Enea: "L'agrovoltaico funziona". Tutto quello che c'è da sapere

Stanziati 1,1 miliardi di euro nel Pnrr. Il quadro della situazione e i dati italiani: con l'1% di agrovoltaico su suolo agricolo europeo, la guerra in Ucraina farebbe meno paura dal punto di vista energetico

Barbara Righini di Barbara Righini

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Un impianto agrovoltaico può offrire molti vantaggi, anche all'agricoltore che lo ospita sui terreni (Foto di archivio)
Fonte foto: © Thinapob - Adobe Stock

"Credo che a chi solleva dubbi sull'agrovoltaico, si possa rispondere che, secondo i dati che abbiamo, estremamente incoraggianti, l'agrovoltaico funziona".

È stata lapidaria e appassionata, Alessandra Scognamiglio, ricercatrice dell'Enea che, fra l'altro, guiderà la più importante conferenza internazionale sul fotovoltaico, "World Conference on Photovoltaic Energy Conversion", parlando all'ultima edizione di Fieragricola, a Verona.

 

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La conferenza internazionale dedicata al fotovoltaico, per chi se lo stesse chiedendo, si terrà a Milano fra il 26 e il 30 settembre 2022. Nel frattempo Alessandra Scognamiglio, che coordina la Task Force Enea Agrivoltaico Sostenibile, dal palco dell'evento targato QualEnergia a Verona, ha fornito qualche dato: per la vite sotto agrovoltaico +15-30% di produttività, per l'insalata +10% massimo; per mais, frumento e foraggio la variazione di produttività va da un minimo di -8% a un massimo di +10%. Le perdite per patata, pomodoro, zucca e melone, variano da un -5% a un -8%.

Da considerare però che l'agricoltore, al reddito da produzione agricola somma il reddito energetico.

 

I dati sono di Rem Tec Energy, Azienda italiana che ha sviluppato una tecnologia brevettata, e riguardano l'impianto di Borgo Virgilio, Mantova. L'impianto si compone di 7.680 pannelli ed è a 4,6 metri d'altezza.

 

L'impianto di Borgo Virgilio, Mantova

L'impianto di Borgo Virgilio, Mantova

(Fonte foto: Rem Tec Energy)

 

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Meno interessante per gli agricoltori, di più per chi è preoccupato per la transizione energetica, vista la guerra in Ucraina, un altro dato messo in chiaro da Alessandra Scognamiglio: "Il potenziale dell'agrovoltaico, stimato per l'Ue, è veramente grande. Le stime dicono che se lo installassimo sull'1% delle terre arabili europee, avremmo coperto un terzo della domanda elettrica dell'Unione".

 

È forse il caso di ribadire chiaramente la differenza fra agrovoltaico e agrisolare: entrambe le soluzioni vantano stanziamenti importanti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), ma sono diverse.

 

Le definizioni ufficiali di agrovoltaico sono ancora frammentarie e si trovano in diversi documenti. Secondo il Decreto Semplificazioni Bis (Decreto Legge 77/2021), convertito in Legge sempre nel 2021 (108/2021), si tratta di "soluzioni integrate innovative, con montaggio di moduli elevati da terra, anche prevedendo la rotazione dei moduli stessi, comunque in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l'applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione". Il sistema prevede "monitoraggio che consenta di verificare l'impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture".

 

Come si diceva, sia l'agrovoltaico che l'agrisolare (fotovoltaico sui tetti di fabbricati agricoli esistenti) vantano un gruzzolo di finanziamenti da Pnrr. All'agrisolare sono riservati 1,5 miliardi. Fra l'altro è uscito proprio di recente il Decreto che fornisce le direttive per l'avvio della Misura "Parco Agrisolare".

 

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Per l'agrovoltaico sono stanziati, invece, nella Missione "Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica" del Pnrr, 1,1 miliardi di euro. Si vuole installare a regime una capacità produttiva di 1,04 GW per produrre 1.300 GWh annui. Per l'attuazione si è in attesa dei provvedimenti del Ministero della Transizione Ecologica.

