Miele in Cooperativa, una nuova realtà dell'apicoltura italiana

Abbiamo intervistato Riccardo Babini, presidente della nuova realtà che sta crescendo nel panorama del mondo apistico in Italia

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Il logo di Miele in Cooperativa: ottomila soci, 300mila alveari, nove regioni rappresentate
Fonte foto: Miele in Cooperativa

Una nuova realtà associativa si sta espandendo nel mondo della apicoltura italiana, si chiama Miele in Cooperativa, e noi abbiamo intervistato il presidente Riccardo Babini per farci raccontare come è nata e dove vuole andare questo nuovo soggetto.

Riccardo Babini, quando è nata Miele in Cooperativa e chi è nel suo direttivo?
"L'associazione Miele in Cooperativa, in quanto tale, è nata recentemente. Si è costituita lo scorso 9 febbraio. L'atto costitutivo però è la naturale conseguenza di un lavoro di coordinamento, di cooperazione, tra le 25 associazioni che ne fanno parte e che lavorano insieme da oltre un anno. Siamo passati cioè da una convivenza al matrimonio. Ma il nostro stare insieme, il nostro concetto di unità della rappresentanza è ben testato. Insieme a me (Associazione romagnola apicoltori), nel direttivo ci sono Claudio Vertuan (Apicoltori lombardi), Francesco Caboni (Terrantiga), Enrico Gualdani (Associazione apicoltori province toscane), Pietro Miliffi (Associazione forlivese apicoltori), Michele Giordano (Gruppo apistico paritetico Volape), Beniamino Romildo (Naturalmiele), Paolo Spiccalunto (Arnia Onlus), Francesco Tolomei (Apituscia)".

Perché avete sentito l'esigenza di una nuova realtà? Nel mondo dell'apicoltura italiana non ne mancano, anzi...
"Potrebbe apparire un controsenso per noi che parliamo di unità della rappresentanza. Non lo è, perché non ci sentiamo un'altra sigla rappresentativa. Noi abbiamo messo in rete, a sistema, un nuovo modo di concepire la rappresentanza apistica. Libera, partecipe, consapevole, autorevole. Concetti che si trovano anche nel nostro simbolo e che da soli giustificano la nostra costituzione. Noi abbiamo l'ambizione di non sommarci all'esistente, perché siamo sostanzialmente diversi, per forma e sostanza".

Ma è una associazione o una cooperativa? Il nome lascia spazio a dubbi.
"E' un'aggregazione di secondo livello di aggregazioni apistiche di primo livello. A noi aderiscono associazioni di apicoltori, cooperative apistiche e fondazioni. Non è la forma che viene considerata tra i requisiti di ammissibilità. Ma è la manifesta volontà di condividere un percorso che mette al centro l'apicoltura italiana, o meglio l'apicoltura tre volte italiana, per api, apicoltura e ambiente".
 
Riccardo Babini, presidente Miele in Cooperativa
Riccardo Babini, presidente di Miele in Cooperativa
 
Oggi quanti sono i soci, gli alveari posseduti e la loro distribuzione sul territorio nazionale?
"Ad oggi siamo ottomila soci, 300mila alveari, nove regioni rappresentate. Tutti numeri in crescita. Abbiamo almeno altre tre realtà associative di altre due regioni, che ci stanno osservando e presto decideranno se entrare a far parte del nostro sistema. Numeri già di per sé importanti. Sono il 22% del patrimonio apistico nazionale. Ma sono numeri che assumono un significato ancora più importante se sommati a quelli del Tavolo apistico dell'Alleanza delle cooperative italiane agroalimentare, del quale il nostro gruppo è promotore e arriverei a dire socio di maggioranza. In tale ambito arriviamo a parlare del 40% degli alveari censiti in Italia".

