Meno "rosso" per i suini

Ancora in negativo la bilancia commerciale del settore, ma migliora l'equilibrio fra importazioni ed esportazioni, come evidenziano le analisi del Crefis

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Rispetto allo scorso anno il saldo commerciale della suinicoltura è migliorato di 145 milioni di euro
Fonte foto: sheila sund

Migliora la bilancia commerciale della filiera suinicola. Merito dell'aumento delle esportazioni e della contemporanea riduzione delle importazioni, in particolare di cosce fresche. Lo evidenziano le analisi del Crefis, il centro di ricerche economiche dell'Università cattolica di Piacenza diretto da Gabriele Canali.
Certo, il saldo commerciale italiano di suini e prodotti derivati resta strutturalmente negativo, ma da tempo è in miglioramento. Lo confermano gli ultimi dati statistici disponibili sul commercio estero di capi vivi, carni suine e salumi per il periodo gennaio-settembre di quest'anno.

Il saldo resta negativo per 387,1 milioni di euro, ma in miglioramento rispetto all’anno precedente di ben 145 milioni di euro. Non solo, forse si può aggiungere che il miglioramento sta avvenendo in modo equilibrato, in quanto ad assottigliare il "rosso" del nostro saldo commerciale concorrono entrambe le sue componenti: esportazioni e importazioni.

Aumenta l'export
Da mesi l'export di prodotti suinicoli sta dando segnali positivi. Tra gennaio e settembre di quest'anno le esportazioni hanno superato abbondantemente il miliardo di euro, in aumento del 7,5% su base tendenziale (ovvero nei confronti dello stesso periodo del 2015). In termini quantitativi si tratta di oltre 200mila tonnellate: +18,4% rispetto all'anno scorso.

Il grosso delle vendite all'estero è rappresentato dai prosciutti crudi disossati (508,5 milioni di euro per quasi 49mila tonnellate), segue il segmento di “salsicce e salami stagionati” (205 milioni di euro) e i prosciutti cotti (99,5 milioni di euro).
Proprio questi ultimi si sono mostrati – sempre tra gennaio e settembre scorsi e rispetto al 2015 – particolarmente dinamici, con spedizioni in aumento dell'11,6% in valore e del 18,5% in volume.

È anche importante capire dove si sta maggiormente esportando. Da questo punto di vista il più elevato incremento in volume di acquisti nel periodo considerato lo segna la Spagna (+32,1%) seguita dalla Francia (+22,9%), ma va soprattutto evidenziato il dato del Giappone (+11,6%) che, più in generale, potrebbe indicare un collegamento alla crescente domanda di prodotti delle filiere suinicole da parte del mercato asiatico.

Nel contempo c'è da segnalare che, nei primi nove mesi dell'anno e rispetto all'anno scorso, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono calate del 7,1% in valore e dell'8,4% in quantità.
Inoltre, se ancora non si sono sbloccate le esportazioni verso la Cina, che infatti scendono a 1,3 milioni di euro, sono invece cresciute in modo spettacolare (+58,6%) quelle verso Hong Kong che hanno raggiunto i 14,6 milioni di euro.

Si riduce l'import
Sul fronte delle importazioni la buona notizia viene dal calo degli acquisti dall'estero di cosce fresche, il prodotto più importato. Tra gennaio e settembre ne sono arrivate in Italia per 421mila tonnellate, il 3,4% in meno dello stesso periodo del 2015.
Indubbiamente un buon segnale per l'intera filiera del prosciutto che ha un primo riscontro con l'incremento, nello stesso periodo, delle macellazioni di suini a livello nazionale e dell’aumento dei prezzi dei prosciutti DOP.

Nel complesso, sempre nei primi nove mesi dell'anno,l'import di suini e prodotti derivati è arrivato a 1,55 miliardi di euro, in diminuzione in termini tendenziali (-4%) e corrispondenti a un volume complessivo di quasi 823mila tonnellate (-3%).

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