiere.
Se nel settore zootecnico l'Italia vanta una filiera forte (la produzione di carni si attesta sui 3,3 milioni di tonnellate), i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l'import attuale è limitato solamente a 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro. La forbice di scala tra capacità produttiva e mercato evidenzia, dunque, ampi margini di crescita che potrebbe avere l'export di carni dal Mercosur, col rischio di minare la redditività di un settore che da noi vale circa 22,7 miliardi di euro.
Secondo uno studio di Cia, si stima che entro il 2040, l'import di carni suine e pollame da quei Paesi aumenterà del +25%. Nel comparto ortofrutticolo, invece, l'Ue importa 39mila tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi modesti oggi, ma con che, con dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani.
Sul riso, è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei Paesi Mercosur al nostro export: nel 2024 l'Italia ne ha prodotte 1.448.760 tonnellate per un valore delle esportazioni di 680 milioni euro intra Ue e 187 milioni extra Ue: quindi eventuali distorsioni competitive dal via libera all'accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri.
L'accordo, per la carne bovina di alta qualità, smantella qualsiasi barriera così: "I prodotti originari esportati dall'Argentina, dal Brasile, dal Paraguay e dall'Uruguay, e importati nell'Unione Europea nell'ambito delle quattro quote tariffarie esistenti dell'Organizzazione Mondiale del Commercio per carni bovine fresche, refrigerate e congelate di alta qualità, saranno esenti da dazi".
Al contrario sarà consentito l'ingresso di carne congelata destinata all'industria di trasformazione in quote contingentate e con un dazio basso: a regime, dopo cinque anni, potranno entrare nel mercato interno Ue non più di 44.550 tonnellate di carne equivalenti in carcasse ma soggette ad un dazio del 7,5%.
Resta il fatto che tutto il resto del mercato sarà completamente libero.
Cia lancia soprattutto l'allarme per la carenza di controlli. In particolare, l'organizzazione segnala le criticità del settore della carne bovina: un audit Ue, per esempio, ha già smascherato le falle nell'export di carne non conforme per la presenza dell'ormone estradiolo 17-beta. Malgrado il Brasile abbia sospeso volontariamente le esportazioni verso l'Ue, partite di carne non conformi sono comunque riuscite ad arrivare in Italia.
Più in generale, Cia ricorda come siano state spesso rilevate inefficienze, follow up lenti e catene del freddo instabili nella logistica. Il Mercosur prevede regolamenti formali, ma applicazioni non uniformi e le infrastrutture limitate non garantiscono standard adeguati lungo la filiera.
In merito alla questione dei controlli sulle importazioni dal Mercosur, dunque, per Cia il rischio principale non è solo "di settore", ma di fiducia: bastano pochi casi negativi (anche isolati, come per l'estradiolo) per trascinare i consumatori italiani verso la diffidenza e la sfiducia nei confronti di filiere come quelle di carni, ortofrutta e riso, con effetti reputazionali devastanti per le aziende made in Italy che rispettano norme Ue molto più stringenti.
"Era impensabile non essere qui, insieme alle altre organizzazioni europee, a difendere il futuro del comparto agricolo - conclude Fini -. Per assicurare cibo sano e sicuro a tutti, saremo sempre in prima linea e continueremo a esserlo per dettare le condizioni fondamentali in tutti gli accordi di libero scambio, viste le battaglie che ancora ci aspettano anche per la Pac".

Cia alla manifestazione di Strasburgo
(Fonte: Cia)
Coldiretti, più controlli e stop alle importazioni sleali
Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere. Questa la posizione di Coldiretti, presente ieri a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con tanti soci agricoltori guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea.
Per Coldiretti "Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica".
Coldiretti chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell'inganno del codice doganale dell'ultima trasformazione. Peraltro, per i primi tre anni di applicazione dell'accordo, non sarà richiesta alcuna forma di certificazione dell'origine dei prodotti e la misura è prorogabile per altri due anni.
"Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza - sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - nell'interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese".
"La nostra battaglia - conclude Prandini - continuerà oggi, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione Europea".
"Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili - dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo -. Noi abbiamo fotografato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire la porta degli inferi: le cose più schifose che arrivano in Italia. È quindi necessario che - prosegue Gesmundo - partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte, tutte, tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità. I Paesi dai quali importiamo prodotti e derrate alimentari utilizzano ancora fitofarmaci che in Europa sono stati banditi da oltre quarant'anni. Questo non è pensabile né auspicabile: non possiamo continuare in questa direzione".

Coldiretti in corteo fino al Parlamento Europeo
(Fonte: Coldiretti)
I benefici dell'accordo per l'agroalimentare
Se da un lato la Commissione Europea evidenzia i vantaggi per l'export agroalimentare Ue provenienti dall'applicazione dell'accordo, (con una crescita stimata del 50% per settori come vino, olio d'oliva e lattiero caseari e la tutela di 344 Indicazioni Geografiche), dall'altro rimangono forti le preoccupazioni per i comparti agricoli più sensibili.
L'accordo prevede un fondo di 6,3 miliardi di euro dal 2028 per sostenere gli agricoltori in caso di turbative di mercato e clausole di salvaguardia per i picchi di importazione.
Confagricoltura, misure di salvaguardia non sufficienti
Tuttavia, per Confagricoltura, queste misure non sono sufficienti a colmare il divario degli standard produttivi.
Secondo Confagricoltura, "l'accordo appare sbilanciato a favore dei produttori sudamericani, specialmente per le produzioni estensive e di massa che non sottostanno alle rigide regole europee in materia di sostenibilità e sicurezza alimentare. Il messaggio portato a Strasburgo, insieme ai partner del Copa Cogeca, è chiaro: chi vuole esportare verso l'Unione Europea deve rispettare le stesse, identiche regole produttive e ambientali imposte ai nostri agricoltori".
Confagricoltura "continuerà a vigilare affinché il processo di integrazione dei mercati non avvenga a discapito della tenuta economica delle aziende agricole italiane e della sicurezza dei consumatori, chiedendo meccanismi di tutela efficaci e tempestivi".
L'accordo Ue-Mercosur include impegni vincolanti sull'Accordo di Parigi e sulla neutralità climatica entro il 2050, ma la battaglia si sposta ora sul fronte delle ratifiche.

Confagricoltura alla protesta di Strasburgo
(Fonte: Facebook Confagricoltura)
I prossimi step
Il Parlamento ora è libero di analizzare comunque i termini dell'accordo, ma non potrà giungere al voto prima del parere della Corte di Giustizia Ue, che prevedibilmente potrebbe arrivare tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. Di fatto la ratifica del trattato è sino ad allora congelata.




