I vostri soci sono tutti professionisti o è una realtà aperta anche a chi fa apicoltura a livello amatoriale?
"La nostra visione dell'apicoltura non si misura a peso. Per noi non è importante se allevi cinque o cinquemila alveari. Per noi è importante che rispetti le regole. Per noi è importante che condividi i nostri principi. Parafrasando Pericle, nel famoso discorso agli ateniesi: 'Qui, da noi, si fa così!'”.

Quali sono nello specifico gli obiettivi che vi ponete?
"Un obiettivo principale: dare un futuro all'apicoltura italiana. Noi siamo convinti che l'apicoltura italiana avrà un futuro nella misura in cui passeremo dal concetto diffuso di difendere le api a quello di difendere api ed apicoltori. Che l'apicoltura andrà tutelata nella sua versione sostenibile. Che il suo futuro dipenderà dalla capacità di rendere gli apicoltori italiani competitivi sul mercato globale. Che il decisore politico finalmente riconosca nei fatti, con azioni concrete, la trasversalità del settore, l'importanza delle api per il bene comune. Il nostro lavoro è finalizzato a difendere l'alveare Italia che non significa penalizzare l'apicoltura altrui, ma evidenziare le peculiarietà della nostra".

Recentemente avete lanciato anche il progetto Messaggeri del miele, di cosa si tratta?
"E' il nostro sogno attuale. Costruire una enorme, straordinaria rete di promozione, valorizzazione e tutela del miele italiano. Composta da centinaia di apicoltori che metteranno a sistema le loro storie, i loro valori, il loro presidio del territorio. Un sistema che confluirà in una sorta di metaracconto unico che, veicolato in modo coordinato e continuativo, sui vari social e con diverse forme di comunicazione digitali, dovrebbe provocare un vero e proprio terremoto digitale, sorprendendo gli algoritmi del web, consentendoci di portare il nostro messaggio nelle case di milioni di italiani. E' la nostra proposta concreta, di trasformare il classico piangerci addosso in un progetto, in una reazione. Trasformando i vincoli caratteristici del nostro settore, piccole dimensioni e polverizzazione, in una straordinaria opportunità di ubiquitarietà del messaggio".

Quale è il vostro rapporto con le istituzioni che si occupano di apicoltura a vari livelli: i ministeri, il Crea, le università, gli Izs?
"Collaborazione. Integrazione. Partecipazione. Queste sono le nostre tre parole d'ordine che intendiamo condividere con tutti gli stakeholder del mondo apistico. Partecipiamo attivamente, con spirito propositivo a tutti i tavoli ministeriali. Interloquiamo normalmente con il mondo della ricerca. Cerchiamo sempre di offrire contributi costruttivi. Non invadiamo mai i campi che non ci appartengono. Noi siamo convinti sostenitori che ognuno debba fare la sua parte, nel rispetto delle rispettive competenze. Una riflessione particolare, però, va fatta sul tema della rappresentanza europea. Grazie all'Aci agroalimentare che fa parte del Copa-Cogeca, strumento consultivo della Commissione europea molto autorevole ed ascoltato, i nostri rappresentanti partecipano ai lavori del Gruppo miele. In quel tavolo, il nostro impegno è massimo. In ambito europeo sono in discussione temi come etichettatura, tracciabilità, sostegno al settore, che saranno determinanti. Noi siamo impegnati ad orientare le scelte comunitarie in modo quanto più compatibile con la nostra visione di apicoltura.

Mi consenta di chiudere con una riflessione. Io sono stato nominato presidente di questo gruppo e quindi ne sono il rappresentante. Ma non posso e non voglio dimenticare che questo gruppo esiste grazie alla disponibilità dei vari Enrico, Ovidio, Pietro, Romildo, Francesco, Paolo, Riccardo, Antonio e di tutti gli altri, che hanno deciso di mettere al centro di questo progetto il concetto del noi abbandonando quello dell'io che tante volte, nel passato, ha frenato il rinnovamento del nostro settore".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: api interviste cooperazione apicoltura miele

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