Crisi dell'urea, una faccenda di ordine globale

I prezzi dell'urea alti non impensieriscono solo gli agricoltori italiani, ma sono causa di sommosse in India e di scioperi in Corea. Mentre si temono nuove rivoluzioni come quella araba

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

biodiversita-campo-agricoltura-grano-girasoli-by-ioabal-fotolia-750.jpeg

L'urea è alla base della nutrizione di molte colture (Foto di archivio)
Fonte foto: © IoaBal - Fotolia

Gli agricoltori italiani sono preoccupati per il prezzo dell'urea, quasi triplicato nel giro di un anno. Soprattutto i cerealicoltori, che già hanno seminato il loro frumento, ora guardano con ansia alle quotazioni dei listini per cercare di capire quanto gli costerà nutrire le piantine che fra poche settimane riprenderanno a crescere dopo la pausa invernale.


Leggi anche
Prezzo del grano e costo dei fertilizzanti: conviene seminare?


Eppure non dobbiamo pensare che la crisi dell'urea sia una questione nazionale o che sia il frutto di una speculazione di qualche azienda. È invece una crisi globale che rischia di causare danni enormi alla stabilità di interi Paesi. In India ci sono continuamente sommosse popolari, in Corea gli autotrasportatori hanno incrociato le braccia, mentre in Cina e in Russia i Governi hanno messo certi prodotti sotto embargo.


Le cause della crisi dell'urea

L'urea è una molecola che ha lo scopo di fornire azoto alle colture. È generata dal nostro corpo come sottoprodotto del metabolismo umano, mentre a livello industriale è sintetizzata grazie ad un metodo messo a punto un secolo fa. Un metodo che però fa grande uso di energia, metano in primis e poi di carbone. E la crescita del prezzo del gas ha provocato un aumento del prezzo dell'urea. Gas le cui quotazioni sono lievitate a livello globale a causa delle tensioni geopolitiche tra Europa e Russia, nonché dell'oggettivo aumento dei consumi, dovuto alla ripresa economica globale post covid-19 e ad un abbandono delle fonti fossili più inquinanti, come il carbone.


Leggi anche
L'azoto e i fertilizzanti azotati. Ecco cosa sono e come si usano


Come risposta all'aumento del prezzo dell'urea la Russia ha limitato le esportazioni, in modo da essere sicura che il prodotto non manchi nelle aziende agricole nazionali. E anche la Cina ha fatto lo stesso. Pechino da sola produce il 10% dell'urea globale (e un terzo del fosfato biammonico). La decisione cinese è stata presa non solo per proteggere i farmer locali, ma anche perché il Paese sta attraversando una dura crisi energetica.

Molte centrali elettriche a carbone sono state chiuse per ragioni ambientali e con il prezzo alto del metano produrre energia è diventato dispendioso. E così si sono ridotte le produzioni di urea, destinate esclusivamente al mercato nazionale.


Gli effetti sull'economia globale

I prezzi crescenti dell'urea stanno avendo un impatto su scala globale. In Europa gli effetti si vedono sui conti delle aziende agricole. In Gran Bretagna poi la chiusura di alcuni degli impianti della CF Industries ha portato alla scarsità di anidride carbonica (sottoprodotto del ciclo di produzione dell'urea) ad uso alimentare. Niente bollicine nelle bibite gassate quindi.

Ma nei Paesi meno sviluppati gli effetti sono ben più devastanti. In India gli agricoltori sono scesi in piazza ormai da mesi mettendo sotto assedio i palazzi del potere. Ci sono stati anche scontri violenti con la polizia in cui hanno perso la vita alcuni manifestanti. Altri invece si sono suicidati nelle loro fattorie perché schiacciati dai debiti.

Oltre a mettere in crisi gli agricoltori gli aumentati costi di produzione del grano e la scarsità di riserve a livello mondiale porteranno ad un aumento dei prezzi della granella (già oggi sui massimi). Gli effetti si faranno sentire soprattutto nei Paesi poveri. Se infatti per un europeo un aumento di qualche centesimo sul prezzo del pane non crea grossi problemi, per chi vive con un dollaro al giorno significa la fame.

E non dobbiamo dimenticare che le rivolte arabe scoppiate tra il 2010 e il 2011 hanno avuto tra le varie cause anche l'aumento del prezzo dei generi alimentari. È probabile dunque che nei Paesi instabili e poveri ci saranno proteste e rivolte.


Effetti secondari della crisi dell'urea

Ma anche il settore dei trasporti è sotto pressione. L'urea è infatti alla base dell'AdBlue, l'additivo usato nei mezzi diesel per abbattere le emissioni inquinanti. La scarsità di materia prima ha reso il liquido quasi introvabile in alcuni Paesi, con i camionisti che non possono accendere i loro mezzi, visto che i motori di ultima generazione si bloccano se il serbatoio dell'AdBlue è vuoto.

In Sud Corea gli autotrasportatori hanno incrociato le braccia e il Governo di Seoul ha dovuto acquistare l'urea dell'Australia, importandola con un ponte aereo per tamponare la situazione. Mentre un accordo stipulato da poco con Pechino ha permesso al settore di tornare alla quasi normalità.


Concludendo

La crisi dell'urea è un fenomeno di portata globale che ha cause complesse e ricadute variegate, non solo sui bilanci delle aziende agricole, ma anche sulla stabilità di intere Nazioni. Secondo gli analisti il prezzo del gas dovrebbe scendere in primavera e con esso anche il costo dei fertilizzanti, ma l'onda lunga prodotta da questa crisi rischia di lasciare sul campo morti e feriti.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 277.515 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner