Suini, mercati in pausa

Tiene la redditività degli allevamenti, ma crolla quella dei macelli. Si riduce la forbice fra prosciutti Dop e generici. Lo evidenziano le analisi del Crefis

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Prezzi in flessione per i suini pesanti, ma resta alto il divario con lo scorso anno, quando le quotazioni erano di oltre il 31% più basse
Fonte foto: @ Angelo Gamberini - AgroNotizie

Leggero calo in maggio per la redditività degli allevamenti suinicoli. E' quanto emerge dalle analisi del Crefis, il Centro per le ricerche economiche dell'Università Cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali. Nei confronti di aprile la flessione è modesta, appena lo 0,4%, ma rispetto al maggio del 2016 la redditività è più elevata del 21,4%, segno della buona tenuta del settore.
 

Il mercato

D'altro canto anche il mercato segue un andamento simile: a maggio i suini pesanti da macello hanno quotato alla borsa di Modena 1,656 euro al chilogrammo; un prezzo in leggero calo (-0,3%) rispetto al mese precedente ma fortemente più alto (+31,3%) nei confronti dell'anno scorso.

Nel frattempo prosegue la corsa dei prezzi dei suinetti da allevamento, che alla Cun sono stati scambiati a 3,755 euro al chilogrammo, ovvero +1% su base congiunturale e addirittura +43,1% su base tendenziale.
 

Macelli in affanno

Sono molto negativi i dati rilevati a maggio dal Crefis per la fase di macellazione.
L'indice di redditività è pesantemente peggiorato rispetto ad aprile (-6,4%) e crollato nei confronti del maggio 2016 (-24,5%); un dato, quest'ultimo, che va letto alla luce del parallelo forte incremento tendenziale dei prezzi dei suini pesanti.

Ma a gravare sui conti dei macelli c'è anche l'andamento molto sfavorevole del prezzo dei lombi taglio Modena che a maggio è nuovamente sceso: -19,3% rispetto ad aprile e -26,3% rispetto al 2016.
Le fortissime e anomale oscillazioni del prezzo dei lombi in questi mesi sono la principale causa delle variazioni dell'indicatore di redditività.

Per il resto, sempre a maggio, i prezzi delle cosce fresche pesanti per crudo tipico sono rimasti stabili, confermando valori pari a 5,200 euro/chilogrammo, con variazione tendenziale molto positiva: +20% (Cun).
In discesa invece i prezzi delle cosce fresche pesanti destinate a produzioni non tipiche: 4,005 euro/chilogrammo che si traduce in -3,8% rispetto ad aprile ma +14,7% nei confronti dell'anno scorso.
 

I prosciutti perdono terreno

Nell'ambito della stagionatura dei prosciutti, a maggio e dopo diversi mesi, torna a calare il differenziale tra la redditività delle produzioni Dop e delle produzioni generiche.
Un gap che rimane comunque molto forte (+37%) a favore dei prosciutti pesanti a Denominazione d'origine protetta.

Più nel dettaglio, a maggio e su base congiunturale la redditività della stagionatura dei prosciutti pesanti è leggermente calata: -0,6% per i Parma Dop e -0,3% per i generici.
Mentre su base tendenziale, e parlando sempre di cosce stagionate pesanti, è positivo il dato della redditività del Prosciutto di Parma (+4,7%) e negativo quello dei prosciutti non tipici (-2,4%).

Completiamo il quadro con uno sguardo ai mercati dello stagionato, che vedono il "Parma" pesante quotare 10,350 euro al chilogrammo; un prezzo stabile rispetto ad aprile ma del 16% più elevato nei confronti dell'anno scorso.

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