Aethina tumida, il piccolo coleottero che distrugge gli alveari

Arrivato tre anni fa in Italia, il nuovo parassita delle api è al momento confinato in Calabria, nella zona di protezione. Non è stato rilevato in Sicilia dal novembre 2014

Matteo Giusti di Matteo Giusti

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Veduta dorsale e ventrale di un esemplare adulto di Aethina tumida
Fonte foto: Wikipedia - James D. Ellis, University of Florida / © Bugwood.org

Si chiama Aethina tumida, è un piccolo coleottero scuro, lungo da 5 a 7 millimetri, che parassita gli alveari distruggendo la cera dei favi, facendo fermentare il miele e portando alla distruzione totale della colonia di api potenzialmente anche in sole quattro settimane.

E questo l'identikit poco rassicurante del nuovo parassita delle api mellifere arrivato in Calabria nel 2014, causando un cataclisma nell'apicoltura italiana.

Aethina tumida è un insetto originario del Sud Africa e endemico in tutta la zona subsahariana, dove convive, senza causare particolare danni, con le sottospecie africane di Apis mellifera con cui si è coevoluto.

I danni, e anche gravi, invece li provoca sulle sottospecie europee di Apis mellifera, quelle usate in tutto il mondo nell'apicoltura moderna, perché più adatte all'allevamento zootecnico da reddito.

Le api europee infatti non sono in grado di controllare autonomamente il coleottero che quindi entra nell'alveare, si ciba di miele, uova, larve e polline e vi depone le uova. Dalle uova nasceranno le larve che sono le principali responsabili dei danni, in quanto scavano gallerie nei favi distruggendoli e portano a morte la colonia. Inoltre, gli escrementi sia degli adulti che delle larve provocano la fermentazione del miele che non è più commestibile né per l'uomo né per le api.

La prima segnalazione ufficiale fuori dal suo areale naturale di diffusione è stata in Florida nel 1998, anche se era già stato segnalato in South Carolina nel 1996, seguita da altri rilevamenti in Egitto, nel 2000, e in Canada e in Australia nel 2002.
Solo nel primo anno di diffusione, i danni economici negli Stati Uniti sono stati di circa 3 milioni di dollari, in Australia di oltre 7 milioni, con la perdita di un terzo degli alveari negli stati meridionali del paese.

La diffusione del coleottero è poi proseguita a livello mondiale con ritrovamenti in Messico nel 2007, in El Salvador e Cuba nel 2013 e infine in Nicaragua nel 2014 e, nello stesso anno, nelle Filippine e in Italia, segnando il primo arrivo del parassita sul territorio dell'Unione Europea.
Nel 2016 la presenza di Aethina tumida è stata ufficializzata anche in Brasile.

In realtà in Europa il coleottero era già arrivato nel 2004 in Portogallo, con una partita di api regine provenienti dal Texas. Ma il servizio veterinario pubblico, grazie soprattutto alla prontezza e alla determinazione della dottoressa Maria José Valério da Silva, era riuscito a effettuare l'eradicazione. Valério da Silva aveva riconosciuto le larve del parassita durante il controllo all’importazione, prevenendone così la diffusione attraverso l’immediata distruzione degli apiari in cui erano state inserite le nuove regine. E salvando l'intero continente.

In Italia tre anni fa invece le cose sono andate diversamente. Una storia italiana delle peggiori, con molti punti ancora oscuri. La prima segnalazione, nella zona di Gioa Tauro, infatti è del settembre 2014, alla fine della stagione apistica, con esemplari adulti ritrovati in arnie esca dislocate per studi relativi a parassiti degli agrumi.

Si ritiene che il coleottero sia arrivato accidentalmente con un carico commerciale nel porto di Gioa Tauro (Rc), probabilmente dall’Africa, visto che le caratteristiche genetiche del parassita trovato in Italia sono molto simili a quelle di Aethina tumida presente in Camerun, come riportato da analisi condotte dall'Izs delle Venezie e che poi si sia diffuso nelle zone limitrofe.

Ma l'introduzione casuale con un carico commerciale generico non convince. La possibilità che il parassita sia arrivato con materiale apistico contaminato è molto più plausibile. E sembrerebbe che chi lo ha importato accidentalmente se ne sia accorto. Fino a che non è stato più possibile nasconderlo.

Certo, queste sono supposizioni, il fatto è che di queste cose ne sappiamo poco e poco continueremo a saperne.

Si sa però perfettamente quello che è successo dopo la segnalazione: la situazione è stata presa in carico con elevatissima professionalità dal centro di referenza nazionale per l'apicoltura dell'Izs delle Venezie, di concerto con le altre autorità sanitarie locali e nazionali e con molti apicoltori locali, primo tra tutti Francesco Artese, che onestamente e coraggiosamente hanno collaborato con le istituzioni anche di fronte alla distruzione dei propri alveari.

Sono partite quindi le procedure per tentare il contenimento e l'eradicazione del parassita con cinque disposizioni stabilite dal ministero della Salute in conformità anche alle procedure comunitarie.

È stato quindi disposto:
  1. Il rintraccio e controllo a destino degli apiari che hanno effettuato attività di nomadismo durante il periodo estivo in Calabria nel 2014;
  2. Il sequestro di miele, favi e qualsiasi materiale veicolo di contagio in caso di rilevamento di adulti o stadi larvali;
  3. La distruzione dell’intero apiario là dove siano segnalati esemplari del parassita e il contestuale trattamento del terreno circostante che dovrà essere arato per una profondità di almeno 20 centimetri e trattato con sostanze antilarvali.
  4. La definizione di una zona di protezione di 20 chilometri di raggio attorno al focolaio e una zona di sorveglianza di 100 chilometri di raggio, poi estesa a tutto il territorio regionale.
  5. Limitazione delle movimentazioni che costituiscono la principale via di diffusione dell’infestazione, come previsto dalle procedure dell'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare.
È partito quindi il sistema di monitoraggio e controllo, con la distruzione di centinaia di alveari e un seguito di polemiche, accuse e controaccuse che ha spaccato il mondo apistico.

Carta della zona di sorveglianza aggiornata al dicembre 2016
fonte immagine: Izs delle Venezie

E il bollettino delle segnalazioni e dello stato del parassita, stilato dal centro di referenza nazionale per l’apicoltura.

Il 7 novembre 2014 è stato confermato il primo caso di Aethina tumida in Sicilia, in provincia di Siracusa. Questo apiario era stato nella piana di Gioia Tauro da aprile ad agosto del 2014 ed era poi rientrato in Sicilia. Sottoposto a ripetuti controlli in quanto a rischio, è poi risultato infestato ed è stato distrutto.

Il 16 settembre 2015 era stata confermata la presenza di adulti e di una larva in un apiario sito in località Figurelle di San Martino nel comune di Taurianova (Rc). L’apiario era costituito da 32 sciami formati ai primi di agosto e destinati all’impollinazione del lampone. Dei 32 sciami presenti e visitati, 8 sono risultati infestati. Si è trattato della prima segnalazione di un apiario infestato nel corso del 2015. Nel comune di Taurianova (RC) erano stati in precedenza rilevati due apiari infestati da Aethina tumida rispettivamente il 13 e il 20 ottobre 2014.

La presenza del parassita è stata confermata, nella zona di protezione di 20 chilometri di raggio, fra settembre e dicembre 2015.

Il 25 luglio 2016 è stata confermata la presenza di adulti di Aethina tumida in un apiario posto nel  comune di Grimaldi in provincia di Cosenza. Successivamente, altri tre apiari dello stesso apicoltore sono risultati infestati nello stesso comune di Grimaldi e nel comune di Altilia. Un quarto apiario infestato è stato successivamente identificato nel comune di Melito. Tutti gli apiari appartenevano ad un unico apicoltore.

Gli apiari infestati si trovano a circa 100 chilometri dalla zona di protezione di Gioia Tauro istituita nel settembre del 2014 a seguito del primo ritrovamento di Aethina tumida. Il ritrovamento di Aethina tumida al di fuori della zona di protezione è stata la conseguenza di una movimentazione di apiari verso la zona di protezione stessa e il loro successivo ritorno nei comuni di origine in provincia di Cosenza.

Fra settembre e dicembre 2016, la presenza di Aethina tumida è stata nuovamente confermata nella zona di protezione di 20 chilometri di raggio, nella regione Calabria.

Dal novembre 2014, dopo la distruzione dell’unico apiario infestato, Aethina tumida non è più stata rilevata in Sicilia, nonostante l’intensa attività di sorveglianza realizzata dai servizi veterinari delle aziende sanitaria provinciali.

Uno specifico piano di sorveglianza è stato definito e realizzato nel resto d’Italia nel 2015 e nel 2016. Ad oggi Aethina tumida non è stata individuata in altre regioni italiane.

Lo stato della situazione quindi vede il coleottero ancora confinato nella zona in cui era arrivato, fatti salvo il ritrovamento in Sicilia e in provincia di Cosenza nei contesti sopra descritti.
Una situazione che comunque rimane ancora una grave minaccia, per tutto il Vecchio continente.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: api apicoltura

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