Il passaggio del ciclone mediterraneo Harry, che ha investito le aree costiere di Sardegna, Sicilia e Calabria, ha prodotto ingentissimi danni all'agricoltura almeno in Sardegna e Sicilia, ma il quadro della situazione nelle campagne, pure ormai ad 8 giorni dalla fine dell'evento meteo estremo - che ha avuto il suo apice tra il 20 ed il 21 gennaio 2026 - è ancora molto frammentario.
Al momento, il Governo, con il Consiglio dei Ministri Straordinario del 26 gennaio scorso, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per le tre regioni colpite. La delibera, proposta dal ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, prevede uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro a valere sul Fondo per le Emergenze Nazionali, destinati ai primi interventi urgenti nei territori colpiti, con una prima tranche immediata e risorse ripartite in parti uguali tra le tre regioni. Lo stato di emergenza avrà una durata di 12 mesi, prorogabile per ulteriori 12, come previsto dal Codice della Protezione Civile. I presidenti delle regioni colpite sono stati investiti dell'autorità di commissari straordinari per l'emergenza.
Sardegna: aziende isolate, strade rurali cancellate
La ricostruzione delle zone colpite dal ciclone Harry sarà gestita in Sardegna da una Cabina di Regia coordinata dalla presidente della Regione Alessandra Todde, in qualità di commissaria straordinaria, in collaborazione con la Protezione Civile nazionale e locale. Ne faranno parte anche gli assessorati regionali dell'Ambiente, con delega alla Protezione Civile, delle Infrastrutture e Lavori Pubblici, degli Enti Locali, dell'Urbanistica e dei Trasporti insieme agli attori economici e sociali del territorio. È scritto in una nota stampa diramata alle 14:00 di ieri, 27 gennaio 2026, da Regione Sardegna, dove non si cita mai l'agricoltura. Ma da dichiarazioni rilasciate successivamente dalla presidente Todde si apprende che in Sardegna vi sono ancora "aziende agricole isolate" perché molte strade rurali sono state spazzate via dalla tempesta.
In Sardegna arriveranno 33 milioni di euro stanziati dal Governo con l'ordinanza di protezione civile. Ma non è dato sapere se almeno in parte potranno ristorare i danni degli agricoltori. Così come non è noto quanti dei 200 milioni di danni già segnalati dai sindaci, siano ascrivibili al settore agricolo.
"Chiusa la prima emergenza per il passaggio del ciclone Harry arriva ora la difficile conta dei danni e delle devastazioni che tre giorni di maltempo eccezionale hanno lasciato su buona parte della Sardegna, con produzioni agricole distrutte o fortemente compromesse e diverse arterie della viabilità rurale gravemente danneggiate". Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras, nel fare un primo bilancio sull'evento climatico estremo che nei giorni scorsi ha investito l'isola, soprattutto nei territori dei versanti meridionali e orientali.
"Nel riconoscere lo straordinario lavoro svolto dalla Protezione Civile regionale nel gestire la macchina dell'emergenza, in coordinamento con i comuni e gli enti locali - ha aggiunto Taras -, prendiamo anche atto dell'assenza dell'Assessorato dell'Agricoltura sia nelle fasi che hanno preceduto l'allerta rossa e sia durante il maltempo. E se la Regione bene ha fatto a dichiarare lo stato di emergenza, ora deve attivarsi in tempi rapidi per la conta dei danni sui campi e l'individuazione delle opportune risorse per i ristori e la ripresa produttiva, è altrettanto necessario rimettere al centro del confronto politico il tema degli strumenti assicurativi, di cui è sempre più necessario si dotino le imprese agricole, così da garantire le produzioni rispetto a queste condizioni meteo".
Sicilia, colpiti agrumeti e seminativi
In Sicilia il 22 gennaio scorso si è tenuta una seduta straordinaria della Giunta Regionale che - su impulso del presidente Renato Schifani - ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale per il maltempo che nei giorni 19, 20 e 21 gennaio ha investito la Sicilia a causa del ciclone Harry. Via libera anche alla richiesta del riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale, giunto il 26 gennaio con il Consiglio dei Ministri.