Per quanto riguarda poi il fotovoltaico al suolo, senza quindi la possibilità di coltivare contemporaneamente il terreno, secondo la Legge n.27/2012 non è possibile accedere a incentivi statali.

 

"In pratica - ha detto Alessandra Scognamiglio - il fotovoltaico a terra è orientato a un principio che privilegia la produzione di energia, al più basso costo possibile. Solitamente i moduli sono vicini fra loro, alla distanza minima che eviti l'ombreggiamento fra i moduli, viene quindi massimizzato l'uso del suolo e non c'è altra attività. Il sistema con agrivoltaico invece si adatta alle esigenze della seconda funzione, cioè la produzione agricola. La forma dell'impianto diventa più porosa, c'è più spazio fra i moduli. Il progetto del sistema agrovoltaico deve tenere conto di esigenze diverse: da un lato il rendimento energetico, dall'altro quello della produzione agricola. Si tratta di un compromesso nel progettare la trasmissione della radiazione luminosa".

 

 

I ricercatori hanno verificato che, se ben progettato, un impianto agrovoltaico può offrire molti vantaggi, anche all'agricoltore che lo ospita sui terreni. Secondo quanto riferito dal professore Andrea Colantoni, dell'Università della Tuscia, i pannelli fotovoltaici proteggono le colture da alte temperature e scarsità d'acqua; l'agrovoltaico riduce l'impronta idrica dell'agricoltura, "le colture, nelle nostre serre fotovoltaiche, utilizzano il 70% in meno di acqua all'anno. Il risparmio è di 5 milioni di litri di acqua a ettaro". Secondo alcuni studi internazionali, con l'agrovoltaico l'azienda agricola può arrivare a una crescita di reddito del 20%.

 

Il professore Colantoni ha appena coordinato un Tavolo Tecnico per la corretta applicazione dell'agrovoltaico in Italia, Tavolo che ha prodotto delle Linee Guida che possono essere scaricate al link di Google Drive dell'Università della Tuscia. Proprio le Linee Guida riportano l'esempio delle serre agrovoltaiche di Ef Solare sotto le quali, in Calabria, si coltivano limoni. "Un campione di limoni delle serre - si legge nel documento - ha mostrato risultati nettamente superiori agli standard qualitativi richiesti dai disciplinari di produzione dei migliori Igp d'Italia. I limoni analizzati hanno presentato un diametro di 75,6 millimetri e un peso di 270 grammi, la resa in succo al 39% e acidità totale 60,5 grammi/litro".

 

Cosa frena dunque l'espansione dell'agrovoltaico? Secondo quanto riferito ancora da Alessandra Scognamiglio, in Italia l'agrovoltaico è una goccia nell'oceano: 34,7 ettari per 6,6 MW. Per dare una dimensione, la Cina ha installato 1,9 GW di impianti agrovoltaici mentre, dato al 2021, l'Italia ha installato in totale 22,6 GW di fotovoltaico (tutti i tipi di fotovoltaico, non solo agricolo), con una crescita fra 2020 e 2021 di 0,92 GW.

 

Secondo gli obiettivi stabiliti dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (Pniec), al 2030, per mantenere le promesse fatte in ambito europeo, l'Italia dovrebbe arrivare ad avere 52 GW al 2030. "In Italia siamo ancora circondati da frammenti di normativa, tutti stiamo attendendo una cornice normativa chiara", ha detto Alessandra Scognamiglio, che poi ha aggiunto: "Spesso c'è un fraintendimento fra agrovoltaico e fotovoltaico a terra. La resistenza da parte delle autorità nelle autorizzazioni viene motivata con la tutela del paesaggio e il cambio d'uso del suolo. Ma anche le rinnovabili sono tutela del paesaggio perché costituiscono un contributo alla crisi energetica e climatica. Noi di Enea pensiamo che l'agrivoltaico possa essere un'infrastruttura a supporto del paesaggio agrario e per l'agricoltura. Servono però soluzioni sartoriali, perché il paesaggio italiano è estremamente diversificato".

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