Gli allevatori francesi avevano chiesto 29 centesimi di euro per il loro latte. Si dovranno accontentare di un centesimo in meno. I rappresentanti degli allevatori francesi e le industrie del settore hanno infatti raggiunto un accordo che fissa a 28 centesimi il litro il prezzo del latte. Per far “digerire” l’accordo (criticato da molti), il ministro francese all’Agricoltura, Michel Barnier, ha dovuto fare in cambio molte promesse. Anzitutto la riduzione degli oneri sociali e finanziari a carico degli allevatori e poi il rafforzamento delle misure di sostegno già decise per la modernizzazione delle stalle. L’accordo ha messo fine alle proteste di piazza, che invece sono continuate in Italia con il presidio degli allevatori al valico del Frejus dove gli allevatori sono andati per verificare “le schifezze che importiamo”, come recitava qualche cartello esposto dai manifestanti. Per il latte italiano, dunque, le possibilità di un accordo sono ancora distanti. Quanto deciso in Francia non aiuta, anzi. Le industrie lattiero casearie italiane che già premevano per fissare a 28 centesimi il prezzo del latte hanno ora un argomento in più da far valere al tavolo delle trattative. Ma per gli allevatori italiani produrre ai costi dei loro colleghi francesi è praticamente impossibile. Mancano a noi i pascoli, le dimensioni aziendali, l’organizzazione che invece possono vantare i “cugini” d’Oltralpe.

 

Latte, problema europeo

La partita è quindi ancora aperta e non solo in Italia. Perché il prezzo del latte è un problema che coinvolge molti altri Paesi della Ue. Tanto che il Cancelliere tedesco Angela Merkel intende portare la discussione su questo argomento ai massimi livelli, sino al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno a Bruxelles. Iniziativa prontamente caldeggiata dal nostro ministro all’Agricoltura, Luca Zaia, che in proposito ha ricordato la proposta avanzata nei confronti del Commissario Ue, Mariann Fischer Boel, di portare la questione latte al vertice europeo.

 

Intervengono le Regioni

Anche le Regioni si sono mosse per trovare una via di uscita al problema prezzo del latte. Dall’Emilia Romagna arriva la proposta lanciata dall’assessore Tiberio Rabboni di sostenere il prezzo del latte utilizzando una parte di fondi che la Ue ha destinato all’Italia attraverso l’articolo 68 del Regolamento Ue 73/2009 e che complessivamente dispone di 147 milioni di euro destinabili fra l’altro al miglioramento della qualità e del benessere animale. Della proposta si discuterà alla prossima commissione agricola della Conferenza Stato-Regioni. In quella sede si potrà verificare se la proposta che arriva dall’Emilia Romagna ha possibilità di essere tradotta in realtà. Si parla di 2 centesimi al litro per il latte alimentare di qualità e per quello destinato ad essere trasformato in formaggi Dop. Due centesimi sembrano poca cosa, ma sono quelli che possono fare la differenza. Per rendersene conto bastano pochi numeri. In Italia la produzione di latte ammonta a 11 milioni di tonnellate, e due centesimi in più significano oltre 200 milioni di euro. Se i conti li facciamo su una piccola stalla anche di sole 50 vacche, la differenza può arrivare a 10mila euro. Magari quanto basta per evitare la chiusura dell'allevamento.