Tracciabilità, benvenuta blockchain: purché sia trasparente e libera

Durante Tuttofood si è discusso delle enormi potenzialità offerte dalla tecnologia blockchain per tracciare l'origine dei cibi. Ma perché sia una rivoluzione in cui vincono tutti serve mettere qualche paletto

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Di blockchain e tracciabilità si è discusso a Tuttofood
Fonte foto: Agronotizie

Il tema della tracciabilità dei prodotti agroalimentari è oggi al centro del dibattito pubblico. I consumatori vogliono sapere dove e come un dato alimento è stato prodotto e trasformato. La Gdo è interessata ad ottimizzare i processi e semplificare i richiami dei prodotti. E i dati dietro ad un prodotto, se gestiti in maniera corretta, hanno valore anche per chi produce e trasforma le materie prime, perché indicano come ottimizzare la filiera.

Blockchain è oggi la tecnologia più promettente in grado di assicurare l'immutabilità dei dati inseriti dai vari soggetti della filiera. Di blockchain abbiamo parlato approfonditamente in questi articoli, ma riassumendo possiamo dire che tutto il sistema si basa su 'registri condivisi' in cui ogni nodo (agricoltore, trasformatore, grossista, supermercato, etc.) ha copia dei dati cronologicamente sedimentati da tutta la filiera e protetti attraverso la crittografia.

Grazie ai caratteri di immutabilità delle informazioni e decentralizzazione dei registri, blockchain è da molti considerata estremamente sicura, tanto che ha trovato applicazioni in finanza (si pensi ai Bitcoin) e potrebbe soppiantare notai e Pubblica amministrazione nella gestione di registri pubblici, come il catasto immobiliare o il Pra.

Per discutere delle potenzialità e dei limiti di questa tecnologia Csqa ed Euranet hanno lanciato Blockchain plaza, un luogo fisico di incontro e confronto presentato a Tuttofood che il 6 maggio scorso ha visto la partecipazione di Gian Marco Centinaio, ministro dell'Agricoltura. "Blockchain è una tecnologia promettente su cui stiamo puntando molto", ha spiegato il ministro che intende interfacciarsi con l'iniziativa del Mise sul tema. "Siamo promotori di un tavolo di lavoro pubblico e privato su questo tema che può essere una opportunità per difendere il made in Italy dall'italian sounding".

Il ministro si è scagliato contro la burocrazia, che rallenta ogni decisione e spirito innovativo. E ad una domanda di AgroNotizie sulla necessità di rendere disponibili i dati che oggi ministero e le varie agenzie hanno in pancia, Centinaio è stato netto: "Se non ci sono problemi di privacy siamo per rendere accessibili tutti i dati in nostro possesso a chi voglia sviluppare soluzioni che semplifichino la vita delle imprese".


Blockchain è una soluzione, non la panacea di tutti i mali

A fare il quadro sulle potenzialità di blockchain ci ha pensato Filippo Renga, direttore dell'Osservatorio Smart AgriFood, che ha tuttavia voluto lanciare due alert. Il primo riguarda la trasparenza delle informazioni, che devono essere accessibili a tutti gli attori interessati e devono generare valore lungo tutta la filiera. E il secondo riguarda la decentralizzazione e l'apertura delle piattaforme.
 
Gli elementi che spingono vero l'adozione di soluzioni blockchain
Gli elementi che spingono vero l'adozione di soluzioni blockchain

Se blockchain ha potenzialità enormi, le questioni sul tavolo non sono poche, come ha ricordato anche Gianpaolo Sara, managing partner di Euranet. Ad esempio il rischio che nell'incapacità degli attori nazionali di trovare soluzioni condivise arrivi un soggetto estero che imponga la sua soluzione, occupando un settore economico che vale milioni.

Maria Chiara Ferrarese, vicedirettore di Csqa, ha voluto sottolineare il potenziale di semplificazione di blockchain. Se il governo definirà degli elementi minimi perché una piattaforma possa essere riconosciuta dalla Pubblica amministrazione, questo permetterebbe a diversi attori (Agea, Mipaaft, Consorzi di tutela, assicurazioni, etc.) di 'attingere' ai dati registrati in blockchain. Questo eviterebbe agli attori della filiera di perdere tempo con comunicazioni ridondanti. E le aziende che aderiscono a piattaforme blockchain riconosciute, è l'auspicio di Ferrarese, dovrebbero avere una corsia preferenziale a livello di controlli pubblici a tutti i livelli.

Altro tema ancora sul tavolo è quello della veridicità dei dati. Blockchain infatti non certifica la veridicità di una informazione, quanto invece l'immutabilità della stessa. Se dunque un attore della filiera inserisce un dato scorretto che gli altri soggetti non sono in grado di valutare, tutto il sistema di fiducia viene a mancare. Ecco perché resta necessario il lavoro di certificazione e controllo di soggetti pubblici e privati che verifichino la corrispondenza a realtà dei dati inseriti.

Tavolo relatori a Tuttofood

Ma quali sono i vantaggi per l'agricoltore nell'aderire ad una piattaforma blockchain? Per adesso riguardano l'ottimizzazione dei processi produttivi e l'apertura di una via preferenziale di dialogo con la Gdo, che sta sviluppando con sempre maggiore frequenza soluzioni ad hoc. Inoltre le aziende agricole hanno una carta da giocare nei confronti dei consumatori, oggi sempre più desiderosi di conoscere l'origine di un cibo. In futuro, quando anche il settore pubblico avrà fatto le sue scelte, si dovrebbero facilitare le comunicazioni verso la Pa e automatizzare i controlli formali.

A sottolineare la necessità che si trovi uno standard per far dialogare reti differenti ci ha pensato Alberto Frausin di GS1 Italy, la società che ha inventato i codici a barre. Mentre Luca Giuratrabocchetta, di Amazon Web Services, ha spiegato l'impegno del colosso statunitense nel fornire soluzioni cloud. All'evento erano presenti anche diverse aziende interessate a questa rivoluzione, come InfoCert, Origin ItaliaBecker Llc, l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato italiano e TechData.

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