Mezzogiorno, la siccità continua a non dare alcuna tregua

Rispetto ad un anno fa si è ridotta di un terzo la disponibilità d'acqua degli invasi della Basilicata, dai quali attingono anche il Sud della Puglia e la Calabria settentrionale

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Nel bacino di Conza della Campania su fiume Ofanto - e che pompa acqua verso Puglia e Basilicata - mancano 6,3 milioni di metri cubi d'acqua (Foto di archivio)
Fonte foto: © Igor Kolos - Fotolia

In Basilicata, Puglia meridionale e sulla provincia campana di Avellino purtroppo le precipitazioni non sono cadute a sufficienza negli ultimi mesi ed i bacini idrici gestiti dall'ex Ente per l'irrigazione della Puglia, Lucania ed Irpinia si vanno lentamente svuotando, mettendo in pericolo l'irrigazione in Basilicata, e in vasti territori di Calabria e Puglia.

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Livelli risaliti di poco rispetto a un mese fa

Il volume del tam tam dell'allarme è salito sensibilmente negli ultimi giorni, nonostante le previsioni di arrivo sul Mezzogiorno continentale, sin dalle prossime ore, di una perturbazione atlantica. E se l'Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, con un comunicato stampa del 21 febbraio aveva riferito di "una leggera riduzione del deficit nelle riserve d'acqua di Puglia e Basilicata, le due regioni in maggiore sofferenza", in una nota inviata già qualche giorno fa dal presidente di Confagricoltura Basilicata, Francesco Paolo Battifarano all'assessore all'Agricoltura della Lucania, Francesco Fanelli, si chiedeva invece un tavolo per affrontare quella che oramai si prospetta come "la peggiore annata agraria degli ultimi dieci anni" per la regione Basilicata.

Questo perché in un mese, dal 23 gennaio 2020 al 23 febbraio scorso, l'incremento delle risorse disponibili nei dieci bacini gestiti dall'ex Eipli è stato di appena 2,4 milioni di metri cubi, un risicato +0,72% che rischia di far consegnare l'acqua che resta solo per scopi idropotabili. Perché rispetto al 23 febbraio 2019 nei bacini mancano ben 165 milioni di metri cubi d'acqua: il 32,90% in meno.
 

Bellanova riceve i sindacati dei lavoratori ex Eipli

Intanto, oggi a Roma, la ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova, riceve i vertici dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che chiedono a gran voce sicurezza per i 150 posti di lavoro dei dipendenti e prospettive certe per un gruppo di 46 precari dell'Ente, le cui strutture e maestranza dovrebbero a breve passare nelle mani di una società per azioni a totale capitale pubblico.

Le organizzazioni sindacali, del resto, nei giorni scorsi, avevano già chiesto che la Regione Basilicata si faccia parte attiva per la trasformazione dell'ex Eipli nella società pubblica costituita dallo Stato e dalle Regioni di Puglia, Basilicata e Campania, una società partecipata dal ministero dell'Economia e delle finanze e vigilata dal dipartimento per le Politiche di coesione e per il Mezzogiorno, Mipaaf e ministero delle Infrastrutture, e prevista dall'articolo 24 del decreto Crescita di giugno 2019. E dal lavoro dei dipendenti Ex Eipli dipende la possibilità stessa di poter continuare a gestire l'immensa e complessa infrastruttura di captazione e acquedottistica costruita ai tempi dell'intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno.

In giornata di ieri, è stato invece revocato lo sciopero delle maestranze dell'ex Eipli previsto per domani, in previsione dell'incontro di oggi con la ministra Bellanova, e contestualmente sono stati aggiornati sul sito web dell'ex Eipli i Bollettini dighe al 23 febbraio 2020.
 

Tutta l'acqua dei bacini Ex Eipli

Ecco pertanto il quadro della situazione. Complessivamente, nei dieci invasi dell'Ex Eipli al 23 febbraio scorso erano presenti 336,4 milioni di metri cubi d'acqua, al lordo dell'interrimento. Ma il 23 febbraio 2019, potendo contare su un invaso in meno, quello di Gannano, che era stato svuotato, erano presenti ben 501,4 milioni di metri cubi d'acqua.

In particolare, all'invaso di Monte Cotugno sul fiume Sinni, il più grande di quelli gestiti dall'ex Eipli, mancano ben 115,2 milioni di metri cubi d'acqua rispetto allo scorso anno.

Nel lago del Pertusillo, creato dallo sbarramento del fiume Agri, l'acqua che non è tornata rispetto ad un anno fa ammonta a ben 18,5 milioni di metri cubi. Non va meglio nell'invaso di Camastra: si contano a distanza di un anno oltre 1,6 milioni di metri cubi in meno.

Nella diga di Serra del Corvo sul torrente Basentello, un bacino che si sviluppa tra il territorio della Puglia e della Basilicata, le perdite appaiono più contenute: mancano poco più di 700mila metri cubi, e restano dentro riserve per 23,8 milioni a fronte di una capienza lungo la linea di massimo invaso autorizzata da 27,1 milioni di metri cubi.

A Conza della Campania, dove Acquedotto Pugliese ha avviato anche un prelievo per scopo idropotabile, nell'invaso formato da uno sbarramento sul fiume Ofanto rispetto ad un anno fa mancano altri 6,3 milioni di metri cubi. E da qui, per soli scopi irrigui, partono 400 milioni di metri cubi d'acqua l'anno. Un mare d'acqua dolce, prima rilasciato in alveo e poi derivato dalla Traversa di Santa Venere, per essere infine spedito in acquedotto tubato, attraverso l'adduttore Alto Barese, verso le dighe del Locone e di Marana Capacciotti, servendo un comprensorio di complessivi 27.600 ettari tra Basilicata e Puglia, appartenenti ai Consorzi di bonifica di Vulture Alto Bradano ed ex Terre d'Apulia (in destra Ofanto) e Capitanata (in sinistra Ofanto).

Criticità evidenti anche all'invaso di San Giuliano, ben 14 milioni di metri cubi d'acqua in meno tra 2019 e 2020, mentre risultano dimezzate le dimensioni dei laghi lucani di Saetta e Acerenza, problematici anche i restanti bacini minori. Con una sola risorsa in più, i 473mila metri cubi d'acqua presenti nell'invaso di Gannano, che lo scorso anno era vuoto, e che di certo non compensa un deficit così grande.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: irrigazione siccità bonifica acqua

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