La blockchain può contribuire alla transizione di successo del sistema alimentare verso catene di approvvigionamento più sostenibili e trasparenti, preservando l'ambiente e aumentando la resilienza della società.

 

A tal proposito il progetto TRUSTyFOOD vuole implementare le applicazioni blockchain proprio nel sistema alimentare, ampliando la conoscenza e la consapevolezza di questa tecnologia tra gli stakeholder.

 

L'obiettivo è quello di evidenziare i vantaggi e le opportunità che la blockchain può concretamente offrire agli stakeholder lungo tutta la filiera alimentare, fornendo a ciascun stakeholder mirato lo strumento più adatto per un'implementazione rapida, semplice ed efficace della tecnologia blockchain nel proprio contesto; il tutto facendo luce sull'attuale quadro parziale e frammentato delle applicazioni della blockchain nel comparto agroalimentare.

 

Finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del Programma Europeo della Ricerca Horizon Europe con Grant agreement ID: 101060534, TRUSTyFOOD ha un partenariato composto da tredici partner di sette Paesi europei e un Paese terzo, l'Egitto: Tecnoalimenti S.C.p.A. (coordinatore del progetto); Centro per la Ricerca e la Tecnologia - Grecia (CERTH) - Istituti iBO e ITI; Fraunhofer - Institut für Materialfluss und Logistik IML; Universitaet Koblenz-Landau; INOV, Instituto de Engenharia de Sistemas e Computadores Inovação; INESC ID, Instituto de Engenharia de Sistemas e Computadores: Investigação e Desenvolvimento em Lisboa; Engineering Ingegneria Informatica S.p.A.; Athena Institute - Vrije Universiteit Amsterdam; Association DIH Agrifood Croatia; Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana (Confagricoltura); North-South Consultants Exchange LLC (NSCE); Compellio SA; Organizzazione Mondiale degli Agricoltori (WFO).

 

Un primo bilancio di TRUSTyFOOD

Dopo quarantadue mesi di approfondimenti nell'ambito del progetto, il consorzio e soprattutto il suo coordinatore, Tecnoalimenti S.C.p.A., tira le somme.

 

Marianna Faraldi, membro attivo del Management Team di progetto, riporta: "Il passato è stato caratterizzato da un grande clamore intorno a questa tecnologia, che è stata promossa a diversi livelli come la panacea per risolvere tutti i problemi legati al settore agroalimentare. Ora che la tecnologia è abbastanza matura e il picco di interesse è diminuito, è rimasto solo il buono. Degli errori del passato si può fare tesoro. È oramai chiaro che la blockchain non è necessariamente una soluzione applicabile in qualunque caso e che una tracciabilità end-to-end può essere ottenuta anche attraverso metodi IT più economici e convenzionali".

 

"Chi si approccia alla blockchain - continua - intravede in questa tecnologia una garanzia in più e una risposta a dei bisogni primari che stanno emergendo sempre più forti nel settore: dal bisogno di fiducia, accountability, alla necessità di dimostrare i propri atteggiamenti di sostenibilità e di buone pratiche (ad esempio certificazioni, eccetera) e nel caso venire remunerato per questo. In assenza di evidenze immediate sul ritorno di investimento in termini economici, la maggior parte dei casi d'uso attualmente in fase di produzione ha spostato la propria attenzione su altre tipologie di valore. I progetti di successo sono quelli che articolano obiettivi chiari, allineati a benefici aziendali (ad esempio efficienza operativa), ma anche ad aspetti di interesse pubblico (ad esempio, fiducia dei consumatori, salute pubblica, inclusione sociale) e ai benefici ambientali (sostenibilità)".

 

"La blockchain ha riscosso interesse fino ad oggi principalmente in aziende medio grandi, che hanno di base una struttura aziendale forte, organizzata e hanno maggiore margine per investimenti in nuove tecnologie, lasciando escluso l'anello debole della filiera. Ma laddove la vera trasparenza non può esistere se non si parte a monte, e la possibilità di dimostrare la propria sostenibilità e adesione ai regolamenti è un vantaggio anche per i produttori primari e le piccole medie imprese, nelle sfide future è importante non lasciare indietro nessuno".

 

"I numeri sono chiari: a livello globale tutti si stanno muovendo, e si stanno muovendo a partire dagli agricoltori (filiera del caffè, delle spezie, eccetera). Ci si aspetta un picco in quattro-cinque anni davvero sorprendente: l'Unione Europea non può permettersi di perdere il treno".

 

Ma quindi, quali sono le azioni da mettere in atto nel breve termine?

 

"Innanzitutto - spiega Marianna Faraldi - è necessario partire dal concetto chiave che oltre il 97% delle aziende agricole europee e il 99,1% delle aziende alimentari sono piccole o medie imprese. Vero che spesso sono poi le strutture medio grandi a governare il mercato, ma non si può escludere dal gioco la stragrande maggioranza degli attori di questo settore. È fondamentale quindi attenzionare in primis il mondo agricolo e dei piccoli produttori, sostenerli in questa ampia transizione verso la digitalizzazione con fondi pubblici che vengano propriamente usati in maniera più massiva per:

  • garantire le basi, investendo in infrastrutture, banda larga, connessioni internet stabili, digital literacy;
  • garantire il giusto supporto esterno (EDIHs, organizzazioni degli agricoltori, cooperative, Organizzazioni di Produttori). In questo senso, convocare questi rappresentanti di categoria in varie fasi decisionali e di sviluppo tecnico e regolamentatorio;
  • fornire supporto economico per testare la tecnologia nel proprio caso d'uso - partire in piccolo per poi - in maniera modulare - progredire. Ha senso in questo caso testare solo la tecnologia blockchain? No, è provato che la blockchain è solo una delle tecnologie. Anzi, va testata necessariamente con altre tecnologie abilitanti (Iot, cloud computing, eccetera);
  • in parallelo lavorare per: armonizzare la normativa, perché ad esempio non ci siano perplessità sul fronte Gdpr, perché gli smart contracts siano riconosciuti legalmente validi, perché gli utilizzi sperati (per esempio ai fini di certificazione, audit, dimostrazione della sostenibilità, eccetera) riconoscano la blockchain come uno dei mezzi 'suggeriti'. Il tutto, senza però incrementare le incombenze a carico degli utenti finali; garantire interoperabilità tra le soluzioni adottate lungo la filiera nonché standard comuni; sensibilizzare a tutti i livelli sull'importanza della tracciabilità, della trasparenza, della sostenibilità (lungo la filiera sino al consumatore, perché sia questo ultimo a spingere fortemente in questa direzione)".

 

"La sfida - conclude - non è semplice, il settore, sebbene sia uno dei più importanti a livello europeo, è restìo al cambiamento, ma i decisori politici possono svolgere un ruolo importante per renderlo competitivo e resiliente".