Nessuna fine, anzi: più passano gli anni, più aumenta il numero delle sostanze di base registrate e autorizzate in Europa. Eppure sembra che se ne parli sempre meno; o almeno questa è l'impressione che abbiamo avuto durante la scrittura di questo articolo. Infatti, la ricerca di fonti autorevoli sul tema e di letteratura scientifica si è rivelata più vana del previsto: le informazioni disponibili risultano spesso datate (prevalentemente fino al 2019), frammentarie o del tutto assenti. Anche utilizzando Google, le parole chiave "sostanze di base" non restituiscono risultati rilevanti in ambito agricolo; addirittura al momento di pubblicazione di questo articolo non esiste nemmeno una voce dedicata su Wikipedia.
Non sappiamo spiegare questo trend, in quanto le sostanze di base restano comunque un tema d'interesse per il settore della difesa fitosanitaria, anche alla luce delle numerose revoche di sostanze attive negli ultimi anni.
Quindi, nella pratica, cosa sono le sostanze di base?
Le sostanze di base sono sostanze, per lo più di origine naturale, comunemente assunte nella dieta umana, che hanno mostrato proprietà utili anche in ambito agricolo: possono essere integrate nelle strategie di difesa con funzione insetticida, fungicida, acaricida, oppure impiegate come induttori di resistenza, barriere fisiche o attrattivi in trappole di cattura massale per il controllo di insetti dannosi.
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In questo articolo faremo chiarezza su quali e quante sono le sostanze di base registrate in Europa ad oggi; approfondiremo il loro ruolo nella difesa delle colture dai patogeni e proveremo a mettere a confronto pro e contro dei preparati casalinghi rispetto a quelli commerciali.
Tre pillole fondamentali per capire cosa sono le sostanze di base
Innanzitutto facciamo un passo indietro.
Anche se la letteratura scientifica sul tema scarseggia, proveremo a riassumere gli aspetti fondamentali che le caratterizzano in 3 punti:
- le sostanze di base sono differenti dalle sostanze attive dei prodotti fitosanitari sia per efficacia che per meccanismo d'azione. Possono essere un supporto efficace nelle strategie di difesa integrata o biologica per attivare e rafforzare i meccanismi difensivi naturali delle piante;
- le sostanze di base sono disciplinate dalla stessa normativa che regola gli agrofarmaci, il Regolamento europeo 1007/2009. In particolare, l'articolo 23 della norma è quello che si riferisce alle sostanze di base e ne disciplina l'autorizzazione, l'immissione sul mercato e gli impieghi;
- il regolamento sopra citato definisce che: "... è considerata sostanza di base una sostanza attiva che soddisfi i criteri di 'prodotto alimentare' quale definito all'articolo 2 del regolamento Ce n. 178/2002". Si tratta quindi di sostanze di origine naturale (vegetale o animale) o di uso comune, già utilizzati in altri impieghi per l'alimentazione umana, che hanno ottenuto l'approvazione dalla Commissione Europea per la difesa fitosanitaria, pur non essendo sostanze attive.
Panorama attuale delle sostanze di base in Europa
Attualmente le sostanze di base registrate in Europa sono 28.
Elenco delle sostanze di base autorizzate dalla Commissione Europea aggiornato al 16.01.2026
(Fonte: AgroNotizie® - rielaborazione ottenuta consultando il sito della Commissione Europea e la pubblicazione scientifica "Molecules" di Romanazzi et al., 2022)
In più, sono in attesa di approvazione l'ipoclorito di sodio, l'estratto concentrato del peperoncino (Capsicum oleoresin) e l'estratto di legno di Quassia amara L., noto per l'altissimo contenuto di quassina e neoquassina; mentre non hanno ottenuto l'approvazione da parte della Commissione Europea la caffeina e la polvere di gusci d'uovo.
Sostanze di base vs sostanze attive
Sebbene disciplinate dalla stessa normativa, le differenze tra sostanze di base e sostanze attive sono diverse.
In primis, l'iter di registrazione della sostanza presso la Commissione Europea ha tempi molto differenti. Per registrare una nuova sostanza attiva un'azienda produttrice di agrofarmaci impiega fino ad un decennio di costosi studi per valutarne sicurezza ed ecotossicità. Per una sostanza di base, invece, occorrono solamente circa due anni per completarne la registrazione perché, essendo già riconosciuta ad uso alimentare, non è necessario dimostrarne l'assenza di effetti negativi sulla salute umana.
Poi, nella tabella riportata sopra, sono indicate le date di approvazione delle varie sostanze di base riconosciute dalla Comunità Europea, ma non c'è nessun riferimento alla data di scadenza dell'approvazione. Questo perché, a differenza delle sostanze attive contenute negli agrofarmaci, l'approvazione di una sostanza di base non ha scadenza e, a partire dalla sua registrazione, può essere commercializzata in tutti i Paesi dell'Ue.
E ancora: le sostanze di base vengono registrate solo a livello europeo, non esiste una declinazione legislativa nazionale a riguardo, cosa che invece avviene obbligatoriamente per le sostanze attive. Anche gli usi e gli impieghi per cui una sostanza di base è autorizzata sono indicati direttamente in normativa e non in etichetta, come invece avviene per i prodotti fitosanitari.
