Amianto nelle aziende agricole? "Molto di più di quanto si pensi"

Le fibre di amianto sono state utilizzate ampiamente in agricoltura, non solo per la costruzione di fabbricati, ma anche nella realizzazione di trattori e macchinari per la vinificazione. Ecco perché è essenziale, per tutelare la salute, verificare che gli ambienti di lavoro ne siano privi

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Chi lavora in aziende agricole con fabbricati o attrezzature risalenti a prima del 1994 è bene che presti attenzione alla presenza di questo materiale (Foto di archivio)
Fonte foto: © Leandervasse - Adobe Stock

Sono pochi gli agricoltori che ritengono di avere un problema di amianto in azienda. Eppure proprio le strutture dove si trascorrono lunghe ore di lavoro e le attrezzature utilizzate in campo o in cantina possono nascondere questo materiale.

L'amianto è stato ampiamente utilizzato nell'industria e nell'edilizia fino al 1994, quando fu bandito (legge 257 del 1992) perché causa il famigerato mesotelioma, un tumore che colpisce il tessuto che riveste come una sottile pellicola la superficie della parete interna di torace, addome e lo spazio intorno al cuore. Un tumore tristemente conosciuto per aver ucciso centinaia di persone impiegate nella lavorazione dell'amianto.

Se inalate, infatti, le fibre di amianto penetrano nei polmoni e in alcuni soggetti scatenano l'asbestosi, una infiammazione cronica a livello polmonare, oppure il mesotelioma, il tumore tipico causato dalle fibre di eternit (una mistura di cemento e amianto).

L'agricoltura non è certo un settore a rischio come l'edilizia, ma dai dati forniti dall'Osservatorio nazionale amianto risulta che al settore primario sono imputati l'1,9% dei casi di mesotelioma causati dall'esposizione a questo materiale e che le mansioni più pericolose sono quella di bracciante agricolo, lavoratore forestale e addetto all'allevamento, come riportiamo nella tabella di seguito.
 
Tabella: Le mansioni più pericolose


Le fonti di rischio in agricoltura

"L'amianto è stato ampiamente utilizzato nella costruzione di immobili fino al 1994. Ha trovato impiego nella costruzione dei tetti delle stalle o nella coibentazione degli edifici destinati ai lavoratori. Era presente anche come isolante nei trattori e in altre attrezzature per le lavorazioni. La polvere di amianto era impiegata come filtro nella vinificazione, mentre i sacchi utilizzati per il trasporto di questo minerale erano poi spesso riutilizzati in agricoltura", spiega ad AgroNotizie l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto, un'associazione che fornisce assistenza medica e legale gratuita a tutte le vittime dell'amianto.

Per questo motivo chi lavora in aziende agricole che hanno fabbricati o attrezzature risalenti a prima del 1994 è bene che presti particolare attenzione alla presenza di questo materiale pericoloso. "Nei soggetti predisposti basta l'inalazione di poche fibre per causare lo sviluppo della malattia", sottolinea Bonanni. "Per questo motivo è molto importante che ogni agricoltore verifichi che gli edifici e le attrezzature che utilizza siano prive di amianto".
 

Come rimuovere l'amianto

Se si sospetta la presenza di fibre d'amianto è bene non provare a rimuoverle da soli ma chiamare una ditta specializzata che dopo un sopralluogo e una perizia tecnica provvederà alla loro rimozione. Per rendere inoffensivo questo materiale l'ideale è asportarlo in maniera corretta e completa e smaltirlo in una discarica come rifiuto speciale.

La ditta può però anche confinarlo, ad esempio costruendo uno schermo in muratura (in caso sia presente in edifici) oppure cospargerlo di liquido aggrappante che impedisce alle fibre di disperdersi nell'ambiente. È questa una soluzione economica che tuttavia non è risolutiva poiché il trattamento deve essere ripetuto ogni due o tre anni.
 
Operai che cospargono di liquido aggrappante la copertura in amianto di un capannone
Operai che cospargono di liquido aggrappante la copertura in amianto di un capannone
(Fonte foto: Callegari vernici)

"Sconsigliamo agli agricoltori di provvedere da soli alla rimozione dell'amianto poiché potenzialmente basta che si liberino poche fibre nell'aria per avere effetti negativi sulla salute", sottolinea Bonanni. "Tuttavia se qualcuno volesse procede in questo senso, magari per asportare piccolissime superfici, è bene che si munisca di una tuta usa e getta, mascherina FP3 e faccia attenzione a rimuovere completamente tutto il materiale e ad isolarlo per poi conferirlo in una discarica autorizzata".

Se ci si rivolge ad una ditta specializzata i costi di bonifica variano a seconda della tipologia di intervento e sfortunatamente ad oggi non sono agevolati da parte dello Stato né dal punto di vista economico né da quello burocratico.

"Come osservatorio avevamo chiesto di prevedere bonus economici, che in passato sono stati approvati ma con risorse esigue, di defiscalizzare gli interventi, eliminando ad esempio l'Iva, e di sburocratizzare le procedure, non rendendo necessario il rapporto tecnico per gli interventi di modesta portata", spiega Bonanni.

"Ad oggi uno strumento utile può essere l'ammortamento del 110% previsto per le ristrutturazioni tout court che quindi può essere utilizzato anche per la rimozione dei materiali edilizi contenenti amianto". L'importante è non prendere sotto gamba il problema, perché troppo spesso si vedono strutture con coperture in amianto in pessimo stato, che mettono a rischio la salute di chi lavora o vive nelle vicinanze.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: sostenibilità sicurezza sul lavoro

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