Prevenire le pandemie

Nei piani internazionali l'ambiente e l'agricoltura hanno un ruolo chiave con ripercussioni positive per produttori e consumatori

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Il Brasile dal 2004 al 2014 ha diminuito la deforestazione selvaggia dell'80% (Foto di archivio)
Fonte foto: © AVTG - Fotolia

Il mio amico Alessandro Turatti, gran veneziano ma imprenditore globale, mi ricorda che nella Serenissima Repubblica un proverbio affermava che per fare passare una pestilenza "ghe vol un Nadale e do Pasque".

La seconda Pasqua è passata, e io che sono ottimista e che soprattutto nutro una gran passione per tutti i proverbi italici, confido bene. Ma che cosa possiamo aver imparato da questa epidemia e soprattutto quali possono essere le misure per prevenirne delle nuove?
Secondo differenti studi di organizzazioni intergovernative, l'epidemia Covid-19 avrebbe finora causato il decesso di tre milioni di persone e un costo economico fra gli 8 e i 15 trilioni di dollari Usa. Le stesse fonti calcolano che misure di prevenzione efficienti comporterebbero un costo fra i 21 e i 31 miliardi di dollari. Le cifre sono astronomiche ma la convenienza par chiara.

Attenzione ora: buona parte di queste misure riguardano l'ambiente e l'agricoltura. Sono misure che alcuni possono bollare come "ecologiste" ma che invece sono fondamentali per evitare nuove epidemie e sullo sviluppo complessivo, con forti riverberi anche sul reddito dei produttori e sui consumatori occidentali.
Come si sa oltre il 75% delle nuove malattie sono zoonotiche, ovvero sono originate da un contatto fra animali e uomo. Più gli umani deforestano più vengono a contatto con animali selvatici e nuovi micro organismi. La deforestazione comporta una frammentazione delle grandi foreste. Negli spazi interstiziali "bonificati", il bestiame viene facilmente a contatto con animali selvatici. E' stato il caso del Covid-19; è quello del nipah, un virus che nelle foreste indonesiane sta usando i pipistrelli per trasferirsi ai maiali e poi all'uomo. Non parliamo delle zanzare malarigene che fanno decine di milioni di vittime: nelle aree disboscate interstiziali queste trovano il miglior sviluppo.

Tanto per fare un esempio virtuoso: il Brasile dal 2004 al 2014 ha diminuito la deforestazione selvaggia dell'80% con ottimi risultati ecologici ed economici, in particolare per le popolazioni rurali. Poi è arrivato Bolsonaro e, facendo l'interesse di pochissimi, ha letteralmente rovesciato quanto era stato fatto prima. La deforestazione, si sappia, serve per riversare beni (soprattutto alimentari) a basso prezzo nei mercati più ricchi. Tanto per capirci: la soia Ogm che arriva dal Paraguay compete non solo con la nostra soia (che, occhio alle borse, oggi sta andando molto bene) ma anche per esempio con l'erba medica (che infatti ha perso una milionata di ettari solo in Italia nei recenti anni). Questo a discapito della nostra agricoltura e dei consumatori. Potremmo andare avanti con l'olio di palma indonesiano, le carni avicole brasiliane e via discorrendo.

Ma dobbiamo chiudere e ricordiamo che, come recitano tanti proverbi, la fortuna o la sfortuna non sono sempre tutta opera del caso.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: carne olio foreste e boschi

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