A dispetto dell'andamento dei prezzi di mercato, che hanno recuperato posizioni, il settore suinicolo non riesce a scrollarsi di dosso la crisi che lo attanaglia da tempo, erodendo la redditività degli allevamenti.
Lo mettono bene in evidenza le analisi mensili del Crefis, il Centro di ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell'Università Cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali.
Prendendo in esame la redditività dell'allevamento a ciclo chiuso, che in sintesi descrive l'andamento economico dell'intera filiera, emerge chiaramente come gli ultimi cinque mesi siano stati caratterizzati da una crisi pesante per la suinicoltura italiana: i valori dell'indice sono i più bassi dal 2015, cioè da quando è disponibile questo indicatore; non solo: da inizio 2022, la redditività risulta inferiore anche rispetto al precedente minimo storico raggiunto nel giugno 2020, nel momento peggiore della pandemia.


Il ciclo chiuso

In particolare, i prezzi delle diverse tipologie di suini non sono così bassi; le quotazioni dei suinetti da 7 Kg si sono fermate a 59,017 euro/capo, ovvero -1,4% rispetto al mese precedente; ma mantengono una variazione tendenziale (ovvero il confronto con i prezzi dello stesso periodo dello scorso anno) pari al +3,8%.
Per quanto riguarda la fase di accrescimento, il prezzo dei suini da 30 kg è salito a 3,335 euro/kg, che si traduce in una variazione positiva mese su mese dell'1,6%, mentre a livello tendenziale il dato resta negativo: -11%.


Sempre a maggio la fase successiva di ingrasso fa registrare una diminuzione dei prezzi dei suini da macello pesanti destinati al circuito tutelato: la quotazione scende a 1,606 euro/kg, con un calo del 5,3% rispetto al mese precedente; la variazione tendenziale però rimane positiva con un valore superiore al 14%.

Ma la redditività è in crisi a causa dei prezzi delle materie prime per l'alimentazione. 
In maggio la redditività della fase di svezzamento è ulteriormente diminuita, sia in termini congiunturali (-4,3%) che tendenziali (-12,1%).

Grazie all'aumento dei prezzi dei capi da 40 Kg, la redditività della fase di accrescimento è salita a livello congiunturale del 2%, anche se resta comunque a livelli decisamente più bassi rispetto a quelli degli ultimi due anni; la variazione tendenziale è pari a -22,9%.

 

Sempre nel mese di maggio si registra una diminuzione della redditività per la fase di ingrasso che vede scendere sia il dato congiunturale (-11,1%) che quello tendenziale (-10,9%).
Concludendo con uno sguardo alla redditività dell'allevamento a ciclo chiuso a maggio possiamo notare un indice Crefis in discesa, sia mese su mese (-9%) che anno su anno (-13,7%).


La macellazione

Il mercato di tagli di carne mostra, a maggio, una situazione molto differenziata, con i prezzi delle cosce fresche pesanti destinate a produzioni tipiche sostanzialmente stabili a 5,280 euro/kg (+0,1% rispetto al mese precedente); decisamente positivo il confronto con le quotazioni del 2021: +30,6%.
Per ciò che concerne gli altri tagli di carne, invece, si registrano cali sostanziali: il prezzo del lombo taglio Padova mostra, sempre a maggio, una variazione congiunturale del -23,2% a fronte di una quotazione che ha raggiunto i 3,650 euro/kg; mentre il prezzo del lombo taglio Bologna è diminuito, mese su mese, del 20,6% arrivando a quotare 3,325 euro/kg.
Le variazioni tendenziali restano comunque positive per entrambi i prodotti: +8,1% e +7,3%.
L'indice Crefis di redditività del comparto della macellazione anche a maggio continua a calare a livello congiunturale (-2,5%), pur rimanendo appena al di sopra del dato registrato nello stesso mede dello scorso anno (+2,1%).


La stagionatura

Sul mercato del Prosciutto di Parma stagionato, a maggio, si registrano quotazioni ancora in crescita.
Il “Parma” nella tipologia pesante ha raggiunto una quotazione media mensile di 10,025 euro/kg, con un aumento dell'1,1% rispetto al mese precedente.
Pure la variazione tendenziale è positiva e pari a +26,9%.
Favorevole anche il quadro che riguarda i prosciutti generici che, sempre nel periodo preso in esame e per la tipologia pesante, hanno raggiunto una quotazione di 6,825 euro/kg, con una variazione congiunturale del +1,4% e un dato tendenziale pari a + 10,5%. 

 

Sul fronte della redditività, per il prodotto Dop ha giocato negativamente l'aumento del prezzo delle cosce fresche avvenuto a inizio stagionatura che comincia a mostrare effetti: ciò ha comportato un calo dell'indice Crefis a livello congiunturale, seppur minimo (-0,3%); il dato tendenziale resta ancora leggermente positivo (+2,3%).
Situazione contraria per il prodotto non tutelato: la redditività a livello congiunturale risulta, a maggio, ancora in crescita con l'indice Crefis a +1,1% mentre il dato tendenziale è negativo e pari a -12,3%.
Il differenziale di redditività tra le produzioni Dop e quelle non tipiche, pur riducendosi, resta largamente a favore delle prime: +67,4% per i prosciutti leggeri e +48,6% per i pesanti.

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I valori di redditività degli allevamenti a ciclo chiuso sono i più bassi degli ultimi sette anni e l'uscita dal tunnel appare ancora distante Fonte foto: Petra Bosse