Il noce pecan cerca casa in Veneto

Veneto agricoltura e Tenuta La Spiga hanno avviato un progetto per valutare la possibile introduzione della pianta nella pianura veneta mediante l'individuazione delle varietà più adeguate e delle tecniche di coltivazione più idonee

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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L'impianto pilota di noci pecan presso la Tenuta La Spiga
Fonte foto: Veneto Agricoltura

Individuare le tecniche di coltivazione più adatte, studiare le esigenze della pianta e valutare la possibilità di introdurla nella pianura veneta.

E' questo l'obiettivo del progetto che ha per protagonista il pecan, una pianta originaria della zona al confine tra Messico e Stati Uniti che produce le noci pecan. Partito nel 2018, vede coinvolte Veneto agricoltura, l'Agenzia veneta per l'innovazione nel settore primario e Tenuta La Spiga, un'azienda agricola di Eraclea (Ve) che ha messo a disposizione alcuni dei propri terreni per la realizzazione di un impianto pilota.

Nello specifico le piante messe a dimora presso l'azienda "provengono da materiale importato dal Texas", come affermano Michele Giannini, dirigente del Settore centri sperimentali di Veneto agricoltura, Giustino Mezzalira, dirigente della Sezione ricerca e gestioni agroforestali e Simone Serra, tecnico del Settore centri sperimentali afferente alla Sezione ricerca e gestioni agroforestali.


Veneto, una nuova casa per il pecan?

Ma perché proprio il Veneto e perché proprio il pecan?
Innanzitutto i tre tecnici di Veneto agricoltura ci tengono a ricordare che già verso la fine degli anni '80, in diverse zone della regione, erano stati impiantati gruppi di alberi di pecan lungo strade e giardini privati con fini ornamentali e di produzione legnosa e già in quelle occasioni era stata riscontrata "l'ottima adattabilità della specie in diverse aree della nostra pianura". In secondo luogo, dalla metà degli anni '90 si è assistito alla nascita di alcune associazioni di produttori agricoli aventi l'obiettivo di lanciare una nocicoltura da reddito in pianura mediante dei progetti che hanno coinvolto principalmente Venezia, Treviso e Rovigo. "La scelta varietale è stata decisiva. Un esempio è quello della varietà Lara, di origine francese, adatta ai nostri areali e a una tecnica di coltivazione fortemente meccanizzata in tutte le fasi della sua coltivazione".

Tutto questo è stato un ottimo terreno di prova che ha permesso di "approcciare anche la coltura del pecan sia perché la sua coltivazione, per alcuni aspetti, può avvicinarsi a quella del noce e può quindi avvalersi della dotazione di attrezzature, macchine e impianti già presenti in azienda, sia perché il prodotto può completare la gamma offribile sul mercato", continuano Giannini, Mezzalira e Serra.

Così, tre anni fa è partita la sperimentazione, anche se in realtà già dalla "metà del 2015" sono iniziate le "prime importazioni di semi dagli Stati Uniti". Ed è qui che è entrata a far parte della partita Tenuta La Spiga "mettendo in gioco il proprio bagaglio di esperienza, i propri terreni e la propria organizzazione aziendale che hanno consentito di iniziare una prima sperimentazione di campo su questa nuova specie di frutta in guscio" affermano i tre di Veneto agricoltura.

Cassone di germinazione delle piante pecan
Cassone di germinazione delle piante pecan
(Fonte foto: Veneto agricoltura)


I primi passi del progetto: chi ben comincia è alla metà dell'opera

"E' iniziato tutto con la messa a dimora dei portinnesti, arrivati dal Texas, qui ad Eraclea per vedere se la pianta sopravvive e fruttifica nel nostro ambiente; capire se ci sono portinnesti più idonei di altri" spiega Alessandro Gaggia, proprietario de La Tenuta la Spiga.

Il campo sperimentale costituito presso l'azienda agricola veneta si estende su una superficie di un ettaro e mezzo circa, con le piante disposte su tredici file distanti 7 metri l'una dall'altra e per ogni fila sono state messe a dimora più di trenta piante/portinnesto distanti 5 metri. I lavori svolti fino a questo momento hanno riguardato aspetti legati alla propagazione e alla scelta varietale. "Per quanto riguarda la propagazione - affermano da Veneto agricoltura - si sono potute mettere a punto, anche nei nostri ambienti, le tecniche d'innesto a marza e a gemma. Si sono inoltre messe a punto le tecniche di stratificazione e vernalizzazione dei semi che ne consentono una buona germinazione sia in termini quantitativi sia qualitativi. E' stato possibile implementare una piccola collezione di circa dieci varietà conservate nel Centro Pradon di Veneto agricoltura".

