Chiudo tutto e vado a vivere in Norvegia

Mandrie piccole, produzioni medie non spinte, massima efficienza in stalla e alle 17 tutti a casa. Allevatori Top ha visitato alcune aziende agricole a Nord di Oslo, realtà in cui la qualità della vita è decisamente notevole

Allevatori Top di Allevatori Top

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Il 95% delle vacche da latte presenti nelle stalle del paese nordico è di razza Rossa norvegese

Conoscere gli allevatori norvegesi fa bene al cuore, perché hanno un ritmo di vita rilassato e possono permettersi una certa tranquillità economica viste le politiche di sostegno varate a livello nazionale. Il fatto di non aderire all'Unione europea lascia piuttosto libero il governo norvegese nel dare una mano agli agricoltori e agli allevatori, senza dimenticare una certa vocazione orgogliosamente protezionistica nel rendere poco appetibile il mercato norvegese agli altri paesi limitrofi, disincentivati ad esportare a colpi di pesanti dazi.

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Qui le stalle giganti da migliaia di animali non sono gradite, ingombranti e potenzialmente impattanti sull'ecosistema, specialmente oggi in pieno dibattito sul contenimento dei gas serra e delle emissioni di CO2 . Meglio avere allevamenti piccoli o di medie dimensioni con al massimo una sessantina di capi in mungitura, per oltre il 90% di razza Rossa norvegese. Sì, certo, ci sono anche Frisone e altre razze cosmopolite, ma un'ottantina di anni fa i norvegesi hanno deciso di seguire una strada diversa rispetto ai paesi che iniziavamo a guardare al mondo Holstein per far crescere il proprio patrimonio zootecnico e hanno preferito creare una razza su misura, incrociando razze locali come Norwegian Red and White, Red Trondheim, Red Polled Østland e inserendo anche sangue Ayrshire.

Per un allevatore italiano l'idea di condurre la propria stalla "part time" e di non spingere come un matto per farla crescere di continuo sembra un'eresia, ma negli allevamenti norvegesi che abbiamo visitato nella zona di Hamar, a Nord di Oslo, l'approccio è completamente diverso e il fatto di avere medie che non si scostano troppo dagli 80 quintali/capo non turba nessuno. L'aspetto che invece gli allevatori norvegesi hanno curato come non mai è quello dell'efficienza e oggi si trovano con mandrie sane con il 72% delle vacche che restano gravide dopo il primo intervento fecondativo.
 
In alto: per i lavori in stalla un mezzo elettrico, silenzioso e ad inquinamento zero. Sotto: nella metà delle stalle da latte norvegesi è il robot a mungere le vacche
In alto: per i lavori in stalla un mezzo elettrico, silenzioso e ad inquinamento zero. Sotto: nella metà delle stalle da latte norvegesi è il robot a mungere le vacche
 
Parallelamente è aumentato il numero di robot di mungitura, ormai installati in oltre il 50% delle aziende, consentendo agli allevatori di essere ancora più liberi nella propria giornata. Il risultato? Nelle stalle che abbiamo visitato, un campione assolutamente medio della realtà norvegese, quando arrivano le cinque del pomeriggio, si chiude bottega e si va a casa, senza che nessuno controlli la mandria sino alla mattina dopo. Addirittura, in una delle aziende che ci hanno aperto le porte, sono tre gli allevatori che si "alternano" durante la settimana, un vero e proprio part time verticale che consente ai nostri colleghi norvegesi di seguire le vacche un paio di giorni alla settimana e di potersi occupare di altre attività (uno degli allevatori è un apprezzato falegname) a livello professionale negli altri giorni.
 
A sinistra: nella prima azienda che abbiamo visitato l'impegno in stalla del nostro collega allevatore termina verso le 17. Poi tutti a casa sino all'indomani. A destra: un sistema automatizzato per la preparazione della miscelata aiuta l'allevatore ad alimentare le sue vacche riducendo l'apporto di manodopera
A sinistra: nella prima azienda che abbiamo visitato l'impegno in stalla del nostro collega allevatore termina verso le 17. Poi tutti a casa sino all'indomani. A destra: un sistema automatizzato per la preparazione della miscelata aiuta l'allevatore ad alimentare le sue vacche riducendo l'apporto di manodopera


Risultato? Un'alta qualità di vita

Conti alla mano, nonostante un prezzo del latte piuttosto alto rispetto agli standard italici (0,5 centesimi di media, che possono arrivare a 1 euro nelle zone disagiate), gli allevatori con una sessantina di vacche in mungitura non si arricchiscono di certo, ma campano sereni, con una qualità della vita superiore a quella di molti nostri connazionali. E non ci pensano nemmeno a raddoppiare la mandria preferendo "avere più tempo per la famiglia o per una sana birretta". D'altro canto ogni produttore ha una propria quota latte e in caso di sforamento è previsto un superprelievo, quindi far crescere la mandria non è semplicissimo, ma nemmeno impossibile. I titoli sono infatti liberamente vendibili fra allevatori, ma il governo ha il diritto di assorbire parte delle quote scambiate, in modo da avere sempre un controllo sul mercato e scongiurare il rischio di sovrapproduzione.

In questa azienda i tre allevatori soci si alternano in un part time verticale durante la settimana, scandito da turni ben precisi
In questa azienda i tre allevatori soci si alternano in un part time verticale durante la settimana, scandito da turni ben precisi

Il mercato è gestito dalla Cooperativa agricola Tine, che raccoglie il 95% del latte norvegese e vende più dell'85% del latte trasformato nel paese, ma ha anche l'obbligo di acquistare il latte da qualsiasi produttore detentore di quota, piccolo o grande che sia, ubicato in zone facilmente raggiungibili o disperso al Nord. In queste condizioni c'è poco spazio per improvvisi picchi di produzione. Anzi, l'obiettivo del governo è quello di stabilizzare il prezzo del latte in tutto il paese, sostenendo gli allevatori delle aree più disagiate, specialmente verso il confine russo, dove la vita è veramente dura e le scorte foraggere davvero difficili da produrre. Il sistema sembra funzionare bene ed evidentemente lo spirito cooperativistico norvegese (la prima associazione dei produttori di latte è del 1881) ha saputo superare momenti di crisi e ha gestito in maniera efficiente il processo di riduzione del numero delle stalle, passate dalle 140mila unità degli anni '60 alle 8mila odierne, calo compensato dalla crescita del numero medio di animali in allevamento.

La razione è basata su fieni (essiccati o insilati) più una integrazione mai spinta
La razione è basata su fieni (essiccati o insilati) più una integrazione mai spinta

Sta di fatto che il paese si regge su una mandria di 210mila vacche da latte, che sotto il profilo dell'efficienza e della salute animale hanno molto da insegnare. Se poi resta tempo per una birretta, ancor meglio.

Tabella: Norvegia e Italia a confronto

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di Giovanni De Luca

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Allevatori Top

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Tag: allevamento latte bovini zootecnia

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