Il primo aumento è arrivato dal Gruppo Granarolo, che a fine marzo ha portato il prezzo base del latte a 48 centesimi al litro.
Ora anche il Gruppo Italatte (della multinazionale francese Lactalis) si è visto costretto a uscire dal prezzo indicizzato (fermo a 42,7 centesimi al litro) e passare a un prezzo fisso, ovviamente più alto.
Per il mese di aprile gli allevatori riceveranno 47,1 centesimi al litro, che saliranno a 47,6 centesimi in maggio, per raggiungere infine i 48 centesimi in giugno.
Poi, in base all'evoluzione del mercato, si deciderà come orientarsi per i mesi futuri, tornando all'indicizzazione se il mercato troverà un equilibrio.


Al momento il prezzo del latte spot, quello venduto fuori contratto, continua a crescere, in particolare per la provenienza italiana.
Le ultime quotazioni sono giunte a 51,50 euro al quintale, oltre il 60% in più di quanto quotava il latte nello stesso periodo del 2021.
Situazione analoga per il latte spot francese e tedesco, come si può vedere in dettaglio nella tabella che segue.

 

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Il latte in Italia

A spingere verso l'alto le quotazioni del latte sono molteplici fattori, fra questi l'andamento della produzione, di poco superiore a quella dello scorso anno.
In questo periodo, come si nota dal grafico che segue, elaborato da Assolatte, la curva della produzione tende a flettere.
Al contempo l'allentarsi dell'emergenza sanitaria e la riapertura delle attività di ristorazione collettiva favoriscono una ripresa dei consumi che contribuisce a dare sostegno al prezzo del latte.
Il pericolo che questa fase di "euforia" del mercato possa indurre a un controproducente aumento delle produzioni è scongiurato dal contemporaneo aumento dei costi di produzione, che spinge verso il basso i margini degli allevamenti.

 

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Andamento delle consegne di latte in Italia negli ultimi tre anni.

(Fonte: Assolatte)


Il prezzo in Europa

Al pari del mercato italiano, anche sulle piazze europee il prezzo del latte è in netto recupero, come evidenziano le rilevazioni della Commissione Europea.
Il prezzo medio riferito a febbraio si è portato a 42,6 euro al quintale, sfiorando il 2% di aumento rispetto al mese precedente.
Nel febbraio del 2021 il prezzo era fermo a 35 euro al quintale, il 19% meno di quanto venga quotato ora. 

 

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Costi in aumento

Bisogna tuttavia fare i conti con gli aumenti dei costi di produzione, che non riguardano solo gli alimenti per il bestiame, ma anche la bolletta energetica.
Due i fattori da prendere in considerazione, il dollaro e il prezzo del petrolio.
Come ben evidenziano i grafici che seguono, il dollaro si sta apprezzando sull'euro, il che comporta un aumento dei costi per tutte le derrate di importazione, quotate in dollari.
Poi il prezzo del petrolio, che nella sua corsa verso l'alto trascina con sé gli altri prodotti energetici.
Aumenti amplificati poi dal rapporto fra moneta europea e moneta statunitense.

 

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Il latte in Europa

Un'occhiata alla produzione lattiero casearia europea completa il quadro, mettendo in evidenza una flessione della produzione.
Al quasi meno 1% della produzione di latte, si associa un'importante riduzione della produzione di latte in polvere, che si può interpretare come segnale di una "fame" di latte, sostenuta da una domanda in aumento.

 

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C'è meno latte nel mondo

Uno sguardo al resto del mondo mostra la minore produzione di latte che si registra nei più importanti paesi produttori, come Australia (meno 3%), Nuova Zelanda (meno 4,2%) e infine Usa (meno 1,45).
Un andamento ben rappresentato nei grafici che seguono e che ricorda la regola base di ogni mercato, ovvero la risalita dei prezzi a fronte di una domanda in aumento in contrapposizione a una produzione in contrazione.


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Mozzarella in trionfo

Il quadro non sarebbe completo senza un'occhiata all'andamento del mercato dei formaggi, ai quali è destinata, almeno in Italia, la maggior parte della produzione interna di latte, che può così realizzare prezzi più remunerativi.
Le analisi di Ismea, l'Istituto di servizi per il mercato agroalimentare, mostrano per il mese di marzo un aumento generalizzato per quasi tutto il comparto.
Spicca fra gli altri l'aumento su base mensile del prezzo del Grana Padano, formaggio di riferimento per la definizione del prezzo del latte, cresciuto del 2,6%.
Importante anche l'aumento della mozzarella.
Il prezzo è arrivato in media a 6,36 euro al chilo, con una risalita su base mensile del 9% e con uno "spread" rispetto al 2021 del 17,2%, il più alto fra tutti i prodotti caseari, se si esclude il burro, con il suo più 90,3%.

 

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Il prezzo medio mensile dei principali prodotti lattiero caseari

(Fonte: Ismea)


Compito difficile quello delle previsioni di mercato.
Un aiuto può venire dall'esame delle tendenze in atto. Ma occorre conoscere i "numeri del latte" e in tempi di mercati globali lo sguardo deve allargarsi a livello internazionale.
Le fonti non mancano e AgroNotizie le raccoglie per dare ai lettori gli strumenti per orientarsi.
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Fra i formaggi spicca l’aumento del prezzo di burro e mozzarella e il buon andamento del Grana Padano