Le leguminose aiutano il suolo, l'ambiente e la nostra salute, eppure in Italia ne produciamo poche anche se la loro richiesta dal mercato è in aumento. Questo il tema al centro del webinar "Leguminose da granella: ce ne siamo dimenticati?", promosso da Confagricoltura Siena nell'ambito della rubrica Nel campo dell'attualità lo scorso 12 gennaio che è possibile rivedere online sulla pagina YouTube dell'organizzazione agricola.
Fondamentali per il consumo umano e animale, le leguminose da granella sono utili per l'arricchimento dei suoli ma potrebbero esserlo anche da un punto di vista economico.
Due macroambiti
Con Deborah Piovan, imprenditrice agricola, presidente della Federazione Nazionale Proteoleaginose di Confagricoltura, si è fatto il punto sullo stato dell'arte delle leguminose in granella, di cui ha analizzato due macroambiti: la soia, ovvero i suoi utilizzi e il suo ruolo nelle aziende agricole italiane, e le leguminose da granella per il consumo umano, cioè fagiolo, fava, cece, pisello e lenticchia. Due ambiti molto diversi e per i quali servono differenti riflessioni.
Dopo un forte calo, i consumi di legumi hanno visto una ripresa negli ultimi 10-15 anni anche per la maggiore diffusione di diete a base di proteine vegetali: "Un mercato interessante che il settore sta imparando a sfruttare per esempio anche con le Dop e le Igp, in particolare le lenticchie" ha detto Piovan, che ha inoltre precisato: la nostra produzione è crollata ma le importazioni sono esplose, soprattutto quelle di fagioli.
Le diete a base di proteine vegetali stanno guardando con attenzione anche all'altro macroambito che è la soia, perché è la leguminosa con la più equilibrata composizione di amminoacidi essenziali.
Il mercato della soia è però per la maggior parte dedicato alla zootecnia e alla produzione di mangimi. Le rese stagnanti sono un segnale dello scarso investimento in ricerca.
Le importazioni sono invece in continuo aumento così come lo sono i consumi. Servono quindi politiche agricole che promuovano la produttività e la produzione di proteine vegetali.
Sperimentazione
Assieme a Camilla Moonen, associate professor in Agronomy and Field Crops alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, si è discusso dello stato dell'arte della sperimentazione di queste coltivazioni e che possono offrire nuove opportunità, anche in base alle diverse tipologie: da granella, foraggere e da produzione di biomassa.
Negli ultimi anni la comunità europea ha sviluppato nuove politiche per includere le leguminose nelle rotazioni e sono inoltre al centro di diversi progetti europei.
Territori e opportunità
Secondo Davide Bacci, coordinatore della Direzione Operativa e Filiere Terre dell'Etruria, i vantaggi dal punto di vista agronomico sono indubbi, in particolar modo nell'ottica di un'agricoltura sempre più rigenerativa.
Ma sul mercato interno si riscontrano criticità connesse alle importazioni, sia dal bacino mediterraneo che da altri Paesi che portano leguminose a costi molto bassi, riducendo così la possibilità di produzione nei territori italiani.
Bacci ha poi illustrato le possibilità dei legumi nella filiera gluten free, snello specifico del cece, e nell'alimentazione zootecnica, con il favino bianco che ben si presta alle rotazioni.
Servono politiche nazionali
La conferma che quello delle leguminose sia un settore importante è arrivata anche dalla testimonianza di Ado Guerrini, direttore del Consorzio Agrario di Ancona, che ne ha evidenziato i limiti di sviluppo in questi anni, in particolare la mancanza di strutture di riferimento che potessero far programmi pluriennali per le coltivazioni. Guerrini ha evidenziato che ci sarebbero enormi spazi in questo settore dato che l'Italia importa circa il 90%, ha detto, serve quindi una politica nazionale, non solo di sostegno, ma di indirizzo commerciale e di opportunità per queste coltivazioni.
Questo è solo un estratto, guarda il video completo del webinar
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Fonte: Upa Siena




















