Costi alti e prezzi bassi penalizzano i suinicoltori

Le analisi trimestrali del Crefis evidenziano le difficoltà del settore. Preoccupa il calo dei consumi

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 7 anni fa

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Gli allevamenti di suini sono da tempo alle prese con un mercato avaro di soddisfazioni
Fonte foto: cris valencia

Va meglio la suinicoltura italiana, anzi va peggio. La contraddizione è solo apparente. Se si guarda ai risultati di giugno rispetto al mese precedente, si è di fronte a un sensibile miglioramento della redditività degli allevamenti, cresciuta di ben l'8,1%. Ma se l'analisi si sposta al confronto fra il primo e il secondo trimestre dell'anno le cose vanno diversamente. Da aprile a giugno, infatti, gli allevamenti hanno perso il 6,1% di redditività.

Sono questi alcuni degli elementi che si possono desumere dal rapporto trimestrale del Crefis , il Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole diretto da Gabriele Canali, dell'Università Cattolica di Piacenza. A far scendere l'indice di redditività (un parametro messo a punto dallo stesso Crefis sulla base di numerose variabili) è l'impennata dei mercati delle materie prime e in particolare della soia, solo in parte compensata dalla flessione registrata dal mais. A peggiorare le cose si è aggiunta la contrazione dei listini del suino pesante in aprile e in maggio. Il rialzo registrato in giugno non è stato sufficiente ad equilibrare la situazione. E comunque i prezzi del suino pesante continuano a mantenersi più bassi (-1,6% sul mercato di Modena) rispetto ad un anno fa. Non va meglio nemmeno per i suini leggeri, con quotazioni in calo sia rispetto ai tre mesi precedenti (-2,8%), sia rispetto ad un anno fa. Controtendenza per i suini da allevamento di 30 kg. I prezzi hanno sfiorato i 3 euro per kg facendo segnare un + 4,2% in confronto al primo trimestre 2012. Rispetto ad un anno fa gli aumenti superano il 20%. Ma già in questi giorni il mercato ha interrotto questa tendenza al rialzo.

 

Cosce e prosciutti

Spostando l'attenzione dall'allevamento alla trasformazione, il rapporto del Crefis evidenzia la netta discesa nel secondo trimestre delle quotazioni delle cosce fresche destinate al circuito dei Dop, con un calo del 6,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Anche il confronto con l'anno precedente evidenzia una riduzione del 3,3%. Per un paese forte importatore come l'Italia è poi importante analizzare la situazione dei mercati internazionali, per i quali il rapporto Crefis mette in luce la crescita delle quotazioni dei suini leggeri nei principali paesi nostri fornitori. In tema di importazioni si ha un leggero miglioramento del saldo commerciale (-234 milioni di euro, 39 in meno rispetto al trimestre precedente) e come sempre sono le cosce, destinate a diventare prosciutti, a rappresentare il maggior valore negativo (-237 milioni di euro). Saldo positivo invece di 200 milioni di euro per l'insieme delle carni trasformate. E va segnalata a questo proposito la tendenza all'aumento dei valori medi unitari delle nostre esportazioni.

 

Consumi in calo

Segnali positivi per l'export, ma negativi per i consumi interni, che fanno registrare un calo degli acquisti di prodotti Dop e Igp. Una flessione che arriva dopo sei anni, dal 2006 al 2011, di continua crescita. Un segnale preoccupante per la nostra suinicoltura, in gran parte imperniata sulla produzione del suino pesante, primo anello della catena che porta alla nascita dei grandi Dop della nostra tradizione salumiera.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento prodotti tipici carne import/export prezzi mercati suini mangimi insaccati e salumi

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