Frumento duro e pomodoro, all'opera due centri di eccellenza

I due laboratori di genomica si trovano a Foggia e a Portici e sono gli unici attualmente presenti nel Meridione d'Italia

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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AgroGen e GenoPom, presentati a Roma i risultati dell'attività dei laboratori di genomica

Il panorama varietale del frumento duro e del pomodoro potrà presto contare su nuove cultivar selezionate in Italia e caratterizzate da resistenze alle più diffuse malattie, elevata produttività e alti livelli qualitativi.
E' questo uno dei primi concreti risultati messi a disposizione del mondo agricolo e delle due filiere interessate dall'attività dei laboratori pubblico-privati di genomica AgroGen (frumento duro) e GenoPom (pomodoro) i cui risultati sono stati presentati a Roma nella sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche in un convegno promosso e organizzato dal Cra - Centro di ricerca per la cerealicoltura di Foggia e dall'Istituto di genetica vegetale del Cnr - Sezione di Portici.

I due importanti istituti scientifici, impegnati in due comparti rappresentativi dell'agricoltura del Mezzogiorno, ospitano ormai dal 2007 gli innovativi laboratori di genomica, attraverso i quali è possibile individuare, caratterizzare e trasferire nelle nuove varietà attraverso metodi non-ogm i geni che controllano importanti caratteri di interesse agrario. In altri termini, è oggi possibile selezionare nuove varietà integrando le metodologie di miglioramento genetico tradizionale di pieno campo con le nuove conoscenze molecolari, dando un contributo decisivo allo sviluppo dell'agricoltura italiana.
Ma non è tutto: con i due laboratori di genomica di Foggia e Portici, gli unici dell'Italia centro-meridionale, sarà anche possibile valorizzare le caratteristiche di varietà autoctone e garantire la tracciabilità dei prodotti, ponendo nel contempo il settore italiano della genetica in posizione più competitiva con altre realtà europee e d'oltreoceano.
 
"Da oggi si aprono dunque nuovi scenari - ha commentato Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca per la cerealicoltura - le due iniziative capaci di integrare enti pubblici di ricerca e società private potranno infatti promuovere l'attività sementiera privata nel sud Italia e costituire un motore di sviluppo per l'agricoltura nazionale".

 

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