Pecorino romano, slalom tra lockdown e mercato Usa in caduta

Cresce il mercato interno, aumenta l'export verso paesi Ue e Canada, si apre la frontiera verso la Cina, e il formaggio sardo si svincola gradualmente dalla dipendenza dal mercato a stelle e strisce

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Il bilancio della campagna lattiero casearia parla di una crescita della produzione del 12% rispetto allo scorso anno
Fonte foto: © Consorzio Tutela Pecorino Romano Dop

Cresce la produzione del 15%, aumenta l'export nei paesi europei e in Canada, cala negli Stati Uniti d'america, il prezzo all'ingrosso sulla piazza di Milano si attesta fra 7,30 e 7,55 euro al chilo e il mercato interno compensa le perdite sull'export. E' questa la fotografia della campagna casearia 2019/2020 del Pecorino romano Dop, che regala una sorpresa: la Cina, dove si registra una interessante tendenza di crescita.
 

Le caratteristiche della campagna

"Sono risultati molto positivi", dice il presidente uscente del Consorzio, Salvatore Palitta. "Siamo riusciti a contenere le produzioni e tenere in equilibrio la crescita nonostante il latte destinato ai prodotti freschi da tavola durante il lockdown sia stato dirottato interamente sul Pecorino Romano. E' stata una bella sfida dover gestire l'intero monte latte raccolto in Sardegna, non disperderlo, lavorarlo e destinarlo alla produzione. Ed è stata una scelta importante quella dei produttori di lavorare insieme e rafforzare i rapporti fiduciari, condividere scelte di mercato, valorizzare il prodotto sul mercato senza sottostare a pratiche svalorizzanti spesso tipiche del settore grattugia".
 

La scelta Dop dei consumatori

A proposito delle conseguenze della chiusura dei ristoranti durante il lockdown, Palitta sottolinea che i "consumi domestici e familiari hanno compensato abbondantemente i consumi della ristorazione. Non sempre, infatti, i ristoratori scelgono di usare la Dop, mentre il consumatore sì, perché così ha un'assoluta garanzia di qualità. A questo proposito, stiamo avviando un progetto di vigilanza sulla ristorazione insieme a Parmigiano Reggiano e Gorgonzola proprio per incentivare e favorire sempre più la presenza della Dop in ristoranti e pizzerie".

Non sono ancora noti i numeri complessivi delle vendite sul mercato Italia a fine luglio, ma devono essere in crescita - secondo quanto si apprende da fonti vicine al Consorzio di tutela - poiché si stima che saranno in grado di compensare le perdite in termini quantitativi sull'export, dovute alla debolezza del mercato Usa.
 

I numeri della produzione

Nello specifico, nell'ultima campagna casearia, sono stati conferiti ai caseifici inseriti nel sistema di controllo del Pecorino romano 254 milioni di litri di latte (+12% rispetto allo scorso anno). Per la produzione di Pecorino romano ne sono stati utilizzati 180 milioni, cioè il 15% in più rispetto allo scorso anno, per un totale di 309mila quintali di formaggio prodotto.
 

Le quotazioni

Il prezzo rilevato nella Camera di commercio di Milano e aggiornato al 5 ottobre va dai 7,30 ai 7,55 euro al chilo e risulta in costante crescita da febbraio-marzo 2019. Secondo le elaborazioni del Clal sui valori della Borsa merci di Milano, il prezzo medio del Pecorino romano tra gennaio e ottobre 2020 è di 7,30 euro al chilogrammo: il 15,97% in più rispetto allo stesso periodo del 2019.
 

Prezzo del Latte

Il prezzo del latte ovino sardo - al netto di piccoli scostamenti - non ha conosciuto una parimenti brillante evoluzione: Ismea lo rileva il 2 ottobre ancora attestato a 81 centesimi al litro.
 

L'export

Ottimi i risultati dell'export sia verso i paesi Ue, dove l'Istat nel periodo gennaio-giugno segna un +9% (30mila quintali) sia verso il Canada, dove fra gennaio e giugno di quest'anno si registra un +16% (2mila quintali). I dati del dipartimento per il Commercio estero americano segnalano che l'export verso gli Usa nel periodo gennaio-luglio segna invece un -28% (60mila quintali).

"Il dato statunitense è dovuto in buona parte al fatto che il valore è cresciuto di un dollaro al chilo, elemento determinante in un mercato estremamente sensibile ai prezzi, soprattutto in alcuni segmenti. Ma è un dato che non ci preoccupa, perché in questo modo diminuisce la dipendenza quasi totalitaria da quel mercato e dal suo andamento, basti pensare che prima l'export verso gli Usa si attestava a oltre il 70% e ora siamo fra il 40% e il 50%" afferma Palitta, che sottolinea:"Ormai ci siamo consolidati sui nuovi segmenti di mercato ad elevata qualità con un riposizionamento oltre la tradizione, e continuiamo in quella direzione per far conoscere e apprezzare il Pecorino romano in tutta la sua bontà".

Una tendenza che si è ulteriormente rafforzata durante il lockdown: "quando è aumentato il consumo casalingo che ha permesso di apprezzare il Pecorino romano come prodotto da tavola o nei cibi pronti: le più grandi aziende alimentari, infatti, lo utilizzano in misura sempre maggiore per i loro prodotti e con grande consenso da parte degli acquirenti. Tanto è vero che il nostro formaggio è diventato la terza referenza nella scelta di consumatori e addetti del settore dopo Parmigiano Reggiano e Grana Padano, il che significa che il lavoro che abbiamo fatto per migliorarne la qualità sta dando i risultati desiderati", spiega Palitta.
 

Il Caso Cina

Da sottolineare, infine, il trend di crescita in Cina, che è la novità assoluta e un po' la sorpresa di questa campagna. "Questo è un dato estremamente interessante, non tanto per le quantità attuali - siamo sui 125 quintali - quanto per quello che significa, perché ci consegna un segnale molto incoraggiante (+147%), di un mercato dalle notevoli potenzialità, che dimostra apertura e disponibilità. Un mercato ancora inesplorato, dove il Pecorino romano può trovare grande spazio", conclude Palitta.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: import/export latte prezzi mercati formaggi ovini zootecnia

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