Più valore a sottoprodotti e scarti fibrosi con Bioeconomia a km 0

Le innovazioni della misura 16 del Psr

innovazioni-psr-foto.jpg

La prova è stata svolta su erba medica con trebbie umide di birra
Fonte foto: Agronotizie

I sottoprodotti e gli scarti fibrosi possono acquistare valore nell'azienda agricola per alimentare i ruminanti in maniera efficiente ed economicamente sostenibile o come fonte energetica: a questa idea ha lavorato il Crpa assieme ai partner del Go Bioeconomia a km 0.

Il progetto ha avuto lo scopo di mettere a punto una metodologia per individuare la combinazione ottimale dei diversi fattori utilizzabili per conservare sottoprodotti o foraggi freschi che non possono essere pre-appassiti o essiccati. Le prove di insilamento in minisilos hanno verificato come l'incremento della sostanza secca della massa da insilare con l’'ggiunta di bietole essiccate in pellet e/o farinaccio di frumento possa migliorare i processi fermentativi e la qualità dell'insilato.

La prova è stata svolta su erba medica con trebbie umide di birra. Inoltre, sono stati aggiunti diversi livelli di saccarosio per favorire la fermentazione. Il prodotto ottenuto con l'erba medica è stato "fatto assaggiare" a bovine dell'azienda partner del progetto, con un riscontro di palabilità ottimale. La prova condotta in modo analogo con l'impiego di trebbie umide di birra ha ottenuto anche in questo caso un prodotto finale molto appetito dalle bovine, con un aumento di ingestione di circa il 5-10% giornaliero. Essendo l'azienda Ferrari produttrice di latte per la produzione di Grana Padano, le prove di somministrazione hanno interessato solo capi da rimonta, per rispettare il disciplinare di produzione del formaggio Dop.

Le prove sono state poi realizzate in trincea in scala reale, dimostrando che questo approccio circolare all'utilizzo di sottoprodotti e scarti di lavorazione può portare a una effettiva riduzione dei costi di produzione, in particolare dell'alimentazione, a cui si aggiungono risparmi energetici qualora si avviino gli insilati ricavati da foraggi e sottoprodotti in eccesso alla digestione anaerobica.

Infatti, per quanto riguarda l'utilizzo dei sottoprodotti per produrre metano, sono stati effettuati diversi test di biometanazione con strumentazione di laboratorio messa a punto dal Crpa della durata di 27 giorni con diverse matrici (con differenti trattamenti). La prova condotta con erba medica ha avuto una resa media in metano di 311 Nm3/t s.v.; i solidi totali sono risultati in media del 26,9% e le ceneri dell'8,7% della sostanza secca. Con una produzione di biomassa secca per l'erba medica dell'ultimo ricaccio autunnale di 2 tonnellate/ettaro circa di metano, si può raggiungere una produzione pari al 10% (620 Nm3/ettaro) rispetto a quella ottenibile da un insilato di mais standard (circa 6.000 Nm3/ettaro).

Infine è stata studiata la sostenibilità ambientale associata alla produzione di latte per Grana Padano dell'azienda partner del progetto, intesa come impronta carbonica, che è risultata di 0,91 kg CO2 eq/chilogrammi di latte prodotto. In pratica si può dedurre che un'oculata gestione, l'impiego di sottoprodotti e la produzione di energia rinnovabile forniscono performance ambientali paragonabili a quelle delle aziende da latte più efficienti del Centro Europa.

Maggiori informazioni in questo sito.
Contatto per informazioni: a.dalpra@crpa.it

Tabella: Bioeconomia km 0
Clicca sull'immagine per ingrandirla
 
Le innovazioni della misura 16 del Psr
Piccoli progetti che cambiano dal basso l'agricoltura italiana

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 239.554 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner