I velivoli senza pilota sono sempre più diffusi nelle nostre campagne, sia per il monitoraggio dei campi e la distribuzione di mezzi tecnici, sia per la raccolta di informazioni da parte della Pubblica Amministrazione. È il caso del Veneto, dove Avepa, l'Agenzia Veneta per i Pagamenti, ha lanciato un progetto pilota per testare l'impiego dei droni per sorvegliare dall'alto i campi.

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Come ci racconta Alessandro Rama, responsabile Area Tecnica Pagamenti Diretti di Avepa, oggi il sistema Ams, Area Monitoring System, fornito dalla Commissione Europea (che si basa sui dati satellitari Sentinel del programma europeo Copernicus), consente un monitoraggio puntuale e tempestivo dei campi, per valutare il rispetto delle norme Pac e la corrispondenza tra quanto dichiarato in domanda unificata e quanto avviene in campo, ma in certi contesti l'uso del drone può completare le informazioni raccolte dal satellite, che ha una risoluzione inferiore e non può essere attivato "a richiesta".

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La sperimentazione in Veneto

L'esperimento nasce da una collaborazione che mette insieme livelli diversi della macchina dei controlli: Avepa, in qualità di organismo pagatore regionale, e Agea Coordinamento, organismo che coordina gli enti pagatori a livello nazionale. Alle giornate di prova hanno partecipato anche tecnici del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione Europea, l'istituto di ricerca a cui si appoggia l'esecutivo Ue.

 

L'idea era di capire quanto i velivoli di nuova generazione possano diventare uno strumento operativo nei casi in cui servano immagini ad alta risoluzione, mirate e tempestive rispetto a quelle disponibili da satellite. Per questo sono stati scelti due contesti molto differenti, in modo da stressare il sistema su terreni e condizioni di lavoro distanti fra loro.

 

"Questa primavera, nel periodo di maggio, abbiamo fatto una sperimentazione congiunta con Agea dove abbiamo sorvolato due aree, una nella pianura qui attorno a Padova, vicino a Piazzola sul Brenta, e un'altra nel Bellunese, in una zona montana sopra al lago di Santa Croce", racconta Rama.

 

La scelta non è casuale: si è voluto testare l'utilità del drone in due contesti che possono rappresentare una sfida. La pianura, che può allagarsi rendendo l'intervento via terra impossibile, e la montagna, dove nelle aree impervie anche una verifica semplice via terra può trasformarsi in una giornata di lavoro. E proprio qui il drone ha mostrato il suo vantaggio competitivo.

 

Come sono evoluti i controlli da drone

Avepa, spiega Alessandro Rama, non arriva a questa sperimentazione da zero. Anzi, è una delle amministrazioni che già più di dieci anni fa aveva provato a portare i droni dentro i processi interni, quando però le tecnologie erano molto meno mature. "Molti anni fa siamo stati tra i primi ad acquistare un drone e a utilizzarlo per attività di individuazione, principalmente per la categorizzazione dell'uso suolo, da affiancare alle ortofoto", dice.

 

Ma il flusso di lavoro era tutt'altro che immediato. "Si faceva il volo con il drone, si tornava in ufficio e si scaricavano le immagini, che dovevano essere ortorettificate. Era un lavoro lungo. Ci volevano almeno un paio di giorni per avere le informazioni e nel frattempo la realtà in campo poteva essere cambiata".

 

Oggi, nella prova con Agea, l'aspetto che sorprende non è solo la qualità delle immagini, ma la rapidità complessiva del processo. Rama sintetizza così le differenze: acquisizioni molto più veloci, aree più ampie coperte in poco tempo e materiale pronto per essere visionato e valutato in tempi compatibili con l'urgenza amministrativa.

 

Il percorso di volo del drone può essere pre impostato

Il percorso di volo del drone può essere pre impostato

(Fonte foto: Alessandro Rama, responsabile Area Tecnica Pagamenti Diretti di Avepa)

 

Droni e satelliti, due strumenti differenti

Il punto, per Rama, è evitare equivoci: nell'attuale impianto Pac, il controllo non si regge sul drone, ma sul monitoraggio satellitare. Con la programmazione 2023-2027, il cosiddetto Area Monitoring System è diventato la novità strutturale perché consente di seguire l'evoluzione delle parcelle agricole in modo sistematico, individuando colture, cambiamenti e situazioni anomale con continuità e senza dover programmare sopralluoghi capillari. La verifica oggi si basa sul 100% della superficie agricola richiesta a premio, e non più su una quota percentuale come nelle precedenti programmazioni della Politica Agricola Comune ante 2023.

 

Per questo il drone va letto come uno strumento complementare. "Oggi con i velivoli senza pilota non possiamo sorvolare tutta la regione e utilizzare le immagini ai fini dei pagamenti. Il satellite è molto più veloce, economico ed efficiente", sottolinea. Il drone può dunque intervenire quando serve un livello di dettaglio superiore, oppure quando è necessario raccogliere evidenze "su richiesta", cosa che il satellite non può fare con la stessa flessibilità.

 

"Con il drone, in poche ore, abbiamo acquisito le immagini di 50-60 ettari in una zona montana, anche impervia, laddove un controllore ci avrebbe messo almeno un giorno", spiega Rama. Il limite è piuttosto regolatorio. "Oggi non è possibile far volare il drone ovunque, perché molti spazi aerei sono interdetti, questo limita di molto la nostra capacità di raccogliere informazioni".

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Quali dati raccoglie il drone?

Nella logica Pac la prima informazione da ottenere è semplice: capire cosa c'è davvero in campo e se coincide con quanto dichiarato. Da questo punto di vista, la base è l'immagine a colori. Ma di altissima risoluzione, molto superiore a quella disponibile da satellite. "Con le immagini acquisite i dettagli sono molto spinti", sintetizza Alessandro Rama.

 

Dallo schermo è possibile vedere in tempo reale quello che il drone sta inquadrando

Dallo schermo è possibile vedere in tempo reale quello che il drone sta inquadrando

(Fonte foto: Alessandro Rama, responsabile Area Tecnica Pagamenti Diretti di Avepa)

 

È poi possibile montare sensori multispettrali per registrare la firma luminosa della coltura e ottenere indici di vegetazione, come l'Ndvi. Ma è anche possibile ricreare un modello 3D di un campo. "Noi ad esempio abbiamo testato questa funzionalità su delle siepi campestri per misurarne l'altezza e il volume", ci spiega Rama.

 

Calamità naturali: quando il drone fa la differenza

Se per i controlli ordinari il satellite resta il perno, l'utilità del drone diventa particolarmente evidente quando si parla di eventi calamitosi. In queste situazioni la priorità è delimitare con precisione le aree colpite e avere rapidamente un quadro credibile dei danni, perché da lì discendono valutazioni, pratiche e ristori.

 

Rama è netto: "Nelle emergenze il drone può fare la differenza, perché ti permette di attivare un rilievo mirato e di avere risultati in giornata". E porta un ordine di grandezza: "Se devi inquadrare un'area colpita anche di 100-200 ettari, l'idea di poter volare, rielaborare e la sera stessa avere le immagini sul computer per le valutazioni è un cambio di passo enorme".