Se al piano carni manca il dialogo

Dopo quello di Unicarve ecco un analogo progetto di Uniceb e Confagricoltura per il settore bovino. Ma ognuno si muove per la propria strada

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 6 anni fa

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Una sinergia fra le diverse organizzazioni degli allevatori potrebbe imprimere ai progetti maggior forza propositiva
Fonte foto: @ Angelo Gamberini - AgroNotizie

E' di pochi giorni fa la notizia diffusa da Unicarve e Italia Zootecnica sulla proposta, ormai in fase di avvio, di un accordo di filiera per valorizzare la carne bovina “made in Italy”. Un progetto che si muove nel solco del “piano carni” che il Mipaaf da tempo ha nel cassetto e che si spera possa tradursi in realtà. Di tutte queste iniziative Agronotizie si è occupata già nelle scorse settimane, ricordando che pur trattandosi di programmi di valenza nazionale, la loro “anima” è in Veneto, regione di forti tradizioni nella produzione della carne bovina.
Dal Veneto, all'indomani del lancio dei programmi di Unicarve, ecco arrivare altre proposte tese a valorizzare le carni bovine. E' a Padova infatti che il 24 settembre Uniceb (l'associazione degli importatori di carni e bestiame) e Confagricoltura firmano insieme un'intesa il cui obiettivo è l'agevolazione dei commerci di carni bovine. Un progetto, informano le due organizzazioni, che punta all'integrazione fra i diversi attori della filiera bovina. Punti cardine saranno l'aggregazione degli allevatori, definizione di standard produttivi di qualità capaci di “conferire caratteristiche commercialmente spendibili verso la distribuzione o per i mercati esteri.” Il tutto favorendo la stipula di contratti di fornitura fra allevatore e macellatore, costituzione di un osservatorio prezzi, utilizzo di un mercato telematico di riferimento e molto altro ancora per concludere con la “ricerca ed innovazione del settore per mantenere e sviluppare la produzione nazionale (linea vacca-vitello italiane).

Insieme? No!
A prima vista, seppure non se ne faccia cenno, sembra quasi che queste iniziative targate Confagricoltura e Uniceb, si muovano insieme, o perlomeno in accordo con gli analoghi progetti di Unicarve. Un “sospetto” favorito dai molti punti in comune di questi progetti, non ultimo la sede dove l'accordo è stato siglato, Padova. Che Uniceb, che ha fra i suoi associati gli importatori di bestiame, potesse “sposare” un progetto di carni “made in Italy” come quello pensato da Unicarve appariva però inconsueto persino ad un osservatore disattento. Ogni dubbio è stato presto fugato dalle precisazioni di Unicarve e del suo presidente, Fabiano Barbisan che si è affrettato a dichiarare che “il nostro accordo non è inserito negli accordi di programma elaborati da Uniceb e Confagricoltura, poiché non ne siamo a conoscenza.”

Un invito, parlatevi
E' un peccato che le poche energie di un settore importante ma debole come quello delle carni bovine venga disperso su progetti assai simili, pur nella loro differenza. E' comprensibile che ci siano interessi diversi fra i proponenti, a volte persino contrapposizioni. Ma a leggere le rispettive dichiarazioni sono assai più i punti di contatto che quelli di divisione. Perché allora non lavorare insieme, piuttosto che ognuno per la propria strada? Continuando così si comprende perché di un piano carni bovine se ne parli da anni, senza arrivare ad una conclusione. Allora un invito, provate a parlarvi e a lavorare insieme. I risultati potrebbero essere migliori di quelli ottenuti sino ad oggi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento carne bovini made in italy politica agricola

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