Biostimolanti, testare l'efficacia per non perdere la fiducia

Ci sono grandi aspettative sull'impiego dei biostimolanti in agricoltura, ma per evitare di perdere la fiducia degli agricoltori occorre testare accuratamente i prodotti in modo da certificarne l'efficacia, come previsto dalla nuova normativa Ue

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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I biostimolanti dovranno subire rigorosi controlli per poter essere venduti
Fonte foto: Agronotizie

Quello dei biostimolanti è un settore promettente che attira gli interessi di aziende e agricoltori. Prova ne è l'acquisizione un paio di settimane fa di Valagro da parte del colosso Syngenta.
 
Eppure come tutti i settori nuovi anche quello dei biostimolanti sta attraversando un momento di fermento e confusione, che dovrebbe terminare il 16 luglio 2022, quando entrerà in vigore il Regolamento comunitario 1009/2019 che normerà tutto il comparto, comprese le prove a cui dovranno sottoporsi i prodotti (in laboratorio e in campo) per potersi fregiare del titolo di biostimolante.
 
E proprio sul ruolo della sperimentazione si è concentrato l'evento dal titolo Meeting nazionale biostimolanti 2020, organizzato dal Centro di saggio Sagea in collaborazione con Assofertilizzanti - Federchimica che si è tenuto lo scorso 16 ottobre ad Alba. Come ricordato da Lorenzo Gallo, presidente del Gruppo fertilizzanti specialistici di Federchimica-Assofertilizzanti, oggi l'agricoltura è chiamata ad una grande sfida: aumentare la produzione in un contesto di riduzione delle terre coltivabili e di cambiamenti climatici. Un incremento produttivo che deve essere sostenibile ed attuato nonostante i numerosi paletti normativi imposti dal legislatore.
 
Sul palco Davide Ferrari, presidente di Sagea Group
Sul palco Davide Ferrari, presidente di Sagea Group

In questo contesto i biostimolanti possono giocare un ruolo fondamentale in quanto prodotti che hanno come obiettivo quello di aiutare la pianta a superare gli stress abiotici, come quelli causati dai cambiamenti climatici (siccità, caldo intenso, salinità del terreno...). Oppure a gestire meglio i nutrienti, incrementando la rizosfera o rendendo disponibili elementi presenti nel suolo, e in questo senso aiutano ad evitare gli sprechi di fertilizzanti. I biostimolanti possono infine migliorare le caratteristiche del prodotto (colore, shelf life,pezzatura, etc.), dando al cliente un cibo migliore riducendo il food waste.


Aspettando il 16 luglio 2022

Ad oggi i biostimolanti sono normati dalla legislazione italiana (dlgs. 75/2010) che tuttavia presenta molte lacune, mentre il nuovo Regolamento Ue 1009/2019, entrato in vigore il 15 luglio 2019, avrà applicazione definitiva solo il 16 luglio 2022. La nuova normativa stabilirà esattamente quali effetti deve avere un biostimolante per essere definito tale e stabilirà in maniera precisa quali sono i test e le prove che devono essere condotte per poter validare un nuovo prodotto o sostanza.

Test meno rigorosi rispetto a quelli previsti per gli agrofarmaci, ma che comunque garantiranno all'agricoltore di acquistare prodotti efficaci. Come ricordato da Davide Ferrari, direttore di Sagea, il biostimolante deve produrre effetti verificabili attraverso delle prove scientifiche. E in questo contesto i centri di saggio avranno un ruolo importante nell'eseguire le prove e le analisi a supporto della registrazione.

Sagea ha un punto di vista privilegiato in quanto fa parte di quattro working group, creati all'interno del Cen (European Committee for standardization), che hanno proprio il compito di definire a livello operativo i dettagli per l'attuazione della normativa comunitaria. E uno di questi wg è dedicato proprio ai claim, alle frasi cioè che il produttore può stampare sull'etichetta. Ad esempio per poter apporre sulla confezione il claim 'contribuisce a sviluppare l'apparato radicale' l'azienda dovrà incaricare un centro di saggio o una università di testare il prodotto seguendo le linee guida concordate a livello Ue.
 

Un settore in espansione

Quello dei biostimolanti è un settore in forte espansione che vale a livello globale 2,6 miliardi di dollari ed è previsto raddoppiare entro il 2025. L'Europa detiene un 30% del business ed è tra i principali esportatori di prodotti finiti, per un valore di circa 280 milioni di euro. L'Italia è un mercato da 50 milioni di euro con una crescita del 10% annuo.

Come ricordato da Dario Frisio, professore dell'Università statale di Milano, la mancanza di una normativa omogenea a livello Ue comporta il fatto che non vi siano dati economici certi. Tuttavia andando a guardare i brevetti depositati nell'ambito dei biostimolanti si può constatare come gli Usa siano ai vertici della classifica, seguiti da Cina, Spagna e India, mentre l'Italia è all'ottavo posto.

Grazie al lavoro fatto dal Cen l'Europa si posiziona come punto di riferimento nel mondo dei biostimolanti ed è probabile che le linee guida redatte saranno applicate anche da altri paesi. D'altronde l'Europa ha tutte le carte in regola per diventare leader di questo settore. La strategia From farm to fork stimolerà l'utilizzo di questi prodotti e le risorse comunitarie messe a disposizione della ricerca, ad esempio nell'ambito di Horizon Europe, promettono di accelerare i processi di ricerca e sviluppo.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: leggi e decreti unione europea biostimolanti webinar

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