Sicilia, il valore aggiunto dell’agricoltura traina il Pil

Nel commentare i dati positivi dello Svimez, l'assessore regionale Antonello Cracolici invita a lavorare con la nuova programmazione per consolidare il risultato ottenuto

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Antonello Cracolici, assessore regionale all'Agricoltura della Sicilia
Fonte foto: © Antonello Cracolici

Con la pubblicazione delle anticipazioni del Rapporto Svimez inizia il viaggio di AgroNotizie nel Mezzogiorno che non si rassegna alle crisi dei comparti e che guarda realisticamente alle opportunità di crescita offerte dai mercati.

L'assessore all’Agricoltura della Regione, Antonello Cracolici, pur non nascondendo l’entusiasmo per la buona notizia, rilancia i temi di questi ultimi mesi, sul come massimizzare l’effetto delle politiche regionali di sostegno, a cominciare dal Programma di sviluppo rurale 2014-2020 fino alla strategia sulla valorizzazione delle filiere di olio e vino.

“La pubblicazione dei dati Svimez conferma quello che da mesi vado sostenendo in giro per tutta l’Isola: la Sicilia è migliore di come la raccontiamo" esordisce Cracolici.

Eppure ci sono ancora molti problemi, come nel caso della filiera cerealicola. Come la mettiamo?
“Ci sono ancora tanti problemi, ma si registra un importante trend di crescita che sta rafforzando il sistema delle nostre imprese agricole. Ma per la prima volta con un incremento dell’1,5 % di Pil, la Sicilia è la prima Regione del Mezzogiorno per crescita, e prima in Italia per sviluppo nel settore agricolo, con il 7,7% di valore aggiunto in più rispetto allo scorso anno”.

Un altro primato siciliano è quello dell’incremento dell’occupazione agricola nel 2015, stimato da Svimez in 11.800 unità. Come lo spiega?
“Tutto ciò dimostra l’impatto delle politiche pubbliche orientate allo sviluppo e all’occupazione e gli effetti positivi del vecchio Programma di sviluppo rurale che si è concluso nel 2015, risorse che non sono state spese inutilmente e che anzi hanno dato maggior valore alla produzione e al lavoro".

L’amministrazione siciliana, con la nuova programmazione dei fondi comunitari, ha inteso  indirizzare le risorse verso la crescita del sistema imprenditoriale nella capacità di concentrazione dell’offerta. Basterà a consolidare i risultati?
“Occorrerà anche lavorare perché la filiera della produzione si chiuda in Sicilia attraverso trasformazione, commercializzazione e ricerca: la Sicilia adesso può rivendicare con orgoglio di non essere più una terra dove si racconta solo il lamento ed una liturgia della sofferenza. Al contrario è presente un tessuto sano fatto di eccellenze, di imprese di successo che fanno qualità  e che hanno le carte in regola per competere da protagoniste nel mercato globale: penso soprattutto al comparto vinicolo che negli ultimi anni ha ottenuto successi straordinari e penso anche al settore dell’olio, uno dei prodotti simbolo della nostra terra che grazie al marchio Igp ha davanti a se grandissime opportunità”.

L'agricoltura sarà il solo settore a tirare l'economia siciliana? "L’agricoltura è anche un fattore di attrattività del turismo nazionale e internazionale. Siamo la terra dei sapori e della bellezza. Agricoltura e turismo rappresentano gli asset strategici della nostra economia".

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