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Crolla il prezzo dei suini

Battuta d'arresto per le quotazioni, in flessione di oltre il 10% rispetto a un anno fa per i soggetti pesanti, mentre aumentano i costi di produzione. Soffre anche il mercato dei prosciutti, come evidenziano le analisi del Crefis

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Preoccupa l'aumento delle quotazioni dei suinetti, che contribuisce a ridurre la redditività degli allevamenti da ingrasso
Fonte foto: Angelo Gamberini - AgroNotizie

È stato un aprile nettamente negativo quello vissuto dalla suinicoltura italiana.
La conferma arriva dal Crefis, il centro di ricerche economiche dell'Università Cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali.

A imprimere questa svolta è la caduta dei prezzi dei suini pesanti da macello, che mediamente alla borsa merci di Modena si sono attestati a 1,484 euro/kg, ovvero il 5,7% in meno rispetto a marzo (dato congiunturale) e soprattutto il 10,7% in meno rispetto ad aprile 2017 (dato tendenziale).

Il conseguente calo dei ricavi e il parallelo aumento dei costi per l'approvvigionamento dei fattori alimentari ha gravato sulla redditività dell'allevamento suinicolo.
L'indice Crefis è infatti sceso ad aprile del 6,5% nei confronti di marzo. Ma è la variazione tendenziale, pari a -5,6%, a preoccupare maggiormente.

Da segnalare poi l'aumento della quotazione dei suini da allevamento che in aprile ha raggiunto i 3,802 euro/kg, che significa +3,3% su base congiunturale e +2,2% su base tendenziale.
 

Vantaggi per i macelli

Redditività in crescita ad aprile per l'industria della macellazione.
L'indice Crefis sale infatti del 3,6% su marzo e del 2,2% sullo stesso mese dell'anno scorso.

Oltre al calo dei costi per l'acquisto dei suini da macello, a favorire l'attività economica dei macelli italiani c'è stato il buon andamento del mercato dei lombi freschi (taglio Modena) che sulla piazza di Modena hanno quotato 3,163 euro/kg, il 2% in più rispetto a marzo.

Nel frattempo, prosegue anche – sempre ad aprile – la fase negativa di mercato delle cosce fresche pesanti.
In particolare, il taglio riservato a prosciutto Dop è sceso a 4,808 euro/kg (Cun), cioè -5,6% rispetto a marzo.
Mentre il prodotto destinato a prosciutto generico ha quotato 3,713 euro/Kg (Cun), il 2,2% in meno su marzo. Negative anche le relative variazioni tendenziali.
 

La frenata dei prosciutti

Per quanto riguarda la fase di stagionatura dei prosciutti, ad aprile c'è da registrare una battuta d'arresto.
In particolare, la redditività del Parma Dop pesante è peggiorata del 2,9% su base congiunturale e di un allarmante -19,2% su base tendenziale.
Una perfomance economica negativa dovuta al momento sfavorevole del mercato del prosciutto di Parma, i cui prezzi ad aprile sono scesi del 2,9% su marzo (arrivando a 9,900 euro/kg) e del 4,3% rispetto all'anno scorso.

Andamento simile l'hanno mostrato ad aprile i prosciutti generici, il cui indice Crefis di redditività segna -5,6% rispetto a marzo e -5% nei confronti di aprile 2017.
In questo caso hanno pesato anche i costi elevati delle cosce fresche acquistate dagli stagionatori lo scorso settembre.

In aprile, si è ampliato (+16,7%; a marzo era +13,5%) il gap di redditività tra prosciutti Dop e generici di tipologia pesante; mentre rimane negativo (-10,5%) per la tipologia leggera.

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