A differenza delle sostanze attive, che agiscono in modo specifico e mirato, le sostanze di base possono avere impieghi agronomici diversi, ma presentano un'efficacia più limitata. Le molecole attivanti che contengono non sono comparabili, per intensità e specificità d'azione, ai principi attivi dei prodotti fitosanitari. Per questo motivo, il loro utilizzo non è alternativo, bensì complementare, contribuendo a ridurre lo stress biotico e a migliorare le condizioni fisiologiche delle colture.
Questo è possibile grazie al diverso meccanismo d'azione: le sostanze di base agiscono stimolando le risposte immunitarie naturali delle piante, favorendo uno stato di salute generale più equilibrato. Alcune, in particolare, agiscono come induttori di resistenza, attivando il meccanismo del priming, che predispone la pianta a uno stato di allerta, permettendo una risposta più rapida ed efficace in caso di successivo attacco patogeno.
Preparati casalinghi: sostenibilità, economia circolare e limiti qualitativi
Trattandosi generalmente di sostanze di uso comune o facilmente reperibili in casa propria, come nel caso di latte vaccino, aceto o olio di girasole, uno dei principali vantaggi è la disponibilità immediata di una materia prima a basso costo o che si possiede già.
Questo aspetto incentiva l'autoproduzione, ovvero la possibilità di realizzare estratti o macerati da impiegare direttamente in campo. Si tratta di un vantaggio anche in termini di sostenibilità e circolarità economica aziendale, poiché le materie prime utilizzate sono di origine naturale o spontanea e spesso disponibili all'interno dell'azienda stessa, come nel caso dell'ortica. Infatti, il macerato di ortiche è molto comune tra chi fa agricoltura biologica o rigenerativa per le sue proprietà fungicide, acaricide e insetticide dovute all'acido formico e all'acido salicilico che contiene.
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Tuttavia, la stabilità e l'efficacia di un preparato "fai da te" non possono essere garantite, soprattutto se non utilizzato immediatamente, a causa della presenza di variabili ambientali non controllabili in ambito domestico. Al contrario dei preparati commerciali, che vengono realizzati in ambienti controllati secondo protocolli produttivi standardizzati.
Preparati commerciali: l'importanza delle materie prime e degli standard industriali
Abbiamo approfondito questo aspetto con Daniel Franzoi, responsabile dello sviluppo dei coadiuvanti e dei prodotti di biocontrollo di De Sangosse.
"Una sostanza di base prodotta in azienda dovrebbe essere uguale a quella ottenuta da un processo casalingo, a livello di tipologia di prodotto ottenuto. La differenza sostanziale la fanno la qualità della sostanza e la sua shelf life, dal momento che è prodotta secondo un procedimento standardizzato e in ambiente controllato da eventuali contaminazioni di funghi e batteri presenti nell'ambiente di lavorazione" ci spiega Franzoi.
Per quanto riguarda l'approvvigionamento delle materie prime che costituiscono le sostanze di base, provenienza e qualità sono aspetti da tenere in considerazione.
Nel caso, ad esempio, del decotto di equiseto e dell'infuso di corteccia di salice, sostanze di base presenti nel catalogo di De Sangosse, Franzoi riporta: "L'equiseto che utilizza l'Azienda deriva tutto da coltivazione in idroponica, quindi non da raccolta di erbe spontanee; proviene da fuori Europa, dal momento che nella Comunità non è consentito coltivare un'erba classificata infestante. L'ambiente protetto e innovativo di coltivazione conferisce una certa qualità alla materia prima impiegata nella produzione del decotto.
Mentre il salice per l'infuso proviene dalla zona dello stabilimento di produzione in Francia, dove si trova una cooperativa produttrice di vimini, che è l'anima del salice, e per cui la corteccia rappresenta uno scarto di lavorazione; quindi si è instaurato un rapporto di stretta collaborazione tra le due aziende produttrici".
Da scarto a risorsa: un altro risvolto sostenibile a favore delle sostanze di base.
Se da una parte la produzione casalinga di sostanze di base può essere a chilometro zero, in termini di reperimento delle materie prima, e certamente più economico rispetto all'acquisto di un preparato commerciale, ciò che le mura domestiche non possono garantire è l'assenza di contaminazione.
"L'ambiente di lavorazione di un estratto o di un infuso deve essere il più possibile privo di contaminanti batterici e lieviti, perché se questi poi finiscono nel prodotto finale possono dare origine a fermentazioni indesiderate e a deterioramenti del prodotto ottenuto" spiega Franzoi. E continua: "De Sangosse è molto attenta a questo aspetto ed effettua analisi di colture batteriche e fungine su piastre Petri per valutare l'integrità e la salubrità del prodotto destinato alla vendita. Inoltre, alcuni campioni del lotto prodotto vengono conservati per verificarne la stabilità microbiologica nel tempo - eventuali fermentazioni indesiderate che sarebbero segno di contaminazione".
Bibliografia, sitografia e materiale di approfondimento
"Induced resistance in fruit and vegetables: a host physiological response limiting postharvest disease development" di Dov Prusky e Gianfranco Romanazzi - Annual review of phytopathology vol. 61: 279-300, 2023
"Basic substances, a sustainable tool to complement and eventually replace synthetic pesticides in the management of pre and postharvest diseases: reviewed instructions for users" di Romanazzi G. et al. - Molecules (Basel, Switzerland) vol. 27,11 3484, 2022
Database della Commissione Europea
Guida al processo autorizzativo delle sostanze di base - Efsa




















