AgroNotizie, dopo la pubblicazione delle anticipazioni del Rapporto Svimez del 28 luglio 2016, passa in rassegna aziende agricole e centri di sviluppo dell’agroalimentare del Mezzogiorno.

Svimez considera l'agroalimentare uno dei driver di sviluppo del Sud e delle Isole maggiori.
Sullo sfondo i tre principali dati dell’economia delle Regioni del Mezzogiorno nel 2015, dove il Pil aumenta dell’1%: un risultato trainato in particolare dall’aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e della pesca, salito del 7, 3%. L’agricoltura vede anche un significativo aumento dell’occupazione, con 21 mila addetti in più nel 2015, e non delude la performance degli investimenti: + 9,5%.
La raccomandazione di Svimez è di continuare ad investire ed innovare, per rendere le aziende più forti e competitive, al fine di contrastare meglio le sempre possibili fluttuazioni del mercato, sempre amplificate da una maglia aziendale molto frammentata.

Oggi tappa in Campania, dove Raffaele Garofalo è il presidente di Fattorie Garofalo, società cooperativa agricola impegnata a Capua nella trasformazione del latte di bufala in mozzarella di bufala.

Fattorie Garofalo è a capo di un gruppo di aziende con forte integrazione orizzontale e verticale: solo quelle zootecniche, dove si allevano capi bufalini, sono sette. In questi ultimi anni ha conosciuto una fase di espansione, toccando i 60 milioni di euro di fatturato a fine 2015, per il 30% generati dall’export di mozzarella di bufala.

Attualmente Fattorie Garofalo ha in atto una strategia di espansione, che dovrebbe portare il gruppo a fine anno a possedere oltre 10mila capi bufalini. E in questa fase è in sviluppo una rete di retail, con negozi "mozzarella bar", che dovrebbe portare entro il 2017 all’apertura di ben 20 attività commerciali in Italia e all’estero.

Presidente Garofalo, alla fine di giugno avete partecipato a Roma all’inaugurazione della Terrazza Termini. Nel principale scalo ferroviario d’Italia c’è dunque uno dei vostri Fattorie Garofalo Mozzarella Bistrot: quale è il significato di questa presenza?
"Puntiamo su un’operazione di crescita che si fonda principalmente sull’apertura di mozzarella bar delle linee I’Amme e Fattorie Garofalo Mozzarella Bistrot, ma anche sui punti vendita tradizionali. Tutto questo è frutto esclusivo di investimenti diretti, niente franchising per intenderci".

Quanto scommetterete del vostro fatturato annuo sulla crescita della rete di mozzarella bar?
"Molto, ma perché crediamo che alla base della nostra forza vi sia l’allevamento bufalino e la produzione di un’eccellenza del made in Italy come la mozzarella di bufala campana Dop".

Negli scorsi anni in quali segmenti siete cresciuti di più?
"Sicuramente nella produzione e vendita di mozzarella, ricotta e altri derivati del latte di bufala, ma non si cresce se non si investe: oggi una quota del nostro fatturato non irrilevante, parliamo di circa un milione e 200mila euro, è data dai proventi di cessione alla rete elettrica di energia prodotta dai nostri impianti a biogas e ad energia solare fotovoltaica. Un comparto, quello dell’energia verde, nel quale crediamo, perché è un vero business".

La mozzarella di bufala, ma anche la carne di bufalo: è un prodotto sul quale state scommettendo?
"Sì, anche se con molta attenzione: la carne di bufalo resta un prodotto di nicchia, per veri gourmet, e la presentazione è tutto".

L’occupazione del gruppo è cresciuta molto negli ultimi anni, passando da 132 addetti medi l’anno del 2011 ai 206 del 2015. Sentite di avere una responsabilità sociale in una zona ad elevata disoccupazione?
"Le aziende agricole e gli impianti di trasformazione del gruppo fino ad oggi hanno rappresentato e continueranno a rappresentare negli anni prossimi un momento importantissimo di responsabilità sociale sul territorio, ma in futuro puntiamo a creare occupazione anche fuori dai confini del territorio di produzione, grazie all’espansione del retail. Già nel 2016 il numero degli occupati medi nell'anno è destinato ad attestarsi oltre le 250 unità".
 
Raffaele Garofalo