Sul piano economico, la Giunta ha stanziato 50 milioni di euro di risorse regionali immediatamente spendibili per affrontare le situazioni più gravi nei territori e ha deliberato un disegno di legge che, una volta approvato dall'Assemblea Regionale Siciliana, consentirà di accedere a 20 milioni di fondi globali. A questi fondi si affiancheranno 33 milioni provenienti da Roma.
Inoltre, gli uffici di Palazzo d'Orléans stanno valutando se vi siano i presupposti per accedere al Fondo di Solidarietà Europeo o a una riprogrammazione delle risorse presenti nel Fondo Sviluppo e Coesione per reperire le risorse necessarie.
Stando al primo censimento, la stima provvisoria dei danni ammonta a 741 milioni di euro. Le province più colpite: Catania (244 milioni di euro), Messina (202,5 milioni di euro) e Siracusa (159,8 milioni di euro). Esclusi da questa quantificazione i danni economici subiti dalle attività produttive e i danni al settore agricolo "la cui valutazione - si legge in una nota stampa della Presidenza - sarà fornita dall'Assessorato dell'Agricoltura".
Le prime segnalazioni di danni provengono dalle organizzazioni agricole e dai sindaci. Il settore agricolo è stato duramente colpito dal ciclone Harry a Burgio, in provincia di Agrigento, mettendo in ginocchio un territorio che fonda gran parte della propria economia sulla coltivazione degli agrumi. Le violente raffiche di vento che si sono abbattute sulla zona il 20 gennaio hanno devastato gli agrumeti nel pieno della stagione di raccolta.
La stima economica è pesante: un milione e mezzo di euro di perdite complessive. Migliaia di frutti sono stati sbattuti con forza contro rami e piante, cadendo a terra o riportando lesioni tali da renderli invendibili. In molti casi anche gli alberi risultano gravemente danneggiati. Ore di vento sono bastate a cancellare un'intera annata di lavoro.
"Ci troviamo di fronte a una vera emergenza per la nostra comunità - ha dichiarato il sindaco Vincenzo Galifi -. L'agricoltura rappresenta il cuore della nostra economia ed è il sostentamento di decine di famiglie. Dopo il passaggio del ciclone lo scenario è stato desolante: agrumeti distrutti, anni di sacrifici spazzati via in poche ore".
Harry ha distrutto i seminativi nella piana di Catania nella zona del fiume Gornalunga, dove sono stati completamente sommersi dall'acqua. Lo rileva Coldiretti Sicilia che continua il monitoraggio nelle campagne da dove si moltiplicano le segnalazioni. Nella zona vicino a Sigonella, dove era stato seminato il grano, l'acqua del fiume ha di fatto sommerso l'intera area.
"Se non si ripristina l'alveo - sottolinea Coldiretti - il problema esisterà sempre. Smottamenti dei muretti di contenimento nelle zone interne, alberi caduti, il quadro che si delinea nelle aziende agricole nell'isola è sempre più complicato anche se è ancora presto per una effettiva quantificazione".
"Tunnel di copertura del fieno scoperchiati così come le serre in alcune aree del ragusano, agrumeti impraticabili anche nel messinese; la situazione, dopo ore di vento e acqua, è sempre più complessa. Ci stiamo già attivando per richiedere lo stato di calamità - aggiunge Coldiretti Sicilia - perché i danni ancora non visibili possono aumentare nelle prossime settimane".
"L'uragano Harry ha provocato danni ingenti anche nel settore agricolo della provincia di Catania. Capannoni e strutture aziendali sono stati divelti, campagne allagate e colture gravemente danneggiate: le perdite ammontano a svariati milioni di euro". A dirlo è Giosuè Catania, presidente di Cia Sicilia Orientale che chiede alla Regione l'immediata attivazione di misure di emergenza per sostenere gli agricoltori della piana di Catania, duramente colpiti. "Non c'è pace per le aziende agricole locali, che necessitano di interventi urgenti per la messa in sicurezza e il ristoro dei danni".
Calabria non pervenuta
Dalla Calabria, pure duramente colpita lungo le coste meridionali di Jonio e Tirreno, non pervengono notizie di danni.


