Nell'agosto del 2020 le piante sono state innestate attraverso due tipologie di innesto. "Per le tecniche d'innesto a marza si è utilizzato il 'four-flap grafting' o innesto a banana, eseguibile in primavera, per l'innesto a gemma il 'patch budding' o innesto a pezza, eseguibile nel periodo in cui la corteccia si stacca dal legno facilmente" spiegano Giannini, Mezzalira e Serra. E le cultivar innestate sono state: Cheyenne, Desirable, Forkert, Kanza, Kyowa, Lakota, Pawnee e Sumner.

"Le varietà scelte sono state innestate solo di recente - spiega Gaggia - quindi non abbiamo ancora dati; questa primavera dovremmo vedere la prima vegetazione delle piante". "Il 2021 - continua - sarà il primo anno vegetativo della pianta (prima foglia) che dovrebbe entrare in produzione nel 2027-2028: essendo piante molto longeve ci mettono qualche anno prima di dare i primi frutti".

"Le piante sono ancora molto giovani e per questo per avere risposte bisognerà aspettare ancora qualche anno", gli fanno eco i tre tecnici. "Sicuramente - continuano - bisognerà prevedere un sesto d'impianto dinamico; la longevità e le notevoli dimensioni raggiungibili dalle piante di pecan, unite alla necessità di evitare sovrapposizione delle chiome (overcrowding), che riducendo l'intercettazione della luce da parte degli apparati fogliari inibiscono la produttività e la qualità del prodotto, porteranno progressivamente a un diradamento programmato delle piante nel corso degli anni. Successivamente al 20esimo anno del frutteto si giungerà a un sesto d'impianto di 10 metri sulla fila e 14 metri tra le file. Dalle circa 285 piante/ettaro iniziali si arriverà così a circa settanta piante/ettaro".

Dunque, come ritene Alessandro Gaggia, "c'è ancora tanto da sperimentare e verificare, la ricerca è ancora lunga", ma come si suol dire, chi ben comincia è alla metà dell'opera.

Fiori maschili del pecan
Fiori maschili del pecan
(Fonte foto: Veneto agricoltura)


Carta d'identità della pianta e dei frutti

Il pecan, Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch, è un albero da frutto e da legno appartenente alla famiglia delle Juglandaceae. Come spiegano da Veneto agricoltura ne esistono diverse cultivar, oltre cinquecento, per questo è una pianta che può adattarsi a diversi tipi di clima e terreno avendo opportunamente scelto la cultivar adeguata. Sono piante che soffrono se la falda freatica è troppo superficiale, hanno bisogno di irrigazione, soprattutto nei primi anni di impianto, ma soffrono i ristagni di acqua.

"Una nota caratteristica, pressoché unica del pecan e già evidenziatasi anche nella sperimentazione fin qui condotta, è senza dubbio la forte richiesta di zinco soprattutto nel periodo primaverile-estivo" affermano. "La carenza di zinco si manifesta facilmente con ingiallimenti diffusi delle foglie e il loro accartocciamento e imbrunimento secco. Il sintomo - precisano - è confondibile in prima battuta con quello provocato dalla ticchiolatura ('Pecan scab' - Fusicladium effusum). La pianta, più di ogni altra, si giova quindi di frequenti concimazioni fogliari con concimi a base di zinco (per esempio chelati o solfati) che risultano indispensabili per il buon accrescimento degli alberi. Esistono cultivar proterandre e proterogine e occorre far in modo che la combinazione delle stesse nel medesimo impianto permetta un ampio periodo di sovrapposizione delle fioriture dei due sessi". Per i tre esperti questa è una premessa essenziale per ottenere un'ottima produzione sia a livello quantitativo che qualitativo.

Fiore femminile del pecan
Fiore femminile del pecan
(Fonte foto: Veneto agricoltura)

A differenza del noce comune (Juglans regia) che è un albero di seconda grandezza e cresce generalmente al massimo fino ai 25 metri, il pecan è un albero di prima grandezza di elevate dimensioni che può raggiungere anche altezze fino ai 40 metri; inoltre è un albero molto longevo.

Per quanto riguarda i frutti, anche se occorre tenere in considerazione la variabilità legata alle varie cultivar, le noci pecan hanno forma e dimensioni differenti dal noce comune: sono più semplici da sgusciare, tanto che "ne esistono alcune denominate 'Paper shell pecan' per il loro guscio particolarmente sottile e per la loro facile sgusciabilità". Hanno anche una varia gamma di gusti estremamente gradevoli che ben si adattano anche all'uso nella pasticceria.

Sono noci più ricche in vitamina A, oltre il triplo rispetto alla noce comune, e anche il contenuto in vitamine del Gruppo B (B1 e B3) è molto più elevato, come pure per il beta-carotene e gli acidi grassi monoinsaturi. Sono noci leggermente più caloriche.

Le noci pecan hanno forma e dimensioni diverse dal noce comune
Le noci pecan hanno forma e dimensioni diverse dal noce comune
(Fonte foto: © Dionisvera - Adobe Stock)
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura innovazione azienda agricola interviste frutta in guscio vivaismo

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