Suinicoltura, al via Very italian pig

Nasce la prima associazione che ha l'obiettivo di creare un dialogo costruttivo tra tutta la filiera, dai mangimisti ai consumatori

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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In primo piano Dario Gobbi ed in secondo piano Gianni Paladini
Fonte foto: © Matteo Bernardelli - AgroNotizie

"Il futuro della suinicoltura passa attraverso la formazione: solo così si potrà avere materia prima uniforme e rispondere alle richieste dei consumatori. E' fondamentale compiere un passo avanti, se si vuole costruire un futuro per la filiera".

Con queste parole Dario Gobbi, già presidente di As Lombardia (realtà che si occupava di acquisti congiunti per undici imprese suinicole), annuncia la nascita di Vip, acronimo che sta per "Very italian pig", una formula innovativa e, di fatto, la prima associazione che punta ad aggregare per un dialogo costruttivo tutta la filiera, dai mangimisti fino ai consumatori.

Vip si è presentata agli addetti ai lavori con una cena in cui sua maestà il prosciutto è stato degustato nelle sue diverse tipologie, da quello Dop di Parma a quello smarchiato.
"L'incontro conviviale è stato anche la tappa conclusiva del corso di formazione rivolto ai produttori - prosegue Gobbi - finalizzato ad analizzare le esigenze dell'allevamento; un percorso che è partito partendo dal prosciutto per retrocedere nel percorso produttivo fino alla singola cellula, passando dall'esame dei certificati dei macelli, grazie alla docenza del veterinario genetista Gianni Paladini".

Very italian pig è un'evoluzione di As Lombardia e si rivolge non solo agli allevatori "liberi", ma anche a quelli in soccida, ai mangimisti, agli alimentaristi e produttori di integratori, per arrivare alle organizzazioni di produttori, ai macelli, ai prosciuttai, alla distribuzione e ai consumatori.

"Oggi la suinicoltura sta attraversando un grave momento di crisi - osserva Gobbi - e solo se siamo uniti forse possiamo ancora ottenere ottimi risultati. Personalmente sono fiducioso, perché se gli allevatori sapranno individuare le strategie per ottenere un prodotto uniforme e di alta qualità, avendo noi un prosciutto unico al mondo, non potremo non avere margini positivi di redditività".

Secondo l'analisi di Crefis, il Centro di ricerca delle filiere suinicole, nel mese di giugno è proseguito un timido segnale di ripresa, con il mercato dei suini grassi da macello, che a Modena ha segnato la quotazione di 1,369 euro/chilogrammo, con un balzo dell'8,6% rispetto al mese di maggio (dato congiunturale).

Nel corso "numero zero", che ha visto la partecipazione di otto allevatori selezionati, sono stati affrontati in cinque serate argomenti teorici, pratici, tecnici, di innovazione tecnologica, di mercato interno ed internazionale.
D'altronde, afferma il fondatore di Vip, lo spunto per l'iniziativa è stato desunto dall'esperienza spagnola, che nel giro di due anni è diventato il primo produttore di suini d'Europa.

"La coscia per il prosciutto, comunque, rimane in questa fase l'elemento principe, anche se anche gli altri tagli possono trovare un'adeguata valorizzazione attraverso la salumeria Dop", afferma Gobbi.
Un biglietto da visita attraverso il quale auspica che possano presto aderire le principali Op italiane.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: suini filiera zootecnia marchi di tutela